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DIBATTITO E SCENARI

Quale futuro per Cremona? «Pubblico e privato uniti per la fine dell’isolamento»

Ad aprire la discussione sollecitata dal giornale La Provincia è il vicesindaco Virgilio

Massimo Schettino

Email:

mschettino@laprovinciacr.it

17 Gennaio 2022 - 05:25

Quale futuro per Cremona? «Pubblico e privato uniti per la fine dell’isolamento»

Il vicesindaco di Cremona Andrea Virgilio

CREMONA -  Dopo le sollecitazioni del direttore de La Provincia Marco Bencivenga nel Punto di ieri, apriamo oggi il dibattito sul futuro di Cremona, sui suoi punti di forza e sulle sue debolezze, e su quali trasformazioni siano auspicabili in vista degli scenari di sviluppo di domani.

A inaugurare questa iniziativa è il vicesindaco con delega ai Lavori pubblici, Urbanistica e Patrimonio Andrea Virgilio: «Faccio parte di un’Amministrazione che sta contribuendo in modo decisivo a queste prospettive di sviluppo: fino a qualche anno fa certi temi non venivano considerati nell’agenda politica di questo territorio. Infatti, la prospettiva si fondava su un impianto tardo fordista, che se ha avuto il merito di sollecitare l’avvio della progettualità infrastrutturale, finalizzata a spezzare l’isolamento del territorio — partita, purtroppo, ancora aperta —, non ha approfondito l’idea del suo sviluppo immateriale e delle sue potenzialità, nonostante l’investimento per la cablatura della città. Ora, la dimensione immateriale e quella fisica si intrecciano: l’investimento sull’Università da parte del Comune di Cremona ha consentito non solo di mantenerla in città, fatto non scontato vista la riduzione dei contributi da parte di altri enti, ma ha posto le basi per consentire a questa risorsa di essere centrale anche nei processi di trasformazione di un comparto ricco di storia. La collaborazione virtuosa fra gli Enti pubblici e la Fondazione Arvedi-Buschini, che ha contribuito in modo decisivo alla nuova sede della Cattolica e in futuro del Politecnico, ha permesso l’incontro fra due grandi valori: un pezzo importante del nostro patrimonio storico e un sistema formativo e di ricerca ancorato alle nostre filiere».

CULTURA E PATRIMONIO.


«Questo asse è il filo rosso che dovrebbe accompagnarci nella definizione della città del futuro: sono le persone che danno il senso agli spazi. Siamo lontani dai tempi in cui l’edilizia imponeva le sue forme attraverso l’offerta: ora occorre capire quale sia la vera domanda dei cittadini, occorre accoglierla, avere la capacità di saperla tradurre. Per gli studenti universitari per esempio servirà un’accoglienza aperta, flessibile. Apprezzo il fatto che alcune categorie economiche si siano messe in relazione con l’Università per conoscere e per cogliere nuove opportunità. Altro esempio: Palazzo Grasselli nella città del futuro diventerà il nuovo Conservatorio. Sono stati i cittadini a trasmetterci questa esigenza: non dovrà essere un polo musicale chiuso nella sua autoreferenzialità, perché nella città del futuro anche la cultura dovrà parlare attraverso sistemi armonici, un po’ come un’orchestra che può concedere assoli nella consapevolezza di una regia e del rispetto di quella regia. Lo stesso per il sistema museale che non potrà vivere di luce propria, ma che dovrà contaminarsi con linguaggi, target, spazi non necessariamente ancorati agli interlocutori tradizionali».

LA CITTA' DELLA SALUTE.

«Il direttore Bencivenga ha citato nel suo editoriale le peculiarità di un welfare locale che ha sempre dato grande prova di sé nel quotidiano e nello straordinario di una fase pandemica. Questo ci indica l’importanza di lavorare come soggetto pubblico insieme a servizi sociali territoriali, presenti nei quartieri, vicini ai cittadini. Occorre dare centralità a un privato sociale che a Cremona cresce in qualità e competenza. Servono processi di sussidiarietà e il terzo settore va concepito non come braccio operativo, ma come soggetto in prima fila nell’elaborazione delle politiche territoriali e come soggetto che in questi anni ha consentito il recupero di spazi importanti, promotore di una vera rigenerazione urbana anch’essa partita da una solida competenza immateriale. La città del futuro deve inoltre porsi il tema delle Case di comunità di una filiera specializzata sociale e sanitaria che mette al centro le persone e le fragilità».

AREA TAMOIL.


