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IL FUTURO DI CREMONA

Zini: «Noi, traino dello sviluppo. Riferimento anche sociale»

Tra eccellenze e criticità, le prospettive dello sport nell’analisi del delegato provinciale del Coni: «Qui ci sono realtà modello e hanno un valore da sfruttare. Cruciale la sinergia con scuola e istituzioni»

Lucilla Granata

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redazione@laprovinciacr.it

19 Febbraio 2022 - 05:15

Zini: «Noi, traino dello sviluppo. Riferimento anche sociale»

Tiziano Zini, delegato provinciale del Coni

CREMONA - Lo sport cremonese, croce e delizia del territorio. Ottimi risultati, grande impegno, spesso qualche problema di troppo negli ultimi anni per quanto riguarda, ad esempio, le infrastrutture. Tanto lavoro è stato fatto, molto resta ancora da fare. Considerando anche l’impatto che l’attività sportiva ha sul fronte sociale. Ecco allora che lo sguardo sulle prospettive del comparto rientra a pieno titolo nel dibattito aperto dal direttore del quotidiano la Provincia, Marco Bencivenga, allargato a tutte le categorie e ad ogni ambito cittadino. Dello sport locale ha già ragionato l’assessore comunale alla partita, Luca Zanacchi, e ora si aggiunge l’analisi lucida e approfondita di Tiziano Zini, delegato provinciale del Coni. Analisi che parte con un quesito che costantemente si pone a chi si trova da anni ad amministrare lo sport nella nostra città.

Quali scenari abbiamo di fronte nei prossimi anni?
«L’attività sportiva a Cremona ricopre un ruolo di estrema importanza grazie alla sua articolata e profonda presenza nel tessuto sociale della città. Una presenza che, essendo massiccia e polivalente, consente di essere punto di riferimento per le istituzioni territoriali».

Il merito?
«Negli anni la capacità e la lungimiranza di molti dirigenti sportivi locali hanno prodotto una rete di presenze consolidate e di professionalità anche per le attività sportive nazionali tali da essere considerate riferimento sicuro per una adeguata programmazione allo sviluppo dello sport. Non è sicuramente un dato secondario notare quanti nostri concittadini sono impegnati a pieno regime nelle Organizzazioni regionali e nazionali dello sport e ne sono punto di riferimento. È da questa base che, anche a livello cittadino, bisogna continuare a promuovere l’attività sportiva, sia professionistica che dilettantistica-professionale, di cui il nostro tessuto è ricchissimo. Con un varietà di scelta veramente importante che è una delle chiavi del successo dello sviluppo dell’attività: tante società sportive, anche della stessa disciplina, sono un patrimonio importante perché consentono una continua attenzione al miglioramento dell’offerta sportivo-educativa».

Lo sport può candidarsi ad essere trainante per lo sviluppo futuro del territorio?
«Se alcuni dei temi che possono qualificare nel futuro la nostra città sono il turismo, la sostenibilità ambientale e il Fiume Po, allora sicuramente il mondo dello sport è in grado di supportare con forza e capacità la realizzazione di progettualità importanti».

Ad esempio?
«La programmazione di significative manifestazioni nella nostra città ci porta ad una serie di importantissimi eventi che sono già inseriti nel tessuto sociale da tempo e che sono confermati nel futuro. Altri nuovi sono già in programmazione e consentiranno una ripresa ferma e convinta dopo la pausa obbligata dalla crisi pandemica».

Un esempio concreto?
«Il progetto di sviluppo delle attività sportive lungo l’asta cittadina del Fiume Po va rafforzato attraverso un potenziamento ed adeguamento programmato. Parliamo di opportunità da non perdere assolutamente».

Quanto è importante insistere perché lo sport sia parte integrante del programma scolastico?
«Lo sport e il suo legame con il mondo della scuola è un tema generale di cui si parla sempre molto e da decenni. Ma le soluzioni, dopo l’iniziale successo dei Giochi della Gioventù, sono da sempre rimandate nel tempo. Cosa non nuova nel panorama politico nazionale. Ma tornando alla nostra città, si è già cercato e si cerca di andare oltre, provando davvero a promuovere l’attività motoria nelle scuole primarie cittadine. E si è attivato anche un interessantissimo progetto, «Giocare gli Sport per Apprendere», con una collaborazione esemplare fra Coni, Panathlon, federazioni e società sportive, amministrazione comunale e scuola. È un progetto importante e lungimirante, che bisogna continuare superata la pandemia. E secondo me — puntualizza Zini — andrebbe anche potenziato perché dia finalmente una prima risposta, anche se parziale ma innovativa, alla presenza dell’attività motoria nella scuola».

Il nodo da risolvere subito?
«Oggi, oltre alla pandemia, una sciagurata riforma dello sport non ancora completata e che crea conflittualità fra Coni e Sport e Salute rischia di insabbiare anche questa iniziativa cittadina. Oggi solo attraverso limitate disponibilità finanziarie pubblico-private si riesce a proseguire, ma questo dovrebbe essere un progetto accolto da subito e sostenuto dalle Autorità Sportive Nazionali».

E quali sono le criticità principali provocate dalla conflittualità in atto nella governance dello sport?
«Una delle problematiche principali che la conflittualità prima citata sta evidenziando, oltre alla necessità di chiarire i ruoli che comunque dovrebbero avere la finalità della promozione dello sport a tutti i livelli, è il fatto che si sta perdendo l’importanza del ruolo centrale degli organismi locali dell’attività sportiva. Ecco: quelle realtà devono assolutamente continuare a mantenere la loro centralità perché sono gli unici a conoscere le problematiche del territorio e le particolarità dove le attività sportive si sviluppano. Non solo: i referenti territoriali sono gli unici presìdi in grado di interpretare i reali bisogni delle società locali. Distruggere questa rete di contatti e di conoscenze porterebbe ad un indebolimento delle attività sportive locali e non è possibile far finta di dimenticare che i successi dello sport italiano, e quindi anche di quello cittadino, arrivano da lontano. Credo che nessuno possa avere dubbi: i campioni di oggi hanno iniziato la loro attività sportiva nelle società delle loro città. Vorrei aggiungere un altro aspetto...».

Prego.
«Se la nostra città e la nostra provincia vengono ritenute all’avanguardia per i rapporti fra Coni, federazioni, enti di promozione sportiva, associazioni benemerite e pubbliche amministrazioni forse è perché le persone che rappresentano questi organismi sono persone responsabili e tutte amano lo sport oltre gli interessi di parte. Questa particolarità non va dispersa, ma va sostenuta».

Resta il problema delle infrastrutture?
«Si. Una necessità che si fa sempre più pressante e che non può essere più rimandata. In città i nostri giovani devono poter praticare le loro attività in strutture adeguate, funzionali, moderne, efficienti. Questo è un compito importante dell’amministrazione pubblica, che sicuramente potrà trovare adeguata collaborazione dal privato come la storia recente ha ampiamente dimostrato».

Qual è la priorità su quel fronte?
«Ora l’opera che ci sta particolarmente a cuore è quella della pista di atletica. Un annoso problema che coinvolge lo sport cittadino a più livelli e che non poteva essere assolutamente procrastinato. Sembra che il 2022 possa essere l’anno giusto per la soluzione finale e che presto i nostri atleti, ma anche gli studenti delle scuole, potranno riavere una pista di atletica rinnovata e che potrà regalarci nel futuro auspicabilmente grandi traguardi».

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