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CREMA: IL FUTURO DELL'EX COLONIA

Finalpia: "Senza soluzioni l'albergo rischia di finire all'asta"

Lega, M5S e Forza Italia: «Se la banca facesse valere l’ipoteca, per i cremaschi se ne andrebbe un patrimonio»

Dario Dolci

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redazione@laprovinciacr.it

10 Dicembre 2021 - 05:05

Finalpia: "Senza soluzioni l'albergo rischia di finire all'asta"

CREMA - «La banca che ha accordato il mutuo concederà altro tempo, o farà valere l’ipoteca? E degli altri creditori, siamo certi che nessuno presenterà un’ingiunzione di pagamento? In che termini è il rapporto attuale con il nuovo gestore Hyma? Se ci fosse un acquirente, l’immobile sarebbe nella disponibilità della Fondazione oppure si rischia un contenzioso legale?». E ancora: «Quanto tempo rimane per trovare una soluzione? I 50 mila euro che il Comune ha prestato alla Fondazione hanno possibilità di essere restituiti?». Alla polemica politica, Andrea Agazzi, capogruppo della Lega, preferisce la strada della concretezza, anche dopo il comunicato con il quale ieri l’altro Pierpaolo Soffientini, ex presidente della Fondazione Finalpia, a nome anche del Cda uscente, ha replicato alle critiche mosse da alcuni consiglieri comunali nelle ultime settimane. «Per capire cosa fare — prosegue — occorre che Soffientini venga a spiegarci con esattezza in Commissione di garanzia come stanno le cose, perché il rischio che venga dilapidato un patrimonio della città è grande».

RISCHIO DI ANDARE ALL'ASTA

La preoccupazione che la ex colonia marina trasformata in Hotel del Golfo venga messa all’asta è condivisa anche dalle altre forze politiche. «Soffientini si appella allo statuto — commenta Emanuele Coti Zelati de La Sinistra — ma dimentica tre cose. La prima è che l’intero Cda è stato scelto dal sindaco Stefania Bonaldi e che era stata lei a convocare i capigruppo per discutere della situazione di Finalpia. La seconda è che la Fondazione ha avuto dal Comune un contributo di 50 mila euro, che ha richiesto l’approvazione dell’aula degli Ostaggi. La terza è che Finalpia è un patrimonio della città. Nessuna delle strade indicate da Soffientini per risolvere i problemi ha dato i frutti sperati. La Fondazione oggi è sull’orlo del fallimento e se la banca che ha concesso il mutuo facesse valere l’ipoteca, perderemmo un patrimonio. In tutto ciò, non è possibile nemmeno ignorare le responsabilità politiche della maggioranza, priva di strategie. Per ultimo, dico che un Cda non si dimette a fine anno prima di approvare il bilancio».

DEPAUPERAMENTO DELL'IMMOBILE

Di discorso inutile parla Simone Beretta, consigliere di Forza Italia, riferendosi al comunicato dell’ex Cda della Fondazione: «Parlare quando non serve più, peraltro senza dire niente, non aiuta la buona causa di Finalpia. Soffientini è rimasto in carica per anni e quindi è responsabile dell’attuale stato dell’arte che si riassume in un depauperamento certo dell’immobile. E con lui sono responsabili quelli che gli hanno dato copertura politica, in primis il sindaco e il Pd. Il Cavalier Soffientini è stato in silenzio per lungo tempo immaginando di servire sul piatto la soluzione. Ora che non non l’ha trovata, se ne va. Forza Italia da subito aveva fatto la sua proposta: la fusione per incorporazione della Fondazione Finalpia nella Benefattori cremaschi. Ancora oggi siamo in attesa delle ragioni per le quali quella proposta non ha mai ricevuto un’adeguata valutazione».

CDA DELLA FONDAZIONE IN FUGA

Fortemente critico verso l’ex Cda è anche Manuel Draghetti, consigliere del M5S: «Il comunicato del Cda di Finalpia è un elaborato da cui si evince quanto interpreti nella maniera più sbagliata possibile il proprio ruolo. I suoi membri dovrebbero rispondere alla politica, essendo tutti nominati dal sindaco. Sembra invece che ci abbiano fatto un favore a venire in Commissione di garanzia o a fornire ai consiglieri comunali i documenti richiesti. Ricordiamo che quel bene è dei cremaschi, non di un Cda che preferisce la fuga rispetto ad affrontare i problemi, già in essere e da loro sicuramente ampliati negli anni. Se Il Cda deve rendere conto solo ai benefattori, allora lo è anche il Comune, che ha erogato 50mila euro alla Fondazione. Il coinvolgimento del consiglio comunale, invece, è stato nullo negli ultimi due anni. Al di là di tutto, ribadiamo che l’unica strada è la vendita di quell’immobile, affinché i cremaschi possano avere benefici diretti dai proventi derivanti».

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