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IL FUTURO DI CREMONA

Segalini, sindaco della città sul Po: "Il fiume volano di sviluppo"

Il presidente di Bissolati e Assocanottieri: «Navetta con il centro per portare qui i turisti»

Massimo Schettino

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mschettino@laprovinciacr.it

21 Gennaio 2022 - 05:25

Segalini, sindaco della città sul Po: "Il fiume volano di sviluppo"

Maurilio Segalini

CREMONA - C’è una città sul fiume popolata da 12 mila iscritti alle società canottieri dove nei mesi estivi lavorano circa 200 persone. Presidente della Bissolati da otto anni, al suo secondo mandato, e da cinque a capo di Assocanottieri (che riunisce nove società da Monticelli a Casalmaggiore e quasi 18.500 soci), anche qui al suo secondo mandato, è Maurilio Rilly Segalini che può essere quindi considerato a buon diritto una sorta di «sindaco» di questa Cremona sul Po. Un dibattito sul futuro della città non poteva quindi fare a meno del suo punto di vista.

Il Grande Fiume può essere un volano di sviluppo per Cremona? In che modo?


«Il Po può essere un grandissimo volano di sviluppo per la città. Tuttavia è da circa 12 anni che stiamo parlando di un piccolo collegamento navetta che colleghi il centro con il Po e non se n’è ancora fatto nulla. Eppure basterebbe una corsa ogni ora per

Favorire l’insediamento di attività commerciali ed esercizi pubblici sull’alzaia del Po

raddoppiare il tempo speso nella nostra città dai turisti che potrebbero così unire all’esperienza del nostro patrimonio artistico, architettonico e musicale quella della nostra ricchezza naturalistica. E oggi è ancora più necessario con il nuovo attracco sul Po, un pontile da quasi 80 tonnellate ancorato alla sponda di fronte alle società: sarebbe uno strumento per far avvicinare al fiume anche quei cremonesi che non sono iscritti alle canottieri. Occorre anche favorire l’insediamento di attività commerciali ed esercizi pubblici sull’alzaia del Po. Magari anche trovando l’accordo con le canottieri per i plateatici. Pensiamo a quante persone nei mesi estivi verrebbero per un aperitivo, un break, una cena in piedi.

Finora le scelte dei decisori politici sono andate in questa direzione? E cosa è necessario fare in vista delle sfide future?


«La sponda del fiume è diventata nel tempo un’incombenza delegata alle canottieri che provvedono alla pulizia e alla manutenzione ordinaria. Invece dovrebbe essere trattata alla stregua di una via cittadina come accade in altre città europee che hanno colto l’occasione di rendere il loro lungofiume frequentato e ‘abitabile’. È come per le piazze cittadine: più sono

Manca una piattaforma comunale per la raccolta dei rifiuti

frequentate e più sono sicure e più spesso vengono pulite. Voglio citare l’impegno del nostro canottiere Gabriele Gregori, 18enne che frequenta la quarta Blsa al Liceo Aselli, e che ha dato vita a un progetto bello e ambizioso raccogliendo i rifiuti in acqua e sugli spiaggioni. E domenica Gabriele e altri volontari usciranno sul Po con le nostre iole per raccogliere i rifiuti abbandonati che poi conferiranno alla isola ecologica della Bissolati. Uno dei problemi della zona sul Po, infatti, è che manca una piattaforma comunale per la raccolta dei rifiuti. Noi la proporremo all’amministrazione. Ma non possiamo lasciare ai volontari il compito di tenere pulito il Po. Chi ha qualche anno ricorda quando sotto il ponte c’era il Baracchino, molto frequentato, e il gestore manteneva pulita l’area, ora abbandonata. Ma adesso con la ciclovia VenTo che passa da Cremona c’è l’occasione per rivedere e sistemare e dare visibilità all’alzaia dal Flora fino alla Mac e anche oltre, fino alle Colonie Padane. Può essere l’occasione per collegare e valorizzare il parco strepitoso che abbiamo già. E con il nuovo attracco speriamo che nasca una navigazione costante per i turisti ma anche per chi abita negli altri centri rivieraschi».

