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IL FUTURO DI CREMONA

Rebecchi: "L’Università e la cultura per lo sviluppo della città"

Già presidente della Provincia ed ex commissario di Fondazione Cariplo: «L’agricoltura è una grande ricchezza, un’eccellenza insieme alla Fiera, che si sta rinnovando»

Lucilla Granata

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redazione@laprovinciacr.it

24 Febbraio 2022 - 05:15

Rebecchi: "L’Università e la cultura per lo sviluppo della città"

CREMONA - Renzo Rebecchi ha visto tante Cremona diverse nei 40 anni in cui è stato un protagonista assoluto della «governance» cittadina. Due lauree, una in Economia e una in Giurisprudenza, dal 1980 al 1985 è stato presidente della Provincia, successivamente segretario prima e direttore generale poi del Comune e poi, per altri 12 anni, commissario della Fondazione Cariplo. Questo solo per tratteggiare alcuni passaggi fondamentali della sua carriera.

Lei ha vissuto da protagonista 40 anni in cui la città ha attraversato tanti cambiamenti
«Tantissimi. Negli anni ’80 si è vissuto un periodo propizio di grande benessere. Negli anni ’90 una situazione di crisi, superata poi efficacemente da un buon rilancio. Proprio negli anni ’80, avvenne però un passaggio cruciale per la Cremona di oggi e di domani. L’iniziativa di aprire in città una sede dell’Università Cattolica. Un’iniziativa che si è sviluppata negli anni con la realizzazione di due facoltà e che ha portato, grazie alla lungimiranza del cavalier Giovanni Arvedi, ad avere addirittura un campus di grande livello. Cremona è diventata così, a tutti gli effetti, una città universitaria. Adesso siamo di fronte al trasferimento del Politecnico nell’ex caserma Manfredini, grazie sempre al cavalier Arvedi. Si rilancerà così anche a livello internazionale la nostra città».

Il Polo Universitario come chiave di volta dunque per la Cremona del futuro?
«Assolutamente sì. L’università, così come si sta sviluppando, farà uscire la nostra città da una dimensione provinciale. Non poteva bastare Musicologia, perché era ed è, un’identità specifica. Prestigiosa, ma che non porta ad uno sviluppo economico, a differenza del nuovo polo».

Altro tema centrale nel dibattito sulla Cremona del futuro è quello della rigenerazione urbana. Cosa ne pensa?
«Ai miei tempi il compianto architetto Massimo Terzi, assessore all’Urbanistica del Comune di Cremona, ebbe l’idea geniale di prospettare il recupero del parco dei monasteri. Due sono stati già recuperati. Santa Monica e un secondo nell’ex Caserma Manfredini. Ora rimangono San Benedetto, che appartiene alla Fondazione Stauffer, e il Corpus Domini di proprietà del Comune. L’ideale sarebbe che ci fosse un accordo tra le due realtà per indire un bando di idee a livello nazionale e progettare così un piano di recupero finalizzato ad iniziative nel campo dell’innovazione all’interno di questi due complessi. Sarebbe perfetto, se si considera la loro vicinanza al polo universitario. La realizzazione si dovrebbe basare su concessioni pluriennali e si dovrebbe considerare l’opportunità di aprire all’investimento privato per proseguire nel rilancio e la valorizzazione della città. Dobbiamo trovare soluzioni e garantire servizi che attraggano i giovani perché il tasso di invecchiamento a Cremona è troppo elevato».

Quale altra eccellenza va sfruttata?
«Quella dell’agricoltura. È una grande ricchezza e anche questo comparto si sta rinnovando per un miglior collocamento sul mercato considerando l’importanza della Fiera di Cremona e l’eccellenza del comparto agroalimentare. Stiamo attraversando una rivoluzione verde. Noi abbiamo un tessuto agricolo ancora prioritario, ma si è anche concretizzato uno sviluppo importante sul piano industriale. Spero inoltre, perché sarebbe importante, che la dicotomia Cremona-Crema venga superata in quanto anacronistica. Il settore agricolo e quello industriale hanno una dimensione importante a livello provinciale e dunque è necessario che ci sia la capacità di collocarsi in una posizione di collaborazione e di integrazione, non di competizione».

