Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

EMERGENZA SICCITA'

Po: immensi spiaggioni stracotti dal sole e distese di sabbia con alberi spiaggiati ovunque

Il rilascio d’acqua delle dighe non riesce a superare il grado di evaporazione dovuta al gran caldo. Riemergono antichi muri di cascine o di altri insediamenti. In crisi anche Adda, Oglio e i corsi minori

Fulvio Stumpo

Email:

redazione@laprovinciacr.it

22 Giugno 2022 - 05:20

po

CREMONA - Il Po ha ripreso a scendere: lunedì si era attestato a -8 metri e 28 centimetri, ieri è calato a -8 e 36. Il rilascio d’acqua delle dighe non riesce a superare il grado di evaporazione dovuta al gran caldo. Sul fiume lo spettacolo è deprimente: immensi spiaggioni stracotti dal sole, distese di sabbia con alberi spiaggiati ovunque. In mezzo al Po si tocca: ci sarà sì e no un metro e 70 di fondale. Le barche a motore arrivate alla confluenza del Po Nuovo lasciano scie marroni, vuol dire che il fondo è così basso che smuovono il fango. Di positivo, e di affascinante, è che riemergono antichi muri di cascine o di altri insediamenti: nella Canalina quelle della vecchia cascina del Deserto (che dà il nome all’isola), sullo spiaggione del Cristo resti di edifici di cui si è persa memoria, mentre si fa sempre più consistente il muro riemerso di fronte al Sales.

Davanti alla Baldesio sono emerse massicciate che sembrerebbero quelle di vecchi pennelli. La canottieri ha, in pratica, dovuto ormeggiare le barche sulle rocce, mentre alla Flora, alla Bissolati e al Dopolavoro Ferroviario le passerelle che portano agli attracchi sono quasi del tutto in verticale, e le imbarcazioni galleggiano in mezzo metro d’acqua. Andando verso valle, spiagge e barene sono ovunque, il Ponticello è un groviglio di massi e di tronchi.

Il sistema è in crisi, forte crisi, lo si vede a vista d'occhio. L'Adda ha pochi centimetri di acqua, e la cascatella della foce in pratica non esiste più, solo sul lato destro scende ancora qualcosa. Arrivare alla Bocca è quasi impossibile per le barche a motore e quelle a remi fanno fatica: un'enorme spiaggia taglia in due il fiume, e per fortuna a segnalarla sono centinaia di gabbiani che vi stazionano. Anche l'Oglio, a nord di Cremona, a Monasterolo di Robecco, a Pontevico, a est a Ostiano, è in forte magra, alberi e detriti costellano le sponde. Il cavo Robecco e il Naviglio Civico scendono verso la città arrancando tra secche e dighe di detriti, le gallinelle d'acqua arano il fondo con le zampette e le tane delle nutrie sono tutte ben visibili, all'asciutto. Verso Casalbuttano intere file di tartarughe americane (non autoctone, evidentemente) prendono il sole sui tronchi indisturbate. Tutti i cavi minori, Ciria, Fregalino, Magia, tanto per citarne qualcuno, sono al limite. I 'fossi' sono in secca, alcuni completamente asciutti.

La Bassa Cremonese è allo stremo

La crisi del Grande Fiume si ripercuote su tutto il sistema idrografico, per fortuna a Bocca Morbasco si pesca ancora l'acqua e le idrovore del Dunas la mandano verso la Bassa: è un piacere (anche psicologico) vedere l'invaso stracolmo e sentire l'acqua che mormora nei canali, ma attorno è un disastro. Il Cavo Cerca arriva al bodrio di San Rocco stentando tra sassi e tane di nutrie, in alcuni punti è appena un rivolo, così come in località Forti del Bosco, dove si getta nel Morbasco. E nonostante l'unione dei due cavi il Morbasco arriva alla foce, al Mento, interrato tra i sassi. Anche la Morta e il Fossadone scorrono tra la fitta vegetazione, solo in alcuni tratti sono visibili. La foce del secondo cavo, che raggiunge il Po a Stagno Lombardo in località Antenna del Porto, non esiste più, si sono formate perfino delle spiaggette. Lo sbocco della Morta invece è interrata in uno dei tanti spiaggioni del Po. Per non parlare del Delmona, almeno il tratto che scorre parallelo alla Postumia: è così infossato che dalla strada neppure si vede.

Falda abbassata, cavi e colatori in secca fanno boccheggiare i bodri, anche se non tutti: quelli vicini agli impianti di irrigazione stanno decisamente meglio, come quello del Forcello e di Ca' de' Gatti a esempio, dove il livello dell'acqua è buono, e le pompe pescano bene. Non stanno in buona salute gli altri. Il bodrio delle Gerre è una pozzanghera ricoperta di vegetazione palustre, con un diametro di pochi metri, di solito è abitato da martin pescatori o aironi, attualmente è desolatamente deserto. Non sta meglio quello del Lazzaretto (chiamato anche di Ca' del Gallo) lo specchio d'acqua mantiene ancora la sua estensione, ma il livello è così basso che le nutrie nuotando smuovono il fondo e lasciano dietro una lunga scia di fango. Solitamente i rumori fanno smuovere qualche pesce, invece in questo periodo non si sente e non si vede nulla, solo nutrie, appunto, e qualche garzetta appollaiata su un pioppo a cercare di beccare qualche rara preda. Deserta completamente l'oasi naturalistica delle Margherite: il bodrio è ridotto a un circolino d'acqua verde, mentre la zona umida è completamente all'asciutto. E le condizioni meteo non promettono nulla di buono per la Bassa.

IMMAGINI DAL DRONE DI ALBERTO BRUSCHI

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400