Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

DIBATTITO E SCENARI

«Cremona sia ambiziosa e diventi città giardino»

Malvezzi (Forza Italia) punta l’attenzione sui fronti critici come inquinamento e incidenza dei tumori. «Dobbiamo cambiare le nostre fragilità in punti di forza: così diventeremo un laboratorio nazionale»

La Provincia Redazione

Email:

redazioneweb@laprovinciacr.it

20 Gennaio 2022 - 05:25

«Cremona sia ambiziosa e diventi città giardino»

Carlo Malvezzi

CREMONA - Prosegue il dibattito sul futuro della città. Ad intervenire oggi è Carlo Malvezzi, candidato sindaco per il centrodestra alle ultime elezioni amministrative e capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale.

Come vede Cremona nei prossimi anni e quali sono le sfide che ci aspettano?
«I punti di forza che rendono riconoscibile la nostra città nel panorama nazionale e internazionale e che ci inorgogliscono e ci fanno essere fieri di vivere a Cremona sono noti e per certi aspetti unici. È altrettanto vero che accanto alle nostre eccellenze, che vanno adeguatamente promosse, esiste anche un deficit di attenzione e di valorizzazione da parte delle amministrazioni locali alla rete delle imprese che, invece, necessita di infrastrutture e servizi efficienti per accompagnare la loro intrapresa. Basti pensare a come è stato maltrattato il Masterplan proposto dall’Associazione industriali di Cremona che giace da anni nei cassetti delle amministrazioni cremonesi. Ma la vera sfida che la nostra città deve affrontare per il futuro dei nostri figli e nipoti è saper guardare con coraggio e senza sconti ai punti di debolezza che pongono Cremona ai vertici di classifiche meno invidiabili».

E quali sono i punti di debolezza su cui lavorare?
«La pessima qualità dell’aria che respiriamo ogni giorno e che ci rende particolarmente vulnerabili, la presenza di vaste aree urbane interessate da rilevante inquinamento del sottosuolo, la ridotta aspettativa di vita delle persone rispetto alla media nazionale e lombarda, l’elevato numero di persone colpite da patologie oncologiche e il preoccupante calo demografico sono solo alcune dei problemi che hanno generato profonde ferite nella vita delle nostre famiglie e che continuano destare preoccupazione. È noto che una città da sola non può risolvere i problemi di un comprensorio geografico ampio, tuttavia non possiamo nemmeno sottrarci alla responsabilità di fare la nostra parte per Cremona e per chi condivide con noi gli stessi problemi».

Come affrontare queste sfide?
«Questi temi, estremamente complessi, alcuni dei quali sono entrati prepotentemente nell’agenda dei governi di tutto il mondo, sono stati spesso trattati con imperdonabile superficialità, affrontati con approcci semplicistici, ispirati solo da convinzioni ideologiche oppure da esigenze propagandistiche. I fallimenti conseguenti a questo modo di agire sono tristemente di fronte ai nostri occhi. Occorre invece un approccio sistemico, basato su elementi scientifici: serve cioè definire degli obiettivi chiari a breve, medio e lungo termine, fare delle scelte strategiche, elaborare progetti, ricercare i finanziamenti per metterli in atto secondo un programma realizzabile, misurare l’efficacia delle azioni e soprattutto assumersi la responsabilità del raggiungimento di questi obiettivi. Esattamente come fanno le nostre aziende che ogni giorno affrontano il mercato».

Quindi quale potrebbe essere l’ambizione di Cremona nei prossimi anni?
«Credo che Cremona debba avere l’ambizione di diventare un vero laboratorio internazionale delle tecniche di cura dell’ambiente urbano e delle persone. Occorre cioè trasformare i nostri punti di debolezza e di fragilità in un volano di conoscenza e di sviluppo economico. La competizione tra sistemi economici e tra le diverse aree del mondo passa dalla capacità di cogliere l’opportunità di ripensare il nostro rapporto con l’ambiente che ci circonda, evitando di mortificare la naturale vocazione dell’uomo di lavorare, trasformare, creare, produrre ricchezza e benessere. Gli israeliani sono riusciti a far fiorire il deserto diventando leader mondiali nell’uso delle tecnologie, noi lo dobbiamo diventare per la cura dell’ambiente urbano e delle persone, puntando a migliorare la qualità della vita dei nostri concittadini».

