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DIBATTITO E SCENARI

Il futuro di Cremona: «Commercio strategico. Ripartiamo dal centro»

L’analisi della presidente di Confesercenti, Gaia Fortunati: «Profonda sofferenza. Se vogliamo rilanciarci, dobbiamo puntare sul cuore pulsante della comunità»

La Provincia Redazione

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22 Gennaio 2022 - 05:25

Il futuro di Cremona:  «Commercio strategico. Ripartiamo dal centro»

La presidente di Confesercenti Gaia Fortunati

CREMONA - Hanno analizzato le prospettive i politici: il vice sindaco Andrea Virgilio e i consiglieri di minoranza Alessandro Zagni e Carlo Malvezzi. Ha garantito il suo contributo, concentrandosi sui possibili sviluppi legati in particolare al Po, il presidente della Bissolati e di Assocanottieri Maurilio Segalini. Ad arricchire ora il dibattito sul futuro di Cremona, aperto dal direttore del quotidiano La Provincia Marco Bencivenga, è Gaia Fortunati, presidente di Confesercenti. Una visione, la sua, inevitabilmente incentrata sul commercio, che segue quella del leader di Confcommercio Andrea Badioni. Un altro occhio su un comparto che soffre ma che, nella sua sofferenza, resta strategico.

Quali sono gli scenari per il futuro di Cremona e in quale direzione bisogna andare secondo la Confesercenti?
«Gli spunti emersi da chi mi ha preceduto sono molto importanti. Sia il direttore Bencivenga che il vicesindaco Virgilio hanno toccato aspetti di notevole importanza. Oggi è il centro cittadino ad aver subito maggiormente le conseguenze sia della crisi economica e pandemica, sia del cambio di abitudini delle persone che a causa di nuovi luoghi aggregativi (per scelte politiche ventennali poco lungimiranti) hanno reso il centro meno frequentato. Il centro storico non è più il fulcro della vita cittadina, i cremonesi hanno eletto punto di incontro e di scambio altre parti o zone della città. E così, la funzione di rete e di tessuto connettivo di una comunità qual è quella rappresentata dal commercio viene meno. Dobbiamo riconoscere che questo è un problema di grande rilevanza e che pertanto ha enormi ricadute sulla città e sulla sua struttura: i negozi chiudono, la città non è più frequentata e aumenta la percezione di insicurezza. In sintesi, la città è sempre meno attrattiva e il commercio è allo stremo.

Quindi?
«Quindi è fondamentale una progettualità a lungo termine che possa far rinascere Cremona».

L’attuale modello di sviluppo della città sta dando frutti?
«La città si colloca in una posizione di profonda sofferenza. Vi sono importanti vie commerciali che stanno subendo una profonda desertificazione di punti vendita, sia di vicinato che di pubblici esercizi. L’area commerciale che da sempre contraddistingueva il centro città, si sta contraendo, sia in termini assoluti che in mq di superficie di vendita. Oggi molte vie dello shopping che anni fa si caratterizzavano con vetrine illuminate sono puramente residenziali. E possiamo notare come allontanandosi progressivamente da piazza Duomo si assiste ad una rarefazione del commercio, con alcune vie ricche di attività commerciali e con altre vie storiche un tempo sfarzose di negozi, oggi decisamente più spente. È necessario invertire questo trend mettendo le basi per un modello di sviluppo che possa mutare questa condizione».

E quali correzioni sono necessarie?
«Innanzitutto per il rilancio del commercio cittadino, ogni possibile azione rischia di essere vanificata dalla moltiplicazioni delle superfici commerciali. In effetti abbiamo assistito ad una programmazione del territorio che ha prodotto la realizzazione di poli commerciali nei quartieri e nell’area esterna al nucleo centrale».

Quali sono i rischi che attendono la città in futuro?
«Desta grande preoccupazione il proliferare di edifici vuoti nel centro cittadino che rappresentano un patrimonio storico ed immobiliare di grande valore, che non possiamo assolutamente permetterci di lasciare abbandonato. Contenitori il cui recupero ed utilizzo gioverebbe all’obiettivo di attrarre frequentatori in centro. Senza se e senza ma, si deve dare uno stop definitivo a questa strategia e nessuna altra grande struttura di vendita deve essere prevista. Per essere estremamente chiari: niente altre grandi strutture, neppure se mascherate da medie superfici di vendita, anche se finalizzate al sostegno di altri investimenti. Inoltre non è più rinviabile la ricerca di una impostazione condivisa con gli altri Comuni dell’hinterland per decretare la fine delle politiche territoriali di questi ultimi anni, che hanno visto fiorire un numero spropositato di strutture commerciali che si pongono in alternativa alla rete distributiva cittadina. Pertanto non solo dobbiamo convincere gli altri Comuni che la strada finora perseguita dovrà essere abbandonata per il futuro, ma è Cremona che per prima è chiamata a dare il buon esempio dando dimostrazione di crederci, in ogni momento e fino in fondo! Con le aspettative turistiche, la funzione di polo commerciale per l’hinterland e per l’intera provincia che richiedono un’attenzione particolare ai temi dell’accessibilità e della mobilità».

