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La «Fortuna» di Nicolò Govoni: «Io, nato dalla parte giusta»

Il romanzo dell’attivista cremonese: la sua missione con Still I Rise e il suo impegno per i bambini

La Provincia Redazione

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25 Ottobre 2021 - 08:53

La «Fortuna» di Nicolò  Govoni: «Io, nato dalla parte giusta»

Nicolò Govoni

CREMONA - «Sono nato dalla parte giusta del mondo. Questa è la mia più grande Fortuna. Scrivo per condividerla con i più vulnerabili». «Fortuna» è il titolo del nuovo libro (edito da Rizzoli) di Nicolò Govoni, cremonese, Ceo di Still I Rise, la onlus impegnata a sostenere la formazione di bambini profughi con scuole aperte nell’isola di Samos in Grecia, in Siria, Turchia e Kenya. Nicolò Govoni, ex studente del liceo Manin, quest’anno riceverà il Torrone d’Oro proprio per il suo impegno umanitario a difesa dei più piccoli.

«Sono nato in Italia, maschio, bianco e di ceto medio, il ritratto del privilegio. Ho avuto la Fortuna di crescere con i nonni, di andare a letto con la pancia sempre piena, di giocare con gli amici, di sospirare per la ragazza sbagliata, di andare a scuola. 260 milioni di bambini nel mondo questa Fortuna non l’hanno avuta». 

Sono nato in Italia, maschio, bianco e di ceto medio, il ritratto del privilegio

Ed è ricordando la sua infanzia che Govoni trova l’appiglio per una riflessione che partendo dal suo libro abbraccia passato e futuro, missione e obiettivi, le differenza tra una parte e l’altra del mondo.

PRIVILEGI E INFANZIA. «La mia infanzia profumava di biscotti, di pesche e di tramonti estivi, mai di bombe o di carne bruciata, o del muto terrore di una madre che nasconde i figli ai fucili. Ero un bambino felice e solitario e poi un adolescente ribelle, ed ero libero, libero di amare e farmi spezzare il cuore, di sbagliare e imparare dai miei errori. Non ho mai dovuto imbracciare armi per proteggere la mia famiglia, uccidere i miei fratelli in nome di una guerra che neanche capivo. 400 milioni di bambini nel mondo questa Fortuna non l’hanno avuta».

Parla di «privilegio», Govoni, «quando sono finito a fare volontariato in un piccolo orfanotrofio indiano, pur non essendo formato, qualificato o abilitato a fare questo lavoro», ma poco gli importava, perché lui era nato «dalla parte ‘giusta’ del mondo e per questo ogni porta mi era spalancata».

Congo

La Fortuna di incontrare «quei venti bambini, e loro hanno cambiato la mia vita per sempre». L’iscrizione all’università «per qualificarmi e supportare davvero quei bambini». Con la promessa di «usare la mia Fortuna di ragazzo occidentale per prendermi cura di loro. Non ho salvato nessuno, ho fatto solo la mia parte per condividere un privilegio immeritato e, facendolo, ho combattuto almeno un poco questo sistema disumano».

Si è dato da fare, Govoni. Ha scritto, raccolto fondi, creato connessioni. «L’orfanotrofio si è emancipato dal sistema dei volontaristi. Non è stato grazie a me, ma insieme a me. Nessuno è davvero libero finché non lo saremo tutti quanti».

È così che è nata Still I Rise. «Da una semplice domanda: ‘E se invece, questa Fortuna non l’avessi avuta?’». L’inizio a Samos, in Grecia, con una Scuola di Emergenza. «Abbiamo iniziato con duecento bambini provenienti da Siria, Afghanistan, Iraq, Palestina, Kurdistan, Iran, Algeria e Congo per offrire loro istruzione, protezione, ma soprattutto un briciolo di umanità. Abbiamo fondato Still I Rise per condividere la nostra Fortuna con chi, di Fortuna, non ne ha mai avuta. E ha funzionato — racconta Govoni —. Tre anni dopo, abbiamo scuole di riabilitazione e scuole internazionali tra Grecia, Turchia, Siria e Kenya».
E no, in fondo non è solo questione di Fortuna.

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