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ATTI PATACCA

Avvocato «falsificatore», la procura: «Guizzardi a giudizio»

Per lui l'accusa di «falsità materiale» per aver confezionato atti fasulli la Cassazione ha confermato il divieto di esercitare la professione fino al 15 ottobre

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

12 Maggio 2022 - 18:41

Avvocato falsificatore, la procura: «Guizzardi a giudizio»

Andrea Guizzardi

CREMONA - Le Sezioni Unite della Cassazione hanno affermato, di recente, che «la formazione della copia di un atto inesistente non integra il reato di falsità materiale, salvo che la copia assuma l’apparenza di un atto originale». ‘Salvo’: è il caso della sentenza apparentemente emessa da Tiziana Lucini Paioni, giudice onorario al Tribunale di Cremona, sezione civile. O dell’ordinanza vergata a penna da Luca Giani, lui giudice togato alla seconda sezione civile del Tribunale di Milano. Sono due dei «molteplici» atti ‘patacca’ fabbricati ad insaputa dei magistrati e dei clienti in buona fede, da Andrea Guizzardi, l’avvocato con la passione per la scrittura, tre romanzi al suo attivo e un sacco di premi. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio, mentre la Cassazione ha confermato la misura cautelare emessa dal gip sei mesi fa del divieto di esercitare la professione per 12 mesi, fino al 15 ottobre prossimo.


Per l’accusa, Guizzardi, sfruttando le proprie competenze di avvocato, avrebbe confezionato una «moltitudine di atti». Storia di «copie di sentenze, di verbali di pignoramento, di provvedimento di riduzione della posizione debitoria, di verbali di sommarie informazioni, in tutto falsi, ma aventi l’apparenza di atti originali». Tutti atti sequestrati dalla Squadra Mobile nell’indagine cominciata nel 2019. Il 15 ottobre 2021, il gip di Cremona ha emesso l’ordinanza con cui il gip di Cremona ha applicato all’avvocato Guizzardi la misura cautelare del divieto di esercitare la professione per 12 mesi. Ventisei giorni dopo, il 9 novembre, il Tribunale del Riesame di Brescia ha confermato la misura cautelare. La difesa di Guizzardi è andata in Cassazione. «Rigetto del ricorso», a Roma. Il perché è spiegato nelle sette pagine di motivazione della sentenza a firma del presidente Grazia Rosa Miccoli, e del consigliere estensore Renata Sessa: ha retto anche in Cassazione, l’architrave dei pronunciamenti di Cremona prima e di Brescia poi. Secondo l’accusa, gli atti giudiziari confezionati dall’avvocato Guizzardi erano in grado di ingannare chi li ha avuti in mano, clienti che non masticano il diritto. E questo grazie ai «requisiti formali che terzi in buona fede, privi di nozioni giuridiche, potevano credere conformi agli originali».


Nella sentenza della V sezione Penale, gli ermellini, riprendendo l’ordinanza del gip di Cremona, fanno alcuni esempi. Osservano: «La sentenza della dottoressa Lucini Paioni aveva l’intestazione Repubblica italiana in nome del popolo italiano, la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto, la sottoscrizione del giudice vergata a penna, così come i provvedimenti inviati ad un cliente che recano l’intestazione ‘ordinanza’ oltre all’indicazione di un numero di procedimento e al sottoscrizione a penna del giudice Luca Giani». Un altro provvedimento che ha inguaiato Guizzardi «recava l’emblema della Repubblica, l’intestazione Tribunale Ordinario e la sottoscrizione del giudice vergata a penna». «Si aggiunga poi — proseguono gli ermellini — che tutti i suddetti provvedimenti risultavano emessi da magistrati effettivamente in servizio presso i tribunali in intestazione, sicché anche il terzo in buona fede avrebbe potuto agevolmente controllare l’esistenza degli stessi mediante accesso al sito del relativo Tribunale». Ingannati i clienti. Ingannati i clienti, ingannati anche gli ignari magistrati.

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