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DIBATTITO E SCENARI

Quale futuro per Cremona? «Noi siamo una vera perla, ma adesso servono le 3C...»

Ecco la proposta di Alessandro Zagni (consigliere della Lega) per il rilancio: «Il nostro fascino è immutato ma non basta più. Nella ‘città dei 15 minuti’ ora sono necessari coraggio, competenza e concretezza»

Mauro Cabrini

Email:

mcabrini@laprovinciacr.it

18 Gennaio 2022 - 12:04

Quale futuro per Cremona? «Noi siamo  una vera perla, ma adesso servono le 3C...»

Alessandro Zagni

CREMONA - Innescato dall’editoriale del direttore de La Provincia, Marco Bencivenga, e aperto dall’intervento del vice sindaco Andrea Virgilio, il dibattito sul futuro di Cremona ospitato sul quotidiano prosegue con l’analisi del capogruppo della Lega in consiglio comunale, Alessandro Zagni. Che prima di raccogliere l’invito ad esprimere la sua visione sulla città di domani, si complimenta per l’iniziativa: «Quando si apre un confronto di questo tipo non ho mai dubbi: rappresenta una opportunità di crescita per l’intera comunità».

E poi arriva subito al dunque. Incardinando la prospettiva a tre parole: «Competenza, concretezza e coraggio».

Le 3C del rilancio?
«Sì, penso che descrivano perfettamente e sintetizzino la sfida della città che vogliamo e delle persone che la vorranno cogliere».

Perché?
«Perché la nostra è la ‘città dei 15 minuti’, quella che il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, ha disegnato come modello di vivibilità nel suo programma elettorale, ripreso poi dal sindaco Sala a Milano in occasione della sua rielezione. A Cremona, ogni cittadino può trovare entro 15 minuti tutto quello che gli serve per vivere: negozi, strutture sanitarie, scuole, impianti sportivi, spazi culturali, bar e ristoranti, luoghi di aggregazione e spazi per l’attività all’aria aperta».

E cosa manca allora?
«Ciò che ancora per molti manca, e costringe tanti cremonesi a spostarsi giornalmente, sono le opportunità di lavoro. La prima sfida, dunque, per fare di Cremona la città ideale, è quella di creare più posti di lavoro. Qui il pubblico deve fare la sua parte, con competenza e visione, per stendere il tappeto rosso agli imprenditori e convincere gli investitori a puntare su Cremona. La città deve farsi trovare pronta a questo appuntamento, Cremona deve diventare bella, pulita, decorosa e ordinata: il verde pubblico va curato, i rifiuti non possono essere lasciati sul marciapiede durante il giorno, i parchi e l’arredo urbano vanno rinnovati, la presenza dei vigili nei quartieri deve diventare costante, così come la manutenzione delle strade e dei marciapiedi».

E andrebbero soprattutto potenziati i collegamenti.
«Sia interni alla città che esterni. Mi soffermo volentieri su questo punto: il tema delle infrastrutture, il collegamento in treno con Milano e l’autostrada per Mantova sono questioni cruciali. Se Cremona sarà connessa in modo efficiente e frequente con Milano (come le città dell’Ile-de-France con Parigi), diventerà il posto giusto dove poter vivere. Se le merci delle imprese del territorio potranno viaggiare in tutte le direzioni, sempre più aziende sceglieranno di insediarsi da noi. Il piano di sviluppo del territorio promosso dall’Associazione Industriali, il Master Plan 3C, segna la rotta da seguire».

In quest’ottica, per attirare lavoro serve anche una offerta formativa sviluppata e coerente con la vocazione del territorio.
«E per questo gli investimenti della Fondazione Arvedi-Buschini per rilanciare la proposta universitaria, con il recupero del Campus Santa Monica e l’ex Caserma Manfredini, riempiti di contenuti formativi con i nuovi corsi di studi della Cattolica e del Politecnico, ci offrono la possibilità di creare nuovi residenti».

A contrastare il declino demografico di una città che, purtroppo, segna da anni un trend di calo e di invecchiamento della popolazione.
«Dobbiamo far insediare giovani e famiglie per rilanciare i consumi dei beni e dei servizi e quindi alimentare l’economia e il lavoro degli imprenditori del territorio. La domanda attuale non è sufficiente per sostenere l’offerta dei piccoli imprenditori, artigiani e commercianti, che lavorano in città, anche perché nell’era di Amazon sono cambiate le abitudini di acquisto, per cui bisogna ‘portare’ un maggior numero di persone a vivere la città».