Quali rischi nel futuro per le canottieri, alle prese con la questione demografica?


«Per quanto riguarda le società, abbiamo puntato da sempre sulle discipline sportive: siamo sempre più dei centri di reclutamento allo sport che, peraltro, oggi si può praticare praticamente a qualsiasi età. E il 50% di chi pratica un’attività con noi poi rimane iscritto. E sottolineo anche la funzione educativa dello sport che fa crescere i giovani con la cultura dell’impegno e della disciplina, valori che li aiuteranno nella vita e anche a scuola. In questi anni abbiamo puntato molto non solo su mostre, convegnistica ma anche sui centri estivi che sono aperti a tutti: la metà di chi li frequenta non è socio delle canottieri. Facciamo quindi un servizio alla collettività e anche una cosa bella».

Vicenda Tamoil, a che punto siamo e cosa chiedete alle istituzioni?


«Noi nel tempo abbiamo subito danni seri. Basta pensare a quando, sette anni fa, abbiamo dovuto ricementare i pali del palazzetto a causa degli smottamenti del terreno. Inoltre nel 2017 nei nostri pozzi l’acqua era certificata come potabile, ma

Da tre anni chiediamo la revisione dei protocolli sul monitoraggio del sottosuolo

poiché la legge dice che dove c’è un disastro ambientale non si può cavare acqua, abbiamo dovuto usare quella dell’acquedotto, pagando. Ma il tema più grande e rilevante è che sono tre anni che chiediamo la revisione dei protocolli sul monitoraggio del sottosuolo che risalgono al 2011. Noi diciamo che non sono più aggiornati e siamo convinti che i carotaggi vadano fatti per verificare la tenuta della barriera idraulica. Da dati raccolti dalla Canottieri, infatti, si è rilevata la presenza di surnatante (idrocarburi non emulsionati con l’acqua della falda). La barriera idraulica costruita in lato Sud dell’area Tamoil non è dunque idonea a intercettare il surnatante. Pertanto, è possibile e probabile che sia avvenuto, nel corso dell’ultimo decennio, il passaggio di prodotto surnatante dal sito Tamoil a quello Bissolati. E da lì poi verso il fiume. Lo spessore degli idrocarburi in galleggiamento sulla falda varia dai 39 ai 70 centimetri. L’inquinamento quindi non è un problema solo delle canottieri ma di tutto il territorio. È una questione che investe la coscienza civica della città e non solo. Per verificare la tenuta della barriera bisogna scavare dove il fiume non porta via il surnatante. Noi lo abbiamo fatto quotidianamente e non ogni sei mesi, come prevede il protocollo. Non c’è un problema sanitario perché gli idrocarburi sono a una profondità che varia da 5,5 a 9 metri e non portano gas in superficie. Ma creano vuoti e smottamenti. Noi chiediamo alle istituzioni analisi serie sul funzionamento della barriera idraulica: se si scava dove il surnatante non c’è perché viene portato via dal fiume è difficile trovarlo. Noi, invece, lo abbiamo sempre trovato. Occorre quindi cambiare i protocolli».

Sviluppo economico e tutela dell'ambiente fluviale possono convivere? Come?


«Il tema è paragonabile a quello della sicurezza sul lavoro: vanno affrontati con una coscienza civile che non può essere quella di 50 anni. E le aziende devono sapere che è più soddisfacente produrre nel rispetto della sicurezza e dell’ambiente. Il terzo

Il terzo ponte? Si può valutare il progetto insieme

ponte? Si può valutare il progetto insieme, valutarne l’impatto. Ma certo il ponte attuale ha la vita corta e non può andare avanti a lungo. Le infrastrutture sono necessarie e penso ad esempio al raddoppio della linea ferroviaria per Milano: non è possibile che per fare gli 80 chilometri che separano Cremona al capoluogo lombardo ci voglia un’ora e mezza in treno. Architettura e ingegneria hanno fatto passi avanti ed è possibile realizzare opere minimizzando il loro impatto ambientale».

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