Quali grandi scelte sono necessarie?
«Dobbiamo fare in modo che Cremona offra al turista/cittadino servizi all’avanguardia, lavorando sul patrimonio enorme che la città già possiede e contemporaneamente sviluppare la Cremona del futuro. Il Museo del Violino rappresenta una grande opportunità: va veicolato e valorizzato per creare una profonda identità della città attraverso i famosi violini ed i grandi eventi. Tuttavia, dovendo passare ad un fase di promozione e valorizzazione di Cremona come città d’arte e meta turistica, si pone l’esigenza di intervenire su vari fronti affinché il riconoscimento si traduca in apprezzamento dei visitatori e quindi in valori economici. L’importante è adottare tutte le misure necessarie al raggiungimento del prestigioso obiettivo, partendo dall’efficace promozione sul mercato interno e, soprattutto, proseguire su quello internazionale come intrapreso negli ultimi anni. Particolare importanza deve essere dedicata alla ristorazione della città ed al mondo agroalimentare cremonese che, nel solco della valorizzazione turistica deve divenire sempre più un asset strategico».

In questo senso, fra gli interventi eseguiti, quale può rivelarsi fondamentale?
«Indubbiamente importante è stato il rilancio di Santa Monica, con l’insediamento dell’università Cattolica in pieno centro cittadino, che favorisce un rilevante flusso di studenti e ricercatori che riversano importanti risorse economiche sul territorio».

E cosa resta da fare?
«Il Comune lavoro fatto da Confesercenti e dal Distretto Urbano di Cremona (DUC) per segnalare all’amministrazione comunale le realtà più problematiche ha prodotto positivi risultati in alcune aree del centro storico della città. Ma rimane irrisolto il nodo di vie cittadine che si presentano ancora con un arredo urbano disomogeneo e di scarso livello rispetto ad una visione accettabile delle vie commerciali del centro storico cittadino. Proseguendo, si dovrebbe organizzare un percorso di comunicazione mirato ed efficace in cui eventi, iniziative a vario titolo, siano anche occasioni di shopping e opportunità per vivere pienamente la città. Io penso che Confesercenti, con i propri eventi come il Mercato europeo o Eatinero, contribuisca a questa finalità».

Qual è stato l’impatto del Covid sul commercio, quantitativamente e qualitativamente? E cosa è necessario fare per recuperare?
«La pandemia ha affondato per certi versi il commercio, il turismo e pubblici esercizi. Questi sono i settori dell’economia che più hanno accusato il colpo. Stentano a ripartire, alcuni addirittura non sono ancora ripartiti, basti pensare alle agenzie di viaggio. L’impatto negativo dello stop ai viaggi è avvertito da tutti i comparti del turismo e degli eventi, dalle agenzie di viaggio – ferme ormai da quasi due anni – ai trasporti turistici, passando per guide e accompagnatori. La pandemia ha portato modifiche strutturali, basti pensare allo smart working, per cui tutti i flussi di lavoratori che pranzavano in pubblici esercizi hanno mutato le loro abitudini pranzando in casa propria. L’e-commerce ha avuto uno sviluppo enorme in questi 24 mesi a discapito del negozio di vicinato. Abitudini queste che poi dovremo riuscire ad ‘invertire’ portando nuovamente il cliente a privilegiare il rapporto umano nella piccola bottega cremonese».

Cosa chiedete alle istituzioni?
«Alle istituzioni chiediamo di avere il coraggio di rilanciare Cremona nella sua totalità. Di investire risorse e progetti condivisi che vedano nel rilancio commerciale e turistico le fondamenta della rinascita della città. Il tema è certamente complesso e non si può pensare di affrontarlo in modo approssimativo: le complessità devono essere affrontate con la dovuta forza e con una visione il più ampia e, possibilmente nel modo più lungimirante possibile».
(6 - continua)

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Commenti all'articolo

  • bvrtpt

    22 Gennaio 2022 - 12:43

    Tante chiacchere... ma cosa volete? Un'ordinanza comunale che obblighi i cittadini a far spesa in centro?? I parcheggi!!! Il problema sono i parcheggi, in centro ormai sono praticamente solo ad uso dei residenti... iniziamo col dire, come fanno ad esempio in Giappone, che se abiti in centro l'auto la possiedi solo se possiedi un box dove parcheggiarla... troppo comodo, altrimenti...

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