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Acqua, nebbia e serpentoni: le leggende di animali fantastici tra pestilenze e malaria

I rumori e gli avvistamenti una sensazione di allerta che va avanti da secoli La storia di creature misteriose di quando l’Adda arrivò fino a Stagno Lombardo

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

16 Dicembre 2013 - 18:58

Acqua, nebbia e serpentoni: le leggende di animali fantastici tra pestilenze e malaria
Il fantastico mondo della nebbia, ovvero quando le fantasie e le paure hanno un alleato in più: la bianca caligine che tutto nasconde e ogni fruscio ogni rumore nella boschina o sull’acqua fa allertare i sensi. E tutto ciò ancora, nel XXI secolo, figurarsi cosa voleva dire la nebbia nel Medioevo, era ‘fantastica’, popolata da mirabilie e compagnie di elfi e folletti, ma soprattutto di draghi e serpentoni striscianti, pronti ad aggredire gli uomini. L’acqua, i fiumi, le lanche, le paludi del Po erano un habitat naturale per queste creature. Il mitico Tarantasio aveva ‘casa e bottega’ tra Crema e Pizzighettone abitava il lago Gerondo, un ‘mostro’ del quale ancora nella chiesa di San Bassiano a Pizzighettone, si conserva un osso. Non a caso il trofeo è conservato in una chiesa: il drago è sempre stato considerato dalla cultura cristiana l'emanazione stessa del demonio. Due tra i santi più famosi combattono con essi e li sconfiggono: il primo è l’arcangelo Michele che combatte con il demonio trasformato in drago e lo precipita all’Inferno, il secondo è san Giorgio che libera la principessa Sabra uccidendo il drago. Altri santi comunque hanno a che fare con animali del genere, e non è un caso: il drago ha sempre una valenza demoniaca e contro di lui combattono santa Marta, san Caino, san Cado, san Gutone. La figura del drago è collegata ai quattro elementi, all’acqua, al cielo (quelli alati) e alla terra (che abitano in caverne sotterranee). L’ultimo elemento, il fuoco, il drago lo sputa. Maè l’acqua il mondo incontrollato, che con le sue profondità o con le acque buie si presta a racconti mitici. Ed è quello che successo con Tarantasio, un mostro nato da un mix reale: il grande lago Gerondo, una palude che provocava febbri e morte, una grande migrazione di animali, tra cui i serpenti, e i ritrovamenti di ossa di immensi animali preistorici. 
Nel Cremonese, attorno al V secolo vi fu una grande alluvione i fiumi strariparono, molto probabilmente l’Adda arrivò fino a Stagno Lombardo- San Daniele per poi fluire nel Po. Tra Lodi e Cremona si formò un grande lago, il Gerondo. Una così grande massa di acqua che invade il territorio sposta uomini e bestie, e non tutti i serpenti sono acquatici, gli uomini dovettero notare e fare i conti con questa grande migrazione. Da qui alla leggenda di Tarantasio il passo è breve. La favola racconta di questo drago immane che nuotava nelle acqua del Gerondo, si nutriva soprattutto di carne umana e appena vedeva una barca vi si gettava contro fracassandola. Tutto il territorio viveva con la paura, ogni specchio d’acqua era visto con sospetto, si riteneva che il suo stesso fiato provocasse pestilenze e facesse morire le donne di febbri (è chiaro il riferimento alle febbri malariche che molto probabilmente la palude provocava). Bisognava fare qualcosa,maè ovvio che contro un drago solo un santo poteva combattere. Ed ecco che passa dalle parti del lago San Cristoforo. Il santo prosciuga il Gerondo e poi uccide Tarantasio, grandi feste a Lodi Crema e Cremona. Altre teorie, naturalmente difficili da verificare, sostengono che a uccidere Tarantsio sia stato il capostipite della famiglia Visconti e che dunque il ‘biscione’ dello stemma araldico altro non è che Tarantasio; altre storie ancora vogliono che sia stato Federico Barbarossa a prosciugare il lago e a uccidere il drago. Leggende certo, ma le cronache medievali parlano i ex voto, di offerte a San Cristoforo da parte della municipalità, in poche parole l’evento fu un evento pubblico. Alcune leggende sostengono che lo scheletro del drago fu smembrato e portato appunto nelle tre città, cronache moderne parlano di ossa e vertebre colossali conservate nelle chiese e secondo i moderni paleontologi sono appartenuti ad animali preistorici. Ipotesi sicuramente accreditate dalla scienza, ma quell’osso che pende nella sacrestia di San Bassiano fa tenerezza, anche se è appartenuto al feroce Tarantasio.
Fulvio Stumpo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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