Concretamente come si dovrebbe agire?
«Si tratta di individuare le migliori esperienze applicate nel mondo, le pratiche che hanno conseguito risultati più significativi, i modelli organizzativi più virtuosi, gli studi più avanzati nel contrasto all’inquinamento derivante dalle funzioni antropiche, la prevenzione e la cura delle patologie derivanti dall’esposizione dell’organismo umano a fattori inquinanti. È un affascinante processo di ricerca applicata che coinvolge una molteplicità di settori e di attività umane: dalla produzione dell’energia, al trattamento e smaltimento dei rifiuti, alla mobilità urbana ed extraurbana, ai sistemi verdi integrati, al modello di sviluppo, alla produzione di beni e servizi, alla movimentazione delle merci, all’abitare, alla scienza umana, ai modelli sanitari e alla cura delle persone. Occorre ricercare risposte nuove a problemi antichi che affliggono ancora le nostre vite rendendoci meno liberi».

Con quali partner?
«I livelli di questo progetto sono diversi, ma integrati: università, impresa e comunicazione. Partner indispensabili del progetto sono le Università ed i centri di ricerca, a partire da quelle che hanno una loro presenza a Cremona. Il Politecnico di Milano, la Cattolica, la Facoltà di medicina di Brescia possono rappresentare le fondamenta di questo piano tanto ambizioso quanto necessario. Un punto di osservazione che deve avere comunque come orizzonte il mondo intero. Ai rettori delle Università chiederei di mettere a disposizione della nostra ‘transizione’ le loro menti più aperte ed esperte in queste tematiche, creando percorsi di studi dedicati, attirando gli studenti più meritevoli, promuovendo collaborazione con gli atenei del mondo che sono più avanti su queste tematiche, indicendo concorsi internazionali. In questo progetto potrebbe avere un ruolo importante anche il mondo delle imprese e dei servizi. Credo che queste realtà possano cogliere in questi ambiti nuove opportunità di sviluppo e attrarre investitori nazionali e internazionali. Immaginiamo soltanto quanto lavoro si potrebbe generale producendo materiali innovativi in grado di catturare le polveri sottili e contenerne la diffusione. Ritengo che non sia più rimandabile la realizzazione di un piano integrato del verde urbano per far diventare Cremona una città giardino. Anche la Fiera di Cremona potrebbe avere spazi di azione, penso ad esempio ad una manifestazione internazionale con a tema la cura dell’ambiente urbano e delle persone».

Cremona città della Salute: quali scenari e quali prospettive per questo aspetto?
«La cura della persona ha sempre rappresentato uno dei punti distintivi della nostra tradizione. Lo dimostrano la ricca storia della sanità cremonese, i tanti ospedali e realtà assistenziali presenti nella nostra città e in Provincia. Oggi siamo di fronte ad una fase di profondo ripensamento e ridisegno dei modelli sanitari. Ciò che si sta delineando anche sul nostro territorio, grazie anche agli ingenti investimenti legati alla realizzazione del nuovo ospedale di Cremona, è il tentativo di rispondere ancora più efficacemente al bisogno di cura di una popolazione sempre più anziana e con una forte incidenza di patologie oncologiche. Abbiamo validissimi professionisti stimati nel mondo, occorre valorizzarli e sollecitarli a mettere a disposizione della nostra città i loro talenti».

Per realizzare questo futuro ambizioso servono le risorse: ci sono?
«Occorre innanzitutto avere idee, coraggio di attuarle e un metodo innovativo di lavorare. Quando i progetti sono buoni le risorse si trovano sempre. Sarà uno dei compiti più stimolanti per i nostri rappresentanti nelle istituzioni nazionali e internazionali. Ci attende un grande lavoro».
(4 - continua)

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400