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Aggredito e rapinato in casa, assolti gli imputati per insufficienza di prove

Luca Bianchi e Zouhir Labzae da oggi liberi dopo dieci mesi passati agli arresti domiciliari. L'avvocato: «La parte offesa è bugiarda»

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

21 Giugno 2022 - 20:40

Aggredito e rapinato in casa, assolti gli imputati per insufficienza di prove

Un fotogramma del filmato della videocamera del negozio di fronte

CREMONA - «Il Tribunale assolve... perché il fatto non sussiste... Dichiara la perdita di efficacia della misura cautelare...». Il pianto a dirotto di Luca Bianchi, muratore di 37 anni. Le lacrime condite con un «grazie alla giustizia italiana e al mio avvocato» di Zouhir Labzae, 35 anni, marocchino, un lavoro come magazziniere, l’uno e l’altro da oggi liberi, dopo dieci mesi passati agli arresti domiciliari. In manette c’erano finiti con l’accusa - caduta oggi per insufficienza di prove — di aver rapinato, alle 4 di notte del 10 settembre di un anno fa, nella sua casa in via del Giordano 56, l’egiziano Mohammed Atef, 35 anni, aggredito e derubato di 1.750 euro.

«Inchiodati», gli imputati, dal filmato registrato dalla telecamera di un negozio di fronte. E dalla verità dell’egiziano. Una verità così «traballante» al processo da far dire all’avvocato Paolo Muzzi, difensore di Bianchi, che «la persona offesa è bugiarda, bugiarda, bugiarda, quattro volte bugiarda; è inserita in un contesto di spaccio». E all’avvocato Franco Antonioli, difensore del marocchino, che «di certo c’è solo il video, nessun riscontro». Quel video, la prova per il pm che aveva chiesto al Tribunale di condannare gli imputati ciascuno a 7 anni e 3 mesi di reclusione.


Il video restituisce l’immagine di Bianchi e Labzae che alle 3.52 arrivano in bicicletta sotto casa dell’egiziano, al piano terra. Bianchi bussa alla finestra, si accende la luce, l’egiziano apre la porta. Il racconto di Atef al processo: «Non li conoscevo. Mi alzo, apro la porta, il marocchino mi prende il braccio, me lo mette dietro la schiena, mi spinge verso la cucina, mi tiene fermo, io cerco di liberarmi. Sul tavolo della cucina c’è un coltello, lui lo prende per farmi star zitto. Me lo punta alla gola. L’italiano non ha fatto niente. È andato in camera da letto, l’ho visto si sfuggita. Io sono sempre bloccato dal marocchino, lo trattengo per una collanina, lui mi spingeva. Lui tira fuori una pistola e mi dà un colpo. Stava scappando, l’ho afferrato di schiena. Ho trovato per terra una pistola, io non l’ho mai avuta una pistola giocattolo». Alle 4.03 Bianchi esce di casa. Quindici secondi dopo, esce il marocchino inseguito dall’egiziano che brandisce una pistola. Al processo, Atef ha giustificato quei 1750 euro, sostenendo di aver da poco venduto l’appartamento per 25 mila euro, prendendone 1000 di caparra.


«Cerchiamo di mettere un po’ di ordine. Certe cose che ha detto il pm non hanno trovato riscontro», ha arringato l’avvocato Muzzi che «i mancati riscontri» li ha via via sviscerati. Partendo dalle «dichiarazioni bugiarde» della vittima, già smentita dall’analisi dei tabulati telefonici, quando ha sostenuto di non sapere chi fosse Bianchi. Non è così. I tabulati raccontano che i due avevano avuto contatti fino a sei mesi prima. Poi più nulla. «E Bianchi, incensurato, a 40 anni impazzisce e si mette a fare una rapina? E i 1.700 euro da dove arrivano? La persona offesa ha prodotto un preliminare senza numero di repertorio, senza nulla che possa suffragare un atto di vendita».


Torna al video, il difensore. «I due imputati bussano e la persona offesa li fa entrare. Bianchi non arriva armato né di coltello né di pistola. Poi esce tranquillo con la sua bicicletta e si allontana. Se questa è una rapina. In una azione di carattere predatorio, fulminea, tutto questo non c’è». La pistola, una Glock. «È la persona offesa che esce con la pistola. Tant’è che quella medesima pistola è una Glock, la stessa trovata dalla polizia in casa già a pezzi. e su quella pistola non sono state fatte neppure le analisi per sapere chi l’avesse impugnata».


Altro «mancato riscontro». L’egiziano ha detto di essere stato colpito alla bocca con la pistola e di aver perso due denti. «In casa non sono state trovate tracce ematiche». «Gli operanti hanno consegnato riscontri favorevoli ai due imputati. Non c’era ragione che avvenisse la rapina e nemmeno l’aggressione», ha evidenziato l’avvocato Antonioli. Il Tribunale si è preso 90 giorni per depositare la motivazione della sentenza.

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