«Se osserviamo dall’alto questa città ci accorgiamo delle sue potenzialità, della sua storia, del suo rapporto intenso con fiume, delle sue fragilità. Ad esempio, settanta anni fa, con l’arrivo della Raffineria Italia, Cremona era ‘la piccola capitale del petrolio’, ‘l’argentea città dalle torri metalliche’, con la previsione di un porto fluviale e con tutte le contraddizioni urbanistiche che lo sviluppo di una città comporta, ovvero una raffineria costruita a ridosso dei quartieri, con la conseguenza di scelte non certo felici per le prospettive di un territorio. Tamoil è un’area privata, produttiva, con una società che agisce ancor al suo interno. Restiamo tutti affascinati da grandi suggestioni sulla sua riconversione, ma penso che una città possa crescere se gli obiettivi che si pone sono perseguibili concretamente e se c’è la capacità di realizzazione, tappa su tappa. Poniamo dunque le basi per questo futuro, nella consapevolezza che la partita è appena cominciata, che il primo tempo non è ancora finito, che quell’accordo importante che ha tenuto insieme il tema ambientale con quello occupazionale è il fischio d’inizio, perché il primo di questi aspetti è un tema ancora aperto, irrisolto, che ci richiamerà a un surplus di attivazione anche in relazione alle iniziative messe in atto dalle società Canottieri».

AREA INDUSTRIALE E CITTA'.


«Anche per altre zone che comportano un rapporto diretto fra aree industriali e abitato, frutto di quell’idea fordista che perimetra spazi, che normalizza una vicinanza fra il residenziale dell’allora classe operaia e le aziende, abbiamo l’esigenza di gestire quelle scelte perché la città nuova non è frutto di un disegno su un foglio bianco, ma su un foglio già abbondantemente tracciato: la città del futuro deve saper coniugare il diritto all’abitare con quello del fare impresa.

Nella zona industriale serve un piano d’area, ed è più che mai necessario un coordinamento della Provincia e devono essere i soggetti pubblici a definire le legittime prospettive di espansione delle imprese e soprattutto a programmarle sulla base del rapporto con i centri abitati. Le compensazioni devono essere il primo elemento di restituzione alla collettività, che siano barriere antirumore, boschi filtro, infrastrutture. Inoltre, in quell’area, c’è un tema di intermodalità ferro gomma che va sostenuto e c’è da capire se il canale navigabile resta una risorsa o un ostacolo allo sviluppo».

AMBIENTE E SVILUPPO.


«C’è una narrazione sui temi ambientali che tende a porre sul banco degli accusati ‘il progresso’. È vero che nel passato la priorità della produzione ha trascurato il benessere della collettività, ma ora abbiamo l’opportunità di portare questo tema in testa alla nostra agenda. Le nuove tecnologie consentono di coniugare la crescita e la sostenibilità ambientale, e questo ci deve consentire di vincere la scommessa dei prossimi anni ossia sostenere lo sviluppo sganciandolo da un aumento del consumo di risorse naturali. È la sfida che per esempio ci ha lanciato la Fao e che investe tutti i settori: il primario, l’industria, i servizi.

In un territorio che vede il triste primato della pessima qualità dell’aria, anche se negli ultimi 15 anni si è assistito a una progressiva riduzione delle emissioni, occorre perseguire continuamente questo obiettivo, per mezzo dell’efficientamento energetico e dell’innovazione tecnologica. Su questo c’è una sensibilità che sta crescendo anche da parte delle imprese, che riconoscono come le nuove tecnologie siano in grado di generare processi di economia circolare.

A questo punto, bisogna dare atto del fatto che la proposta del superamento del termovalorizzatore, tanto discussa, magari sbagliata nella definizione delle tempistiche, insieme al progetto ‘Cremona 20/30’ rappresentano scelte lungimiranti, coerenti con l’agenda europea e nel merito incontestabili.

Sul versante ambientale saranno importanti interventi di rinaturazione del Po con le risorse del Pnrr, un rapporto di contaminazione fra verde e aree produttive, fra verde e costruito. Il nostro suolo in Lombardia è fra gli ultimi come tasso di urbanizzazione: occorre dunque preservarlo limitando nuove aree edificabili, ma è necessario favorire gli insediamenti negli spazi già disponibili nel nostro Pgt e farlo con richieste importanti di compensazioni ambientali, con l’incremento di aree da piantumare. Cremona ha bisogno di nuove opportunità per il lavoro, ha bisogno di giovani, di famiglie: la questione demografica è una vera emergenza. E ha bisogno soprattutto di formazione per quelle che saranno le professioni del futuro».

IL RUOLO DEI PRIVATI.


«Chiudo da dove sono partito: tutto quello che si svilupperà e si potrà consolidare in questa città potrà sostenersi se Cremona sarà meno isolata. Il tema infrastrutturale è vitale e serve una spinta dell’intero territorio. Se riteniamo positivo il ruolo dell’intermediazione, uno strumento come il Master Plan 3C, deve essere messo al centro. In quest’ottica, anche il sistema privato deve fare la sua parte in termini di risorse e di investimenti. Abbiamo bisogno di un sistema privato diffuso che sostenga con maggior concretezza progetti e patrimonio della città, a partire dalla nostra Fiera».

(1-continua)

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