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San Silvestro, contagi e disdette: il cenone è da asporto

La scelta inevitabile di alcuni ristoratori di fronte all’aumento dei casi e alle rinunce dei clienti. Lupi (Fipe) preoccupato: «Vanificati sacrifici e investimenti. Servono misure compensative»

Bibiana Sudati

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redazioneweb@laprovinciacr.it

30 Dicembre 2021 - 05:25

San Silvestro, contagi e disdette: il cenone è d'asporto

CREMONA - Un incubo, che si sperava fosse finito: è con questo stato d’animo che i ristoratori cremonesi attendono Capodanno sotto la spada di Damocle della pandemia. Dopo avere trascorso il Natale e le giornate che lo hanno preceduto — tradizionalmente dedicate a pranzi e cene tra amici e parenti per lo scambio di auguri — a contare disdette per quarantene o per la paura di contagi, ora si apprestano ad organizzare il Cenone con trepidazione: qualcuno ci crede, pure avendo preso le dovute precauzioni; altri invece hanno alzato bandiera bianca e si sono «arresi».

cenone

I dati sulla diffusione del contagio da Covid hanno fatto optare molti ristoratori per l'asporto

LA FIPE CONFCOMMERCIO CREMONA.


A riassumere la situazione vissuta dal comparto ristorazione è Alessandro Lupi, presidente Fipe Confcommercio Cremona: «L’aumento velocissimo dei contagi prefigura una deriva e una prospettiva sui prossimi mesi ben diversa da quella che auspicavamo – afferma – . Non nascondiamo la nostra preoccupazione. Con responsabilità, accettiamo le nuove restrizioni imposte dal Governo. Ancora una volta non faremo mancare il nostro impegno per il contenimento della pandemia. La priorità, per il comparto è quella di evitare nuove chiusure e nuovi lockdown. Anche sul fine anno, nei nostri locali, prevalgono le disdette. Dettate da nuove disposizioni emanate forse troppo tardi per non avere un impatto economico sulle attività. Le decisioni dell’esecutivo vanificano acquisti di merce, assunzioni di personale, impegni assunti con artisti già scritturati. Senza nessun riferimento a misure economiche compensative che, soprattutto per alcune realtà come discoteche e locali da ballo, andavano identificate ed erogate contestualmente. Senza considerare, poi, che la più normale conseguenza sarà quella di assembramenti in case private, con controlli neppure comparabili a quelli che avremmo potuto garantire nelle nostre attività. Vogliamo, infine, richiamare come, queste nuove norme, siano state inserite in un momento particolarissimo (e impegnativo) come quello delle festività. Chiediamo, pertanto, che, nei controlli, prevalga – almeno in questi primi giorni di applicazione - un approccio educativo e non repressivo. Occorre, ancor di più in questo momento difficile, quella coesione che possa garantire l’applicazione di tutti i protocolli di sicurezza. Evitiamo inutili opposizioni. Al danno, per le nostre imprese, si unirebbe la beffa. Invece occorre che ciascuno, secondo le proprie possibilità e coerentemente al proprio ruolo, lavori per recuperare quel bene comune che è il restituire normalità alle nostre vite».

"CHIUDIAMO E METTIAMO IN FERIE I DIPENDENTI".

Un panorama complesso, nel quale il ristorante pizzeria Dordoni ha fatto la sua scelta sofferta. «Abbiamo paura – afferma Chiara Magri, che insieme al fratello Paco gestisce il noto locale in via Del Sale – . La situazione che abbiamo vissuto a Natale, con numerose prenotazioni cancellate, ci impone di non rischiare: chiudiamo e mettiamo in ferie i dipendenti. Sarebbe troppo impegnativo in termini di costi di personale e materie prime».

Scelta analoga anche al ristorante Melograno di via Beltrami, in pieno centro storico, dove anche quest’anno si dovrà rinunciare alla festa in piazza: «Ho deciso di tenere chiuso già all’inizio di dicembre – spiega lo chef Simone Arcari – . Quest’anno tutto sommato è andata bene, perdere una serata non cambia nulla. Trascorrerò la serata con la mia famiglia».

Anche Chicca Coroneo, titolare della trattoria Quin, che si trova dietro piazza Duomo a Crema, aveva già preso un’analoga decisione alcune settimana orsono. «Il Natale è andato per il meglio, seppur con qualche disdetta dell’ultimo minuto, direi nell’ordine del 20% delle prenotazioni – commenta –: per Capodanno preferiamo prenderci una pausa, peraltro già negli anni scorsi tenevamo chiuso, anche prima del Covid, a maggior ragione ora. Preferiamo lavorare con i ritmi quotidiani, piuttosto che dover fare i salti mortali per tenere a bada chi festeggia il nuovo anno».

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