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IL FUTURO DI CREMONA

Viola: «Il benessere possibile senza disuguaglianze»

La città del post Covid, i nuovi bisogni, le emergenze crescenti e le necessità strutturali. L’assessore ai Servizi Sociali indica la rotta per uno sviluppo inclusivo

Massimo Schettino

Email:

mschettino@laprovinciacr.it

16 Febbraio 2022 - 05:10

Viola: «Il benessere possibile senza disuguaglianze»

L'assessore Rosita Viola

CREMONA - I nuovi bisogni, le sofferenze crescenti, le emergenze in crescita per effetto della pandemia: è quello sociale, il fronte potenzialmente più delicato dei prossimi mesi. E per questo sarà anche quello cruciale in relazione allo sviluppo. Lo sa bene Rosita Viola, assessore comunale ai Servizi Sociali.

Quali rischi per il futuro di Cremona?
«Cremona è una città bellissima per le persone che la abitano e per i suoi luoghi. Una città da vivere e riscoprire ogni giorno. Una città dove il benessere è possibile, ma talvolta il rischio è di non avere la consapevolezza di ciò che abbiamo per guardare ad un futuro da costruire insieme. In questi due anni è stata significativa da parte di tutti la capacità di reagire, di attivarsi per far fronte all’inedito, all’imprevisto. È vero che stiamo attraversando un periodo difficile dal punto di vista sociale. I bisogni sono nuovi e crescenti ma Cremona ha in sé la capacità di essere comunità e la forza della solidarietà operosa e spesso silenziosa di tante persone. Bisogna rigenerare un sistema di solidarietà, dare valore alla comunità, al capitale sociale come motore moltiplicativo delle capacità, ai beni relazionali, per il benessere generale».

Per raggiungere l’obiettivo che indica come prioritario, quali scelte sono necessarie ed urgenti?
«È necessario e urgente ricomporre la frammentata gamma delle misure e dei sostegni disponibili oltre che dei servizi per realizzare il progetto di vita delle persone e rispondere a bisogni personalizzati. Pensare al cittadino reale e non all’utente tipo».

In che senso?
«Nel senso che la standardizzazione dei servizi offerti di fronte all’unicità delle persone e ai loro bisogni non è la più la risposta».

Chi rischiamo di lasciare indietro?
«La pandemia ha fatto emergere ancora di più le disuguaglianze. Aumentano le vulnerabilità e questo, in tempi di emergenza, si inserisce in un contesto che era già di crisi sociale ed economica pre-Covid. Rischiamo di lasciare indietro chi era già ultimo e di non agganciare in tempo chi a causa della crisi innescata dal Covid vede sgretolarsi nel quotidiano i propri mezzi di sussistenza e le condizioni di vita. Sono in campo misure straordinarie, quali il PNRR, per far fronte a tutto ciò, ma invertire la rotta di diseguaglianze storiche è una sfida molto complessa».

Come fare allora per rendere più equi e inclusivi questi scenari di futuro?
«Prossimità e personalizzazione, relazioni. Il sociale come risorsa e il sistema di welfare come strumento di coesione sociale, un investimento e non un costo, per una comunità più inclusiva. In questi anni abbiamo lavorato per promuovere un welfare di comunità fondato sulla condivisione e la partecipazione di tanti soggetti, tuttavia il bilancio tra bisogni e risorse disponibili sarà sempre negativo se non proviamo ad assumere tutti insieme l’idea di un prendersi cura collettivo. Fondamentale, anche per l’impatto sociale, è il lavoro e l’aumento delle opportunità occupazionali per tutti, anche per chi è più fragile, che resta ai margini perché molto spesso vediamo solo la condizione delle persone e non le loro competenze».

Qual è stato l’impatto del Covid sui più fragili?
«Il Covid ha avuto un impatto su tutti noi, famiglie che hanno perso i loro cari, famiglie in difficoltà perché ci ha costretto ad una nuova quotidianità nei comportamenti, nell’organizzazione del lavoro, dei servizi. L’impatto è stato ancora più duro per chi già viveva una condizioni di fragilità sociale o economica. Tanti percorsi che coinvolgono persone con diverse vulnerabilità sono stati interrotti e poi ripresi con diverse modalità. È difficile tenere una relazione d’aiuto a distanza».

Numeri?
«Già nella prima fase di emergenza, vale a dire tra marzo e giugno 2020, grazie alla rete di CremonAiuta, composta da una trentina di associazioni con 233 volontari iscritti affiancati da 278 cittadini autocandidati, sono stati raggiunti 320 nuclei con spese a domicilio, 1308 le spese effettuate a carico del Comune. Con i primi fondi dell’emergenza alimentare sono stati assegnati buoni spesa a 1.529 famiglie. E le domande erano 2.321. Nel 2021 sono stati assegnati buoni spesa a 229 famiglie a fronte di 700 domande. Sempre nel 2021, con il rifinanziamento dei fondi per emergenza alimentare, utenze, canoni a causa Covid 19 sono stati assegnati contributi a 406 famiglie (493 le domande presentate), di cui 42 per affitto, 14 utenze e 350 spesa. Sono famiglie che si sono rivolte ai servizi poiché è peggiorata la loro situazione a causa dell’emergenza Covid».

