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Govoni: "Torno dal Congo e non guarderò mai più il mondo nello stesso modo"

Il volontario cremonese della ong Still I Rise, lascia il Paese centrafricano. La denuncia contro le multinazionali

La Provincia Redazione

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05 Luglio 2021 - 09:42

Govoni: "Torno dal Congo e non guarderò mai più il mondo nello stesso modo"

Nicolò Govoni, 27enne cremonese guida della Ong Still I Rise

CREMONA - Prima era giunto il grido d'allarme - "Il mondo se ne frega dei bambini della Repubblica Democratica del Congo, considerata uno dei dieci Paesi più pericolosi al mondo" - ed ora arriva la resa, amara, pur con la consapevolezza di aver messo in atto un progetto di grande successo con la ong Still I Rise. Sono parole che non possono non scuotere le coscienze, quelle che il volontario cremonese Nicolò Govoni ha scritto sul suo profilo Instagram e che riportiamo integralmente.

"Lascio il Congo e porto dentro di me un’angoscia rara. Non voglio sembrare drammatico e non voglio mettere me stesso al centro della storia, ma per me - sottolinea Nicolò - scrivere significa liberare le emozioni, e oggi ne ho davvero bisogno. Lascio il Congo e mi sento profondamente, indicibilmente atterrito. Il problema non è la Missione, quella è stata un grande successo. Abbiamo individuato la località adatta al nostro progetto, dove siamo certi di offrire un servizio essenziale per i minori più vulnerabili. Abbiamo anche trovato dei partner di valore tra gli operatori e gli esperti locali, che sapranno guidarci durante l’allestimento della Scuola. E ci siamo fatti dei buoni amici, persone che non vediamo l’ora di rincontrare. Quindi no, non è la Missione il problema. Il problema sono io. Il gelo che ho provato vedendo per la prima volta un bambino costretto a spaccare pietre sotto il sole cocente non mi ha ancora lasciato. Lo sento nel corpo, lo sento nella mente. È una cicatrice. Una macchia. Un segno che mi fa temere che la Repubblica Democratica del Congo mi abbia cambiato per sempre. E non solo, come si potrebbe pensare, per il dolore a cui ho assistito - ma soprattutto per il ruolo che ho capito di svolgere in questo dolore. Per il mio disgustoso privilegio di uomo bianco, un privilegio che si fonda su secoli e secoli di sfruttamento, e razzie, e genocidi. Il colonialismo non è finito. Il nostro mondo si erge ancora sulla ricchezza che abbiamo trafugato per saziare la nostra fame infinita. Sulla ricchezza che continuiamo a trafugare".

"Il Congo - prosegue Nicolò Govoni - è uno dei Paesi più ricchi di risorse prime al mondo, eppure la Cina lo sta saccheggiando affinché le multinazionali occidentali possano arricchirsi oltre ogni immaginazione e noi godere sempre dell’ultimo modello di

Siamo qui per DENUNCIARE le multinazionali occidentali e cinesi colpevoli di crimini contro l’umanità quali il saccheggio, la schiavitù e la perpetrazione di un sistema di oppressione che, purtroppo, macchia indirettamente ognuno di noi. Nessuno sarà libero finché non lo saremo tutti quanti

cellulare al minor costo possibile. Tutti sanno cosa sta succedendo, e tutti chiudono gli occhi. Quindi dimmi, come posso andare da quel bambino e dire, “Sono qui per aiutarti,” quando so di essere io stesso parte del problema? Lo ripeterò finché avrò fiato in corpo: non siamo noi gli eroi di questa storia. Non siamo qui per “salvare” nessuno. Non facciamo nulla che la popolazione congolese non sarebbe in grado di fare da sé, se il mondo non fosse così impegnato a destabilizzare la loro Terra per rubarne le risorse. Il nostro compito qui è quello di creare una struttura e offrire ai veri eroi sul campo l’opportunità di riconquistarsi ciò che il mondo ha sottratto loro con la forza. Quello che stiamo facendo è il minimo indispensabile per contraddire il privilegio che abbiamo ereditato da quei colonizzatori genocidi dei nostri antenati, e da cui continuiamo a trarre beneficio, anche oggi, ogni volta che usiamo un dispositivo scontato dal sangue degli oppressi. E soprattutto, siamo qui per DENUNCIARE le multinazionali occidentali e cinesi colpevoli di crimini contro l’umanità quali il saccheggio, la schiavitù e la perpetrazione di un sistema di oppressione che, purtroppo, macchia indirettamente ognuno di noi. Nessuno sarà libero finché non lo saremo tutti quanti. Quindi no, non siamo qui per fare i salvatori. Siamo qui semplicemente per fare gli esseri umani. Mi dispiace se questo non è quello che vorresti sentire da me adesso. Ma ci tengo a precisarlo, non è mia intenzione farti sentire in colpa. Non è in alcun modo mio interesse. Non chiedo donazioni, non chiedo supporto, non chiedo niente. Scrivo questo per me e basta. Per liberare questa rabbia, questa vergogna, questo disgusto, perché altrimenti rischio di annegare. Mi sento così profondamente tradito dal mondo per aver creato un tale abominio in questa macchina di oppressione e sfruttamento che vede i più vulnerabili da un lato e noi dall’altro. E giuro che farò tutto ciò che è in mio potere per spaccare questa macchina. Perché no, io non ci sto, a farne parte. Mai. Torno dal Congo e so che non guarderò mai più il mondo nello stesso modo".

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