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IL MEDICO A PROCESSO

Caso Mosca: «morti inspiegabili»

Oggi alle 9.15 si è tenuta la quarta udienza a carico dell'ex primario di Montichiari accusato di pluriomicidio volontario ai danni di tre pazienti

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

07 Marzo 2022 - 17:25

Caso Mosca: morti inspiegabili

BRESCIA - «Quasi incredibilmente, tutte e tre le salme erano ancora positive al Covid a distanza di 4 mesi dalla loro morte». Sono le salme di Angelo Paletti, 79 anni, di Calvisano, Natale Bassi, 61 anni, di Ghedi, ed Ernesto Nicolosi, 87 anni di Carpenedolo, pazienti morti al Pronto Soccorso di Montichiari (Brescia) nel marzo del 2020, durante la prima ondata di pandemia. Pazienti per l’accusa intenzionalmente uccisi dal primario Carlo Mosca che avrebbe loro somministrato farmaci letali se non associati all’intubazione: il Propofol, trovato nei tessuti di Paletti e la Succinilcolina, che «in un deceduto esumato è difficile da trovare». E, difatti, non fu trovata, ma secondo il pm Federica Ceschi, Mosca iniettò il cianuro a Bassi e Nicolosi, la cui morte «è inspiegabile». Due anni fa, due fiale di Succinilcolina insieme ad una fiala di Propofol furono trovate nel cestino del Reparto dove circolavano voci sul primario. Voci messe in giro da Massimo Rigo e Michele Bonettini, gli infermieri che si diedero da fare per «cercare prove». Rigo ad aprile presentò l’esposto.


Aula della Corte d’Assise. Alle 9.15 di oggi è cominciata la quarta udienza del processo a carico di Mosca, 47 anni, natali a Persico Dosimo, casa a Mantova, dove è agli arresti domiciliari dal 25 gennaio del 2021 con l’accusa choc di pluriomicidio volontario dei tre pazienti. Udienza dedicata al pool di consulenti tecnici del pm: Antonello Cirvelli, il medico legale che ha effettuato le autopsie; Donata Favretto, chimica farmacologica, responsabile del laboratorio di Tossicologia Forense dell’Azienda ospedaliera di Padova, e l’anestesista Stefania Barbieri della medesima Azienda ospedaliera d Padova. In aula c’è Mosca, il primario (poi sospeso) che ha sempre negato di aver utilizzato quei farmaci. «Sono sereno, alla prossima udienza parleranno i miei consulenti tecnici».

Intanto, parlano i tre periti del pm. Si parte da un quadro generale, si precisa che la sedazione palliativa, «l’ultima spiaggia», accompagna alla morte, «ma non deve anticiparla». Non si usano né la succinilcolina, «che non è un sedativo, paralizza i muscoli, accelera la morte. Senza intubazione artificiale si muore dopo 20 -30 minuti» né il il Protofol, «che, sì ha una azione sedativa, ma non fa più parte dei farmaci di prima squadra. È un farmaco solo ospedaliero, dagli effetti rapidi e letali: si perde coscienza in poco più di un minuto». Si fa l’esempio di Michael Jackson ucciso dal Protofol. Dal quadro generale ai tre casi specifici.


Caso Paletti. «In Paletti il Propofol è stato trovato. Nesso causale con il decesso? Dal punto di vista tossicologico è compatibile la letalità in assenza di intubazione». Il medico legale parla di quella «sostanziale differenza» tra ciò che scrive il 118 e quanto si legge nel carteggio del Pronto Soccorso. Racconta di «errori grossolani». Riannoda i fili. «Il 118 viene chiamato alle 19.07» . Paletti è caduto da una sedia. «È cosciente, al 118 riferisce di avere un dolore alla schiena. Alle 19.40 la prima valutazione del 118, alle 20. 34 arriva al Ps, non ha la febbre (36.1)». Eppure, Paletti passa da un «non coma al coma» sulla carta firmata da Mosca. «La radiografia delle 22.12 «non è bruttissima». Certo, «casi di gravità improvvisa si sono visti, sono i casi di tromboembolia», ma non è il caso di Paletti. «Quando ho fatto l’autopsia non c’erano segni di tromboembolia». L’Ecg delle 22.19 dice che il paziente è in gasping, respiro agonico. «Per intenderci, muove la boca come il pesciolino rosso». Alle 22.45 il decesso. «Manca un dato intermedio che possa giustificare un crollo. È veramente incomprensibile».


Il caso Natale Bassi. Un paziente «molto impegnativo». Il 19 marzo il 118 arriva a casa l’ambulanza. Il verbale compilato dal 118 collima con quello fatto al Ps da Alessandro Collura, medico di guardia, Il carteggio racconta di un paziente «sicuramente grave, in sovrappeso, ma non obeso come invece è stato scritto». Ha fame d’aria, Bassi. Gli si mette la maschera, la saturazione quella notte passa da 74 a 93% la mattina. E poi che accade? «Il dato è fondamentale. All’improvviso ha un arresto cardiaco. Lo ha alle 11.16. Qualcuno l’ha visto questo arresto cardiaco? Non risulta dal verbale ed è un dato importantissimo. L’uomo non muore e perché il cuore si ferma, ma perché si ferma per molto tempo e non è stato rianimato. La regola da studente è che tu hai 5 minuti di tempo per evitare danni e 5 per evitare danni irreversibili. Non ci si doveva arrendere. Quel cuore io durante l’autopsia l’ho avuto in mano, la consistenza era conservata». Che cosa può aver avuto il paziente? «La Succinilcolina non l’abbiamo trovata, ma non è detto che si trovi. Né sì né no, è una risposta neutra. Io non riesco a stabilire se è stata somministrata la Succinilcolina».


Caso Nicolosi. Quando alle 11.30 del 21 marzo l’anziano arriva al Pronto soccorso, le sue condizioni generali sono «pessime». Ha fame d’aria, la febbre, la tosse, la saturazione al 60% che però risale all’88%. E’ un paziente con il diabete. «È il paziente di cui abbiamo meno informazioni sulle carte. Dalle 11.23 alle 13.29 migliora. Alle 15.07 arriva Mosca. Improvvisamente, l’anziano fatica a respirare, è agitato. Muore alle 15,45 per insufficienza cardiorespiratorai acuta».

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