Come fare? Anche qui servono competenze e concretezza.
«E trovarle è l’unica via per promuovere la nostra città, sul piano turistico innanzitutto: Cremona come città della musica, dove la musica e la cultura non devono rimanere chiuse nei palazzi, ma devono permeare la città e chi la vive. Ma Cremona è anche la città del Grande Fiume e delle aziende agricole che la circondano, che portano con sé prodotti di eccellenza, storia, cultura e tradizioni. Facciamo in modo che ogni cremonese diventi ambasciatore della brand identity di Cremona nel mondo e finalmente porteremo in città flussi costanti di turisti interessati a scoprire le nostre eccellenze».

Partendo da dove?
«Dal centro storico, a cui tutti noi siamo legati, perché rappresenta il cuore della nostra città. Necessita di un grande piano di rilancio».

Declinato come?
«Recupero degli immobili sfitti, residenziali, commerciali e dei servizi, maggiore facilità di raggiungimento e fruizione, prevedendo più opzioni di parcheggio, affitti ridotti per chi apre nuove attività, un’isola pedonale che diventi ‘elegante centro commerciale all’aperto’ dove godere della bellezza dei luoghi in sicurezza e tranquillità. Per realizzare tutto questo l’amministrazione comunale non può pensare che sia sempre e solo il privato ad investire, il Comune deve garantire progettualità e risorse, usando appunto competenza, concretezza e coraggio».

E dopo la riqualificazione del centro?
«La qualità della vita».

È già molto alta...
«Inquinamento a parte, di cui dirò, in effetti lo è. Noi, ad esempio, possiamo raggiungere in bicicletta il lungo Po, le società sportive e le canottieri, e possiamo ritornare a godere della bellezza di vivere il centro storico. Tra l’altro anche per questo motivo non è più ammissibile l’apertura di nuovi centri commerciali che spopolano le vie dello shopping cittadino».

E quindi? Dove bisogna intervenire?
«La qualità della vita si misura anche con il tema dell’inquinamento: dobbiamo riempire il progetto Cremona 20/30, in cui mi riconosco, anche di contenuti concreti e di investimenti calendarizzati, non solo di slogan e promesse non mantenute, come quella di spegnere l’inceneritore. Il miglioramento della qualità dell’aria è un obiettivo che si devono porre, ognuno per le proprie competenze, tutti coloro che hanno a cuore il futuro dei nostri figli e del nostro ambiente».

Nello specifico?
«La gestione del ciclo rifiuti deve cambiare rispetto ad oggi, semplificando la vita ai cittadini e puntando a centrare gli obiettivi ambientali: ridurre l’inquinamento, bruciando meno rifiuti e differenziando secondo gli standard più moderni, passando cioè dal modello di raccolta selettiva (i cittadini differenziano) al modello di raccolta congiunta, ove la differenziazione avviene ad opera del gestore, con conseguente facilitazione soprattutto per i soggetti deboli, riduzione anche del traffico veicolare per la raccolta e diminuzione degli impatti ambientali per minori emissioni da incenerimento rifiuti».

Torna alla ‘città dei 15 minuti’, Zagni.
«Dovrà mantenere un elevato livello dei servizi nei quartieri, con il supporto imprescindibile del terzo settore, grande ricchezza della nostra comunità e strumento di aiuto e di sostegno nei confronti dei cittadini più deboli. A questo si aggiungerà una dimensione socio-assistenziale di prossimità, che Regione Lombardia sta implementando e che segnerà il futuro del modello di cura ed assistenza».

Cos’è Cremona oggi? Come la definirebbe?
«È una perla incastonata nella regione più sviluppata d’Italia, ma il suo fascino e la sua storia non sono sufficienti per guardare con fiducia verso il futuro; oggi serve il coraggio di cogliere sfide ambiziose, senza timori e tentennamenti. I sindaci dei grandi centri sognano la città dei 15 minuti: noi ce l’abbiamo già, dobbiamo solo valorizzare e promuovere questo modello, facendoci trovare pronti all’appuntamento».

Perché Cremona è bellissima ma...?
«Noi cremonesi ne siamo innamorati, ma ora è davvero arrivato il momento di immaginarne il futuro e di costruirlo insieme con un lavoro di squadra fatto di tante persone animate da competenza, concretezza e coraggio».
Le 3 C di Zagni. Per una città che non sia più, solo, quella dei 15 minuti.
(2-continua)

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