Resta un tasto dolente, storico e mai risolto: quello delle infrastrutture e, di conseguenza, dei collegamenti.
«Il progetto di collegare meglio su gomma Cremona a Mantova, di cui si dibatte da anni e anni, mi trova d’accordo e si dovrebbe pensare anche a migliorare quello tra Cremona e Crema, perché la ex Castelleonese è totalmente inadeguata e a tratti pericolosa. Ovviamente è strategico il raddoppio della linea ferroviaria Mantova–Cremona–Milano e il prolungamento della metropolitana milanese fino a Paullo».

E fondamentale è, e resterà, l’aspetto culturale, peculiarità della nostra città. Cosa serve per un ulteriore passo in avanti?
«Il rilancio culturale della città è imprescindibile. Bellissima la spinta della liuteria, del Museo del violino e di Cremona città d’arte. Ma un’altra carta vincente resta Monteverdi, un patrimonio al momento sottovalutato. Monteverdi è un personaggio del mondo della musica amato e apprezzato in tutta Europa e potrebbe facilmente diventare un volano per attirare fruitori dall’estero. A Cremona abbiamo un Festival Monteverdiano che non ha avuto ancora un riconoscimento adeguato. Il Festival di Ravenna, per fare un esempio, ha già un riconoscimento nazionale. Il nostro a malapena regionale. Perché? Monteverdi è considerato un genio all’interno del mondo della musica e quindi è giusto che si faccia un salto di qualità anche su questo fronte. Facciamoci conoscere in tutto il mondo attraverso questo straordinario personaggio. Bisogna che il nostro Festival venga riconosciuto a livello nazionale».

E il patrimonio artistico?
«Non è meno rilevante. È un vero scrigno quello a cui possiamo attingere. Penso al Museo Diocesano, pieno di tesori meravigliosi che devono essere valorizzati così come sono presenti tesori in tante chiese cittadine. E penso non solo alla Cattedrale e al Battistero ma per esempio al Perugino in Sant’Agostino o alla bellezza di Sant’Abbondio e di San Sigismondo. Se Cremona vuole essere attrattiva, deve riuscire a proporre un pacchetto integrato che leghi musica e scrigni d’arte».

Capitolo transizione tecnologica: qual è l’equilibrio da raggiungere per non farsi sfuggire le opportunità del cambiamento?
«La digitalizzazione è un’arma vincente se si vuole realmente trasformare Cremona in una città al passo con i tempi. Non si può rispondere alle sfide del mondo moderno se non si percorre questo passaggio fondamentale. Io sono ottimista, comunque. E credo che sapremo primeggiare anche in questo campo. E io non metterei definitivamente nel cassetto l’idea della navigabilità del fiume Po (che, invece, è stata definita «una bella illusione ormai sfumata» dal deputato Pd Luciano Pizzetti proprio nell’ambito del dibattito sul futuro della città, ndr). Nel senso che si potrebbero attuare delle migliorie nel tratto tra Cremona e il collegamento con il Fissero-Canal Bianco–Po di Levante. Potremmo così sperare di poter rilanciare anche il porto interno e un tratto del fiume che ci interessa anche dal punto di vista turistico. Da tifoso poi, concedetemi un accenno alla stagione calcistica».

Prego.
«Potrebbe essere l’anno buono per il tanto atteso ritorno nella massima serie della Cremonese. Questa è più di una battuta conclusiva, ma è bello pensare che una Cremona proiettata nello sviluppo futuro possa trovare una rinnovata visibilità anche sotto i riflettori della serie A. Alla mia amata città comunque, il più grosso in bocca al lupo per un futuro roseo. Le premesse ci sono».


(39 - continua)

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