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BASKET SERIE A

Galbiati, un coach in monopattino: «Scopro Cremona»

«Felice di poter ripartire in un posto molto speciale. Tra Vanoli e Nazionale non ho ancora fatto ferie»

Fabrizio Barbieri

Email:

fbarbieri@laprovinciacr.it

31 Maggio 2021 - 10:55

Galbiati, un coach in monopattino: «Scopro Cremona»

Coach Paolo Galbiati in monopattino (foto Vanoli)

CREMONA - «Verso le 22 salto sul mio monopattino elettrico e giro per un’oretta tutta la città. Sto cercando di recuperare il tempo perso, mi godo gli angoli nascosti, le piazzette, il centro ma non solo. Insomma, dopo un anno durissimo mi prendo un po’ di tempo per me, per visitare Cremona e per conoscere l’ambiente in cui vivo». Coach Paolo Galbiati della Vanoli finalmente è più tranquillo. Per lui è stata un stagione vissuta sempre a duecento all’ora. Iniziata tardi, disturbata dal Covid due volte, sempre in rincorsa.

Finalmente un po’ di pace?
«In che senso? Mica tanto per la verità. Da quando è finito il campionato sto passando dei giorni ‘orribili’ di nuovo chiuso in ufficio. Sto recuperando il tempo perso. Sto facendo passare gare di GLeague e di campionati ‘sommersi’, visiono giocatori».

Poi inizieranno le ferie finalmente?
«Spero di no, nel senso che poi ci sarà l’impegno con la Nazionale e speriamo di raggiungere i Giochi Olimpici di Tokyo. Qualche giorno di vacanza comunque spero di riuscire ad infilarlo...».

Galbiati è un tipo da mare o da montagna?
«Assolutamente da mare. Da mare dove si tocca, non sono un grande nuotatore. Vivo tutta la stagione in mezzo alle onde e quando sono in riva al mare voglio rilassarmi».

Meta preferita?
«L’Italia, tra Sardegna e Sicilia. All’estero vado per fare una vacanza più ‘culturale’ di solito».

La città dove vorrebbe vivere?
«Direi New York, ma nella sponda Brooklyn. Fuori dal caos della metropoli, ma bellissima e più tranquilla».

È già stato vaccinato?
«Fortunatamente sì, l’ho fatto nel raduno della Nazionale. Pfizer, il 24 ho la seconda dose».

Speriamo che grazie alla campagna vaccinale si possa tornare alla normalità anche nello sport.
«Di certo ci sentiamo tutti più tranquilli. Speriamo non ci siano recrudescenze o subentri qualche strana variante. Bisognerà capire ogni quanto servirà fare il richiamo, ma avere la gente sugli spalti sarebbe una vittoria. In queste sere sto guardando i playoff Nba e vedere i tifosi sorridere sembra quasi strano, ma bellissimo. Palazzetti da 30mila persone aperti per la metà, ma è già una conquista importante. Loro sono più avanti di noi con i vaccini, ma speriamo che con l’inizio del prossimo campionato tutto possa essere sotto controllo».

Come sta andando l’esperienza in Nazionale?
«Al primo raduno c’erano tanti ragazzi giovani è stato importante capire quali potrebbero essere i giocatori del futuro. Dopo i playoff arriveranno le convocazioni complete e vedremo. Per ora è stato tutto bellissimo. Il gruppo di lavoro è affiatato, ho fatto tante chiacchiere, mandato mail, osservato video. È stato un piacere, una girandola di emozioni indossare i colori azzurri».

Milano in Eurolega ha sfiorato la finale.
«Peccato, mi spiace molto per quella maledetta gara contro il Barcellona in semifinale. Mi dispiace per i tanti amici che ho ancora nell’Olimpia Milano e per un sogno che si meritavano di realizzare».

Quell’ultimo canestro di Higgins è stato più un colpo di bravura o di fortuna?
«Di bravura. Cory è un giocatore fantastico, con il cronometro nel cervello. Quelli sono tiri che sa fare. Lo conosco bene e lo seguo dai tempi del Triumf. Mi ero permesso di segnalarlo anni fa...».