Come uscirne ora dal punto di vista sociale?
«Il sociale è il luogo di protezione della vulnerabilità che ci attraversa, ho letto tempo fa. È relativo alla società umana e ai rapporti che nell’ambito di essa si stabiliscono, dunque non si riferisce alla mera sfera dei servizi, ci riguarda da vicino. L’emergenza ha duramente colpito la nostra città, non solo dal punto di vista sanitario, ma anche per il sistema di welfare. Significativa è stata la risposta di servizi e comunità, un’alleanza che si è rafforzata nella condivisione di momenti difficili, di paura e incertezze. E’ necessario non disperdere ciò che si è riusciti ad esprimere e, fuori dall'ottica emergenziale, decidere di integrare risorse e percorsi, mettendo a sistema tutte le azioni possibili per arrivare alle persone e ai loro bisogni. La prossimità con i cittadini e il loro ascolto, attraverso tutti i sensori territoriali dal volontariato, alla cooperazione, alle parrocchie, alla scuola, alle organizzazioni sindacali, ai quartieri, permetterà anche di far emergere situazioni di fragilità legate ai carichi di cura e di improntare risposte adeguate per ciascuno. Come sistema dei servizi, insieme ai partner territoriali, ci impegneremo sempre più per moltiplicare i luoghi di ascolto delle persone e di orientamento, per renderli più prossimi nella città, scegliendo gli spazi e i riferimenti che sono più riconoscibili e accessibili per i cittadini».

In questi giorni si parla molto dell’impatto delle tariffe dell’energia sulle imprese. Ma qual è l’impatto sulle famiglie? E cosa può fare il Comune nel futuro prossimo a questo proposito?
«È evidente che l’impatto ricadrà anche sulle famiglie. In tal senso abbiamo agito preventivamente con la possibilità di richiedere, tramite bando a dicembre, un contributo una tantum di 400 euro per utenze, affitti e spesa. Un provvedimento rivolto alle famiglie in difficoltà a causa dell’emergenza Covid 19. Su 406 richieste ammesse, 12 sono state per le utenze domestiche. Ricordo inoltre che il bonus sociale per lo sconto in bolletta su luce, gas e acqua per le famiglie in difficoltà sarà erogato anche nel 2022. L’Arera stima che serviranno quasi 2,4 miliardi di euro per riuscire a coprire il costo dei bonus per le famiglie in difficoltà economica, alle famiglie con disagi fisici, ai nuclei familiari numerosi. La dichiarazione va presentata online all’Inps. Secondo gli ultimi dati disponibili (2020) del Settore, sono state 1.155 le domande per il contributo energia, 1.134 per il gas e 1.054 per l’acqua. Sono ormai consolidate le attività con la Banca dell’acqua, uno strumento finanziato dalla Fondazione Banca dell’Acqua - Padania Acque, finalizzate a sostenere le progettualità per il risanamento di morosità incolpevole per la difficoltà del pagamento delle bollette del servizio idrico. Le persone che beneficiano dell’intervento con un percorso di pubblica utilità sanano il debito della morosità accumulata. Altro sostegno importante è il finanziamento per «Doniamo Energia» della Fondazione Cariplo, una progettualità che permette di dare sostegno alle fragilità economica/sociale attraverso la presentazione di progettualità finalizzate al superamento della situazione di difficoltà temporanea per un passaggio verso l’autonomia. Infine, è attiva con la Caritas Cremonese una convenzione economica per azioni di integrazione al reddito per famiglie in difficoltà».

Il direttore di Caritas Cremonese, don Pier Codazzi, ha sottolineato il rischio delle solitudini invisibili per gli anziani e della mancanza di punti di riferimento per i giovani. Cosa si può fare?
«Nella nostra città il 37,2% delle famiglie è unipersonale e il 31,2% ha due componenti, dunque le solitudini invisibili possono essere molte, non solo anziani e giovani ma anche genitori separati, tante persone sole senza reti familiari per diversi motivi. Per gli anziani sono in campo diversi servizi, e per il 2023 si prevede la riforma per la non autosufficienza attesa dalla fine degli anni 90. Ma non basta poiché la capacità dei servizi di incidere sulla vita degli altri è relativa. È necessaria una corresponsabilità verso l’altro che ci coinvolga tutti in termini di relazioni di vicinato, di attenzione alla condizione altrui. La comunità è un, forse il, fattore protettivo. Nel periodo più duro della pandemia ci siamo scoperti tutti più vulnerabili e bisognosi di protezione reciproca. Non dimentichiamolo e agiamo insieme per essere meno soli».

Per i giovani?
«È senz’altro importante il potenziamento della funzione educativa della scuola ma anche la possibilità di strategie alternative per garantire i percorsi di crescita e di formazione anche per coloro che fanno fatica a stare dentro. In questi due anni abbiamo investito nella scuola di seconda opportunità, che pone al centro l’individualizzazione dei percorsi, la cura della singolarità delle vite e che, a partire da questo, permette di costruire insieme sapere attraverso le esperienze, le relazioni, il fare, l’apprendimento collaborativo. Un lavoro quotidiano, uno a uno, con i ragazzi in particolare che hanno abbandonato precocemente lo studio, ma anche con giovani autori di reato, con le loro famiglie. Ma non solo, tutta l’amministrazione è impegnata per dare opportunità e futuro ai giovani, dalla formazione, all’università, alla rigenerazione degli spazi, alle attività sportive, culturali».
(32 - continua)

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