L'ANALISI
30 Marzo 2026 - 12:31
Nel romance contemporaneo, uno dei territori più delicati è quello in cui il sentimento incontra la ferita . Amore, desiderio, paura, memoria del trauma: le narrazioni che si muovono lungo questa linea cercano di raccontare che cosa accade quando la giovinezza, con la sua energia apparente, si scopre attraversata da fragilità profonde. Il college, la vita condivisa, i corpi che si cercano e insieme si temono diventano così lo scenario di un percorso di ricostruzione interiore, in cui la fiducia non arriva come un dono immediato e la salvezza assume la forma di una conquista lenta. In questo spazio narrativo si colloca “Step by Step” di Silvia Zeppieri , pubblicato dal Gruppo Albatros Il Filo , un romanzo che sceglie di raccontare la vulnerabilità emotiva e il ritorno alla vita attraverso una vicenda sentimentale costruita sul trauma , sul lutto e sulla possibilità di rimettere insieme le parti spezzate di sé . La struttura del romanzo conferma da subito questa impostazione. Il prologo è costruito come un ritorno: un uomo rientra nei luoghi del college, sente l’odore del salmastro, attraversa lo spazio in cui è stato ragazzo, si rivede riflesso nello specchio dell’atrio, riconosce quanto tempo sia passato e quanto quel tempo abbia lasciato tracce. È un’apertura efficace, perché suggerisce con chiarezza che ciò che leggeremo non è soltanto una storia d’amore giovanile, quanto il deposito emotivo di un passaggio decisivo. Il passato, in “Step by Step”, non è un archivio polveroso. È una sostanza ancora viva, un nodo che continua a chiedere senso. L’inizio vero della vicenda nasce così da una memoria che torna a imporsi, da una soglia che si riapre, da un prima che non ha mai smesso di agire nel presente. Al centro del libro Zeppieri pone l’ incontro fra Natan e Mia , due giovani che arrivano l’uno all’altra con un bagaglio già incrinato . Lui si presenta con la spavalderia fisica e la sicurezza apparente di chi sembra abitare il mondo senza paura; lei entra in scena con il corpo ritratto, gli occhi bassi, l’atteggiamento di chi prova a farsi piccola per non essere notata. Il romanzo è abile nel mostrare sin dall’inizio che quella differenza esteriore nasconde in realtà una somiglianza profonda : entrambi portano dentro un punto di frattura . Mia convive con una violenza già subita, con la memoria del contatto imposto, con la paura che trasforma il sonno in allarme e la vicinanza in minaccia; Natan vive all’ombra di una perdita familiare che gli ha lasciato addosso una colpa sorda e invasiva, un bisogno di protezione che rischia di sconfinare nell’ossessione. Da questo doppio dolore nasce la vera tensione del romanzo. L’amore, qui, non è semplice attrazione. È riconoscimento di una vulnerabilità. È un tentativo di presenza. Uno dei meriti più evidenti dell’opera sta proprio nel modo in cui affronta la ferita di Mia. Zeppieri non la riduce a un pretesto melodrammatico, né la usa come puro acceleratore di trama. La violenza lascia conseguenze che si irradiano nel quotidiano: insonnia, chiusura, paura di essere sfiorata, istinto di sottrazione, improvvise crisi del corpo prima ancora che della parola. In molte pagine il romanzo prova a restituire questa persistenza del trauma con un linguaggio diretto, senza schermature teoriche, puntando tutto sull’impatto emotivo e sulla prossimità. È una scelta che rende il libro immediatamente accessibile a un pubblico ampio e che, insieme, gli permette di afferrare una verità importante: il dolore non finisce quando l’evento è terminato, continua a vivere nei gesti più semplici, nelle stanze, nei rumori, nelle notti, nel modo in cui si guarda una porta chiusa o si misura la distanza dagli altri. Sul versante di Natan, il romanzo sceglie una strada interessante perché si sottrae al cliché del protagonista maschile chiamato soltanto a salvare. In lui Zeppieri mette in scena un altro nodo della contemporaneità: un maschile ferito che confonde spesso l’amore con la riparazione, la cura con l’espiazione, la vicinanza con il dovere di impedire ogni male. Natan soffre a causa di un grave lutto, si attribuisce responsabilità che non gli appartengono, si convince di portare sventura a chi ama, arretra proprio quando il sentimento chiederebbe coraggio e continuità. È in questo punto che “Step by Step” smette di essere soltanto una narrazione sentimentale e si avvicina a un romanzo sulla colpa . Il suo protagonista non deve imparare soltanto ad amare Mia. Deve imparare a non farsi divorare dall’idea di essere la causa di tutto ciò che va in pezzi. La scrittura di Silvia Zeppieri si muove con decisione dentro una prosa piana, rapida, a forte densità dialogica . I capitoli scorrono con fluidità, le scene cercano sempre una presa immediata, la caratterizzazione passa spesso attraverso il gesto, il battibecco, l’abbraccio, l’irruzione improvvisa della paura. Non è una lingua che ricerca il cesello o la complessità formale. È una lingua che punta a far aderire il lettore al battito emotivo dei personaggi. In questo senso il romanzo dialoga con molta narrativa new adult internazionale. Il riferimento può far pensare, per atmosfera e costruzione sentimentale, a un certo filone angloamericano del trauma-romance. Il tratto che distingue Zeppieri sta nel tentativo di saldare quel modello a una riflessione più insistita sulla guarigione come processo graduale e sulla fiducia come conquista quotidiana . “Step by Step” chiede al lettore di credere che l’intimità sia qualcosa che si impara lentamente, si cura e si custodisce. Da qui nasce anche il contatto più forte con la contemporaneità. In anni in cui il dibattito pubblico torna con sempre maggiore urgenza sui temi legati al consenso, alla violenza di genere, alla salute mentale, all'ducazione emotiva e ai modelli di relazione, il libro di Zeppieri intercetta un bisogno riconoscibile: raccontare che l’amore non coincide con l’invasione , che la presenza non coincide con il possesso, che la tenerezza può diventare una forma di ricostruzione. Il romanzo parla soprattutto a una generazione cresciuta dentro una grammatica sentimentale spesso confusa, esposta a relazioni fragili, intensissime, precarie, e per questo assetata di narrazioni in cui il desiderio non cancelli il rispetto e la vicinanza non annulli la paura dell’altro. Mia e Natan sono due personaggi collocati dentro un immaginario molto leggibile, quasi cinematografico; ciò che li rende memorabili, nel perimetro del genere, è la fatica con cui cercano di meritarsi una seconda possibilità. “Step by Step” tiene saldo il lettore dentro un percorso emotivo riconoscibile, lo porta ad attraversare la paura insieme ai personaggi, offre il conforto narrativo di una ricomposizione possibile . Il romanzo mostra una sincerità affettiva che colpisce: riesce a dirci che le persone spezzate non hanno bisogno di eroi impeccabili, bensì di qualcuno che resti, che ascolti, che sappia bussare alla porta giusta senza sfondarla . In questa idea di amore paziente e imperfetto si concentra la parte più convincente del libro. “Step by Step” non racconta la vittoria improvvisa sul dolore. Racconta il lavoro necessario per non lasciarsi definire per sempre dalla propria ferita . È qui che Silvia Zeppieri tocca una verità semplice e forte, che spiega bene anche il favore di cui questo tipo di narrativa gode presso tanti lettori: nessuno si salva in un lampo, nessuno rinasce per decreto. Si torna alla vita a piccoli passi , e a volte basta questo per fare di una storia d’amore una storia di resistenza.
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