L'ANALISI
08 Marzo 2026 - 05:30
«Siamo preoccupati per i fenomeni speculativi che si stanno già verificando sul costo dei carburanti. La speculazione finanziaria sta alterando i mercati e sta mettendo sotto pressione il sistema produttivo italiano ed europeo. Chi specula in questi momenti va punito e sanzionato duramente». Ce lo ha detto Maurizio Ferraroni, presidente degli industriali cremonesi a commento delle conseguenze economiche della nuova guerra, stavolta contro l’Iran con ripercussioni sul campo anche in Libano, scatenata da Stati Uniti e Israele. Un conflitto aperto in violazione del diritto internazionale, come ha riconosciuto anche il governo italiano, già costato un prezzo di sangue altissimo. E, per quanto ci riguarda, anche l’impegno di mezzi e soldati italiani inviati a fare parte del cosiddetto ombrello di protezione su Cipro, territorio appartenente all’Unione europea, ripetutamente fatto oggetto di attacchi da razzi partiti dall’Iran. Un conflitto che si somma a quello in corso da quattro anni in Ucraina e che fa da moltiplicatore esponenziale delle già gravi difficoltà per l’economia mondiale. Gli effetti sono devastanti sotto tutti i punti di vista. Anzitutto perché cancellano gli schemi di competizione globale regolata che hanno retto da dopo l’ultima guerra mondiale fino a oggi. La nuova crisi nel Golfo riapre il dossier della vulnerabilità energetica nazionale e dell’eccessiva esposizione alle rotte del gas liquefatto. Ci si chiede quanto a lungo potrà reggere il sistema produttivo italiano a un nuovo shock dei prezzi energetici senza perdere posizioni sui mercati internazionali.
Un rincaro del 20 per cento dell’energia può costare oltre 10 miliardi l’anno alle imprese. Dieci miliardi aggiuntivi, di cui circa 6 legati al solo gas, che graveranno pesantemente sul sistema produttivo. Dopo una settimana di guerra siamo già andati oltre quella stima di aumento. Il prezzo all’ingrosso del gas naturale ha toccato quota 60 euro/MWh, quindi raddoppiato rispetto ai giorni prima dell’avvio del conflitto. Facile presumere che ogni giorno di combattimento in più sarà un ulteriore salasso per il sistema produttivo. Ma anche per le famiglie. La crisi in Medio Oriente ha impatti diretti su prezzi e listini al dettaglio in una moltitudine di comparti, dagli alimentari alle bollette energetiche, passando per trasporti e turismo e arrivando ai mutui. Per capire il reale peso della crisi in atto occorrerà attendere le prossime settimane e la risposta dei mercati ai nuovi scenari. Sta di fatto che il conto per gli italiani cresce di ora in ora. Già dopo pochi giorni di conflitto è stato calcolato un aumento di circa mille euro a famiglia. Dopo la crisi scatenata dall’invasione russa dell’Ucraina, l’Italia ha ridotto la dipendenza da Mosca rafforzando i flussi da Algeria, Stati Uniti e soprattutto Qatar, divenuto uno dei principali fornitori nel 2025 con oltre 5 miliardi di metri cubi di gas liquefatto, del quale è secondo produttore mondiale. E proprio da Doha arrivano considerazioni drammatiche. Il ministro dell’energia del Qatar Saad al-Kaabi, intervistato dal Financial Times, ha avvertito che la guerra in Medio Oriente potrebbe costringere i Paesi del Golfo Persico a interrompere le spedizioni di energia nel giro di poche settimane e a far salire drasticamente i prezzi del petrolio. «Ciò farà crollare le economie mondiali», ha affermato Saad al-Kaabi, prevedendo che se la guerra continuasse, la crescita globale ne soffrirebbe e i prezzi dell’energia salirebbero alle stelle. Il ministro ha previsto che se tutti gli esportatori di energia del Golfo interromperanno la produzione nel giro di pochi giorni, il prezzo del petrolio schizzerà a 150 dollari al barile. Saad al-Kaabi ha aggiunto che, anche se la guerra finisse immediatamente, ci vorrebbero «settimane o mesi» perché il Qatar torni a un normale ciclo di consegne dopo l’attacco di un drone iraniano al suo più grande impianto di gas naturale liquefatto. In Italia la stangata si è già sentita. Al momento, come ha confermato ieri al nostro giornale Carlo Cottarelli, i picchi di prezzo - per quanto significativi - non sono tali da porre una minaccia insostenibile alla tenuta dell’economia europea, a meno che non rimangano persistenti per molti mesi. Uno scenario, quello di una lunga guerra, però tutt’altro che da escludere, come peraltro confermano anche gli strateghi del Pentagono. L’interruzione o il rallentamento delle rotte commerciali, l’allungamento dei tempi di trasporto e le tensioni nei porti e nei corridoi marittimi mettono sotto pressione l’intero sistema e i primi segnali si sono già avvertiti: le nuove pressioni sui prezzi dell’energia e delle materie prime potrebbero riattivare una dinamica inflattiva proprio mentre famiglie e imprese stavano iniziando a respirare. In autostrada il gasolio in modalità self service ha sfondato i 2 euro al litro, salendo da 1,983 euro al litro di venerdì. Il picco di crescita è molto alto, «a livelli astronomici che non si vedevano da anni» secondo le associazioni dei consumatori. Un’impennata troppo rapida per non far nascere il sospetto che sia in atto una speculazione. Sotto la lente sono finiti gli «immediati e sensibili» adeguamenti al rialzo dei prezzi consigliati dalle principali compagnie petrolifere, che secondo il ministero delle Imprese «non risultano ancora giustificati da una reale carenza di prodotto raffinato sul mercato». Il ministro Adolfo Urso ha presieduto la Commissione di allerta rapida sui prezzi in due incontri dedicati a energia e carburanti e al possibile impatto su inflazione e carrello della spesa, in «un’operazione trasparenza», e ha annunciato che le riunioni saranno da ora con cadenza settimanale, ogni venerdì. Si è poi confrontato con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e ha concordato con lui il piano operativo di intervento della Guardia di Finanza. Giovedì la premier, Giorgia Meloni, aveva minacciato anche tasse più alte su chi specula sull’energia. In attesa di eventuali decisioni europee, l’Unione consumatori ha invitato a ridurre le accise «come il governo Draghi, senza tante chiacchiere» perché «non ci si può limitare a un semplice esercizio di monitoraggio». Se l’Europa stringe la cinghia, dall’altra parte dell’oceano non si sta meglio. Il conflitto costa agli americani centinaia di milioni al giorno, i prezzi dell’energia salgono in modo significativo anche negli States, il carrello della spesa è sempre più pesante e l’inflazione rialza la testa, Wall Street scende e i primi giorni di guerra hanno già prodotto vittime americane: il gradimento del presidente è al minimo storico. Uno scenario che potrebbe costare al presidente Donald Trump il controllo del Congresso alle prossime elezioni di mid term. Scatenare la strategia del caos (alcuni analisti Usa affermano che l’abbia fatto anche per distogliere l’attenzione dagli Epstein files sempre più imbarazzanti per la Casa Bianca) potrebbe ritorcersi contro chi l’ha voluta. Intanto a pagare il conto sono, qui da noi così come nel resto del mondo, famiglie e imprese.
Copyright La Provincia di Cremona © 2012 Tutti i diritti riservati
P.Iva 00111740197 - via delle Industrie, 2 - 26100 Cremona
Testata registrata presso il Tribunale di Cremona n. 469 - 23/02/2012
Server Provider: OVH s.r.l. Capo redattore responsabile: Paolo Gualandris