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PENSIERI LIBERI

L’Europa un nano politico. Non può più permetterselo

Le lezioni di Draghi a Leuven e di Carney a Davos non sono semplici esercizi di retorica. Ci avvertono di un pericolo imminente: l’Occidente faccia attenzione, la libertà non è gratis

Claudio Siciliotti

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redazioneweb@laprovinciacr.it

10 Marzo 2026 - 05:20

L’Europa un nano politico. Non può più permetterselo

Esiste un filo rosso, sottile ma resistente, che lega le recenti riflessioni di Mark Carney a Davos e la lectio magistralis di Mario Draghi all’Università di Leuven. Non sono semplici esercizi di retorica economica, ma segnali che avvertono di un pericolo imminente. Entrambi i discorsi, pur con accenti diversi, tracciano la medesima diagnosi impietosa: l’era dell’Occidente a trazione unicamente statunitense è al tramonto e il vuoto di potere che ne consegue rischia di essere colmato dal caos. O, ancora peggio, dalla ferrea disciplina delle autocrazie.

La ‘strada’ indicata da Carney e Draghi è quella di un risveglio traumatico ma necessario. Per decenni, le democrazie di media dimensione – l’Europa, certo; ma anche il Canada, il Regno Unito, il Giappone – hanno vissuto a lungo sotto l’ombrello protettivo degli Stati Uniti, delegando la sicurezza e la direzione strategica a Washington.

Oggi, con un’America sempre più tentata dall’isolazionismo e lacerata da divisioni interne, e con l’asse cino-russo che sfida apertamente l’ordine mondiale, quella delega non è più sostenibile. La posta in gioco non è solo il Pil o le quote di mercato, ma la sopravvivenza di quelle che potremmo definire le caratteristiche essenziali della nostra civiltà. Nel suo discorso, Draghi ha evidenziato come la nostra prosperità si fondi su pilastri che oggi diamo per scontati, ma che sono sotto attacco.

Il primo ministro canadese Mark Carney

Il primo è la competizione, intesa come principio dinamico che deve animare sia la politica (attraverso elezioni libere e contendibili) sia l’economia (contro i monopoli di stato o le oligarchie). Il secondo è la scienza: mentre le autocrazie piegano la tecnologia al controllo sociale, per l’Occidente il metodo scientifico resta lo strumento principe per comprendere la realtà e migliorare la condizione umana, libero da dogmi ideologici. Vi è poi lo stato di diritto, l’unica vera diga contro l’arbitrio del potere: garantisce che i diritti e le libertà dell’individuo non siano concessioni del sovrano, ma prerogative inalienabili.

E infine, il cuore del sistema economico: la economia di mercato come punto di equilibrio naturale tra domanda e offerta, sostenuta dalla proprietà privata. Quest’ultima non va letta solo in chiave materialista, ma come il diritto fondamentale di ogni cittadino a migliorare la propria posizione attraverso il merito e il lavoro, senza dover dipendere dalla benevolenza del partito unico. Se gli Stati Uniti non possono o non vogliono più essere il ‘poliziotto del mondo’ e la guida morale indiscussa, chi difenderà questi valori? La risposta di Draghi e Carney punta verso una nuova forma di cooperazione internazionale.

Mario Draghi

Non un blocco monolitico agli ordini di un solo capo, ma una rete resiliente di paesi avanzati e di media dimensione. Forse è arrivato il momento di dire che serve un nuovo Patto Atlantico, meno verticale e più orizzontale. In questo scenario, l’Europa non può più permettersi di essere un gigante economico e un nano politico. Deve diventare protagonista, accettando la necessità di quello scatto in avanti invocato a Leuven: una maggiore integrazione politica, una difesa comune credibile e una politica industriale che non sia ingenua di fronte al dumping cinese o all’aggressività russa.

L’alternativa a questa presa di coscienza è la subalternità. Senza una massa critica, le singole nazioni europee o le democrazie isolate diverranno terra di conquista o satelliti passivi nello scontro tra i nuovi imperi. La Cina e la Russia offrono un modello alternativo: efficienza autoritaria, capitalismo di stato, ordine senza libertà. È un modello che purtroppo affascina molti, anche a casa nostra, anche per la sua rapidità di esecuzione.

Il messaggio che arriva da Davos e Leuven è chiaro: la libertà non è gratis e la storia non è finita. Se vogliamo che i nostri figli vivano in un mondo dove la scienza è verità e non propaganda, dove il lavoro crea proprietà e non servitù, e dove la legge è uguale per tutti, le medie potenze devono uscire dalla loro zona di comfort. È tempo di costruire un Occidente adulto, capace di difendere i propri valori non perché un alleato potente ce lo impone, ma perché riconosciamo in essi l’unica via per la dignità umana.

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