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L'ALLERTA IDRICA

Siccità, il Po cresce con la pioggia: rubinetti aperti

I temporali hanno regalato una ventina di centimetri e il livello è passato da -8,44 a -8,23. Padania Acque: «Peschiamo da falde profonde, che non risentono della maxi magra dei fiumi»

Elisa Calamari

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24 Giugno 2022 - 05:30

Siccità, il Po cresce con la pioggia: rubinetti aperti

CREMONA - I temporali sparsi hanno regalato al Grande Fiume una ventina di centimetri (dai -8,44 metri della tarda serata di mercoledì ai -8,23 di ieri pomeriggio al vecchio ponte in ferro), ma la crisi idrica resta al primo posto nelle agende di Comuni, Regioni, Governo.

Intanto l’amministratore delegato di Padania Acque, Alessandro Lanfranchi, rispondendo ieri a una domanda in conferenza stampa, ha escluso la possibilità di un razionamento dell’acqua potabile in provincia di Cremona: «Gli acquedotti pescano da falde molto profonde e abbondanti che non risentono dell’abbassamento del livello del fiume. A soffrire sono le falde superficiali».

E mentre anche il Lazio ha dichiarato lo stato di calamità regionale con richiesta di riconoscimento dello stato di emergenza, c’è attesa per il documento unico del Dipartimento di Protezione civile: identificherà i parametri tecnici per cui poter dichiarare lo stato di emergenza nazionale. Intanto, in Lombardia, si stima che i danni all’agricoltura abbiano già superato i 2 miliardi di euro.

«È in atto un confronto serrato fra Regioni e Protezione civile, da estendere al Governo – ha dichiarato il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga –. Dobbiamo affrontare una situazione emergenziale contingente, ma anche capire come e quali misure mettere in atto per presente e futuro. Serve infatti anche una visione prospettica: c’è la necessità di interventi a lungo termine, perché purtroppo ci troveremo sempre più spesso in situazioni come quella che stiamo affrontando ora. Dobbiamo creare infrastrutture, con bacini. Servono impianti che in modo coordinato e continuativo permettano di fare fronte alla carenza d’acqua e serve anche una semplificazione burocratica, ad esempio sullo sghiaiamento e sugli iter progettuali. Il Pnrr? Per la progettazione a lungo termine credo che i tempi che stabilisce non bastino, serve una pianificazione pluriennale».

Il capo del Dipartimento di Protezione civile, Fabrizio Curcio, ha puntualizzato che lo stato d’emergenza nazionale dovrà servire per programmare attività e non unicamente per chiedere risarcimenti. «Innanzitutto va precisato che lo stato di calamità è una dichiarazione ai fini dei ristori per il comparto agricolo – ha spiegato Curcio al termine del vertice di mercoledì sera a Roma –, noi ci occupiamo invece dello stato di emergenza che riguarda anche l’idropotabile. Alcune Regioni hanno già richiesto lo stato di calamità, per quello di emergenza stiamo invece condividendo i parametri. Serve mettere d’accordo vari aspetti: agricoltura, idropotabile e non ci scordiamo neppure l’aspetto energetico, perché l’idroelettrico fa la sua parte ed è a sua volta in crisi».

Il riferimento è stato alle produzioni drasticamente ridotte e allo stop completo (e storico) dell’impianto di Isola Serafini, a Monticelli d’Ongina. Intanto, in Emilia-Romagna, il gestore della rete idrica Atersir ha inoltrato a tutti i Comuni un modello di ordinanza (al momento facoltativa) da emettere per limitare gli sprechi d’acqua sul proprio territorio.

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