La delusione in coppa rischia di compromettere anche i playoff?
«Non credo possa incidere, anzi. Forse in positivo. Milano avrà ancora più fame. Restano i grandi favoriti».

Nonostante la Virtus sembri così brillante?
«Con il massimo rispetto per Bologna credo che l’Olimpia abbia qualcosa in più».

Mentre la serie A si completerà con?
«Qua è dura. Credo che nel tabellone Oro sarà una questione tra Napoli e Scafati con i partenopei grandi favoriti. Hanno una squadra lunga, italiani forti e un Burns in più. Nel tabellone Argento una tra Torino e Verona».

La differenza la faranno gli italiani?
«Direi di sì. Gli azzurri ti aiutano molto, riescono a trasmettere i valori del nostro campionato. Noi siamo l’esempio vivente. Come noi anche Trieste, Treviso e Brindisi. Un gruppo solido di italiani può trascinare tutto il gruppo».

Ha visto Mian a Udine?
«L’ho visto e sono contentissimo per lui. Mi è piaciuto in un paio di penetrazioni ad accare il ferro, qualcosa che non faceva prima di quest’anno. Ho rivisto a Udine un po’ di lavoro che abbiamo fatto a Cremona».

È dispiaciuto che sia partito?
«Con noi si è rilanciato, ha trovato una nuova giovinezza. Io sono contento se lui sarà contento».

Sente ancora qualcuno degli americani?
«Qualche messaggio. Con qualcuno abbiamo rapporti anche ‘lavorativi’. Li ho chiamati per avere qualche informazione su eventuali giocatori a cui siamo interessati. Con tutti c’è un bel rapporto».

Dove finirà Hommes? Ha avuto richieste importanti.
«Con lui ho parlato tanto, anche durante la stagione. Gli ho spiegato che dopo il girone di andata che aveva fatto era entrato nella mappa dei big. Ha fatto il primo passo, adesso sta a lui iniziare la scalata. Deve essere bravo a fare la scelta giusta. Credo che avrà la fortuna di avere diverse prospettive e che possa prendere la strada ideale per il suo futuro. Meglio fare il cambio in Eurolega o il protagonista in Eurocup? Sono dei dubbi decisivi per la carriera. Io ci sono e spero che mi chieda un consiglio, come hanno fatto altri in passato. Dico sempre ai miei giocatori di godersi questi anni, perchè sono i più belli della loro vita».

Potrebbero però fare gli allenatori dopo...
«Fare l’allenatore fa schifo rispetto al giocatore» dice ridendo Galbiati. «Ci sono solo preoccupazioni. Quando fai il giocatore il mondo è ai tuoi piedi. Vuoi allenarti la mattina da solo? Lo puoi fare. Vuoi andare in palestra di notte? Te la aprono. Devi solo lavorare su te stesso. Da allenatore devi pensare al contrario, quindi solo agli altri».

Ha fatto un campionato clamoroso con la Vanoli. Nessuno le ha fatto una proposta?
«No. Ma la mia posizione era chiara. Tutti sapevano che avevo già firmato il rinnovo con la Vanoli. E aggiungo che qua sto benissimo e sono grato alla società per l’opportunità. Non mi aspettavo nemmeno di rinnovare così presto, con ancora la salvezza in ballo. Cremona è un posto meraviglioso, dove si può fare pallacanestro senza isterismi. Qua mi è stata data carta bianca e anche la possibilità di sbagliare. Perchè certe volte capita anche a noi coach di commettere errori...».

L’allentarsi della pandemia ha permesso di tornare alla socialità. Al di là delle fughe notturne in monopattino, sta iniziando a vivere Cremona?
«Piano piano. Mi manca mangiare fuori, ma presto lo farò. Dico ‘fuori’ perchè il mio punto di riferimento è Corrado del ristorante Franca e Luciano di Livrasco che considero un po’ come casa mia. Quando hai bisogno di fare un sorriso ti siedi lì e tutto passa per qualche ora. Con la mia ragazza ho fatto una passeggiata sul Lungopo ed è veramente bellissimo, pieno di vita. Per la verità lei correva e io la seguivo sulle due ruote... Cremona è una città tranquilla ma bellissima, le piazze sono dei gioielli. Insomma inizio a sentirmi a casa anche qua».

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