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L'OMICIDO DI PARMA

Delitto Tanzi, Mallardo in tribunale. L'ex: "Patrick aveva il diavolo dentro"

Udienza in Corte d'Assise sulla tragica fine del 18enne di Casalmaggiore avvenuta tra il 4 e il 5 maggio 2021

Davide Bazzani

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redazione@laprovinciacr.it

21 Gennaio 2022 - 19:58

Delitto Tanzi, Mallardo in tribunale. L'ex rivive l'orrore: "Patrick aveva il diavolo dentro"

Patrick Mallardo arriva in tribunale (foto Annarita Melegari)

PARMA - La notte dell’aggressione, con i suoi orrori e il furore dei sentimenti, accecati dalla gelosia. Oggi in Corte d’assise a Parma si sono rivissute le fasi dell’omicidio di Daniele Tanzi di Casalmaggiore, ucciso a 18 anni nella notte tra il 4 e il 5 maggio dello scorso anno. Testimone del delitto Maria Teresa Dromì, la fidanzata del 18enne, ex dell’imputato Patrick Mallardo, coetaneo di Daniele, 19enne.

IL RACCONTO DELLA RAGAZZA.

Il racconto della ragazza ha delineato la scena: una figura che si scaglia contro la vittima e che affonda nel suo petto, più volte, il coltello. Daniele è accanto a lei, addormentato, inerme, su un materasso abbandonato nell'ex fabbrica abbandonata di Vicofertile. Lei non capisce chi è quell’ombra scatenata. «Era come se avesse il diavolo dentro», dice ai giudici. Poi lo shock quando l’aggressore alza il cappuccio e lei riconosce Patrick.

In due ore di udienza Maria Teresa descrive il rapporto di quattro anni con Patrick, tra passione, addii e riconciliazioni, insulti e botte. Così, almeno, sostiene lei, apparsa più grande dei suoi 19 anni. Sicura ma a tratti anche incerta, tanto da faticare a ricordare quanti mesi ha convissuto con Mallardo, a casa dei genitori di lui, tra la fine del 2020 e l'inizio del 2021.

Rispondendo alla domanda dell’avvocato Francesco Savastano, uno dei difensori di Mallardo, dice che alla fine aveva scelto Daniele, anche se due volte era uscita con Patrick in quei mesi.

«Quel giorno, nel pomeriggio, eravamo stati al Parco Ducale con altri amici, e c'era anche Mallardo, poi io e Daniele abbiamo deciso di andare alla fabbrica (la struttura di Vicofertile, nda) — spiega Maria Teresa in aula, rispondendo alle domande del pm Fabrizio Pensa —. Abbiamo fumato hashish, poi ci siamo addormentati. E a un certo punto io ho sentito una presenza accanto a me. Una persona incappucciata che ci attacca».

TRENTATRE' LE COLTELLATE A DANIELE TANZI.

Trentatré le coltellate che saranno rilevate dall’autopsia tra cuore e polmoni. «È durato un po’. Mi sembrava un incubo, non capivo. Poi mi ha buttata a terra e mi ha colpito al braccio, mi ha anche rotto il labbro inferiore e avevo un occhio tutto arrossato. Io chiedevo aiuto, gli dicevo: ‘ti do quello che vuoi’. Si è fermato perché mi sono svegliata, ho reagito, altrimenti mi avrebbe uccisa».

TENTATIVO DI DEPISTAGGIO.

Maria Teresa spiega poi il tentativo di depistaggio messo in atto da Mallardo. Lui che la fa scendere al piano inferiore dello stabile diroccato. «Io tenevo lo sguardo basso, ma ho visto che si è tolto i calzini. Sì, era arrivato sopra senza scarpe, altrimenti lì si sarebbe sentito, si muoveva tutto», spiega rispondendo a una delle domande di Francesco Mattioli, il difensore di parte civile per la famiglia Tanzi. Maria Teresa vede mentre si sfila i calzini, ma Patrick si sarebbe cambiato anche la felpa. Una delle maglie solitamente indossate da Mallardo è poi stata ritrovata nel canale che passa accanto alla «fabbrica».

Gran parte del processo si gioca sulla premeditazione. È questa l'aggravante che da sola potrebbe costare l'ergastolo all’imputato. A Mallardo, però, vengono contestati anche i futili motivi, i maltrattamenti e le lesioni nei confronti di Maria Teresa, il porto abusivo del coltello, la sostituzione di persona e la simulazione di reato. 

Se non vuoi che uccida anche te, fai così, mi aveva detto

Patrick avrebbe impartito ordini precisi a Maria Teresa sulla versione da fornire alla polizia, com’era già emerso. Lui era arrivato lì perché lei lo aveva chiamato, gli aveva chiesto aiuto perché lei e Daniele erano stati aggrediti da uno sconosciuto che poi era scappato. «Se non vuoi che uccida anche te, fai così, mi aveva detto. Io l'ho fatto, perché comunque già pensavo di dire la verità una volta da sola con i poliziotti», spiega.

La messinscena regge, seppure solo fino a metà pomeriggio del giorno dopo, quando Patrick fa le sue prime ammissioni, seppure senza un avvocato al fianco. Ma prima era stato lui, a mezzanotte e quaranta, a chiamare il 118, dicendo di essere accorso dopo la richiesta d'aiuto della sua ex fidanzata.

In realtà era vero che la ragazza gli aveva mandato quattro messaggi WhatsApp, subito dopo cancellati, per fargli sapere che lei e Daniele erano nella «fabbrica». «Li avevo mandati anche agli altri della compagnia — precisa rispondendo a una domanda del suo avvocato, Alex Silvestri, che la assiste come parte civile —. E poi era stato Patrick a farmi conoscere la fabbrica».

Ma è su quel rapporto tra lei e Patrick che insistono i difensori di Mallardo, Savastano e la collega Raffaella Santoro. Su quel lasciarsi e riprendersi fatto di ripicche e tradimenti reciproci. Su lei che il giorno dell'omicidio chiede a Patrick di vedersi e chatta con lui. Su lei che in un messaggio del 15 aprile scrive a «Daniele di spaccare la faccia a chi la insulta, come faceva Patrick». «Ero intrappolata nella sua ossessione», dice. Ma è lo stesso Patrick, intercettato mentre telefona dal carcere ai genitori: «Ho fatto un casino, sono distrutto, però lei non c'entra nulla».

Nel corso dell’udienza è stato sentito anche il capo della Squadra mobile, Cosimo Romano, che ha ricostruito la notte del delitto e il giorno seguente fino all’ammissione di Mallardo.

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