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CREMA: CASO FINALPIA

La polemica: «Situazione compromessa e solo ora ci chiedono aiuto»

Dalle opposizioni è un coro unanime di critiche dopo le dimissioni dei vertici della Fondazione

Dario Dolci

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22 Novembre 2021 - 05:25

La polemica: «Situazione compromessa e solo ora ci chiedono aiuto»

CREMA - Sono ad alzo zero i commenti politici delle minoranze dopo le dimissioni del Cda della Fondazione che amministra la ex colonia marina di Finalpia, infilatasi in un tunnel dal quale al momento non si vede via d'uscita. All'indomani dell'intervento del sindaco Stefania Bonaldi, che ha illustrato ai capigruppo lo stato dell'arte, chiedendo la collaborazione delle minoranze, le reazioni sono pungenti. «La situazione - afferma Manuel Draghetti del M5S - è imbarazzante ed emblematica. Imbarazzante perché tutta la gestione della vicenda certifica l'incapacità di un Cda, nominato dal sindaco. Emblematica perché il marchio di fabbrica di questi 10 anni di giunta sono disastri in ogni dossier, conditi dalla consueta arroganza che siamo abituati a conoscere, che stride ancora di più con la poca competenza mostrata». Draghetti lamenta l’assenza di confronto: «Sindaco, giunta e Cda hanno sempre fatto di testa loro su Finalpia, salvo chiedere ora collaborazione quando la situazione è talmente compromessa da risultare difficile trovare una soluzione. Cda, sindaco, giunta e maggioranza sembravano entusiasti della soluzione ibrida trovata, che già ad agosto noi avevamo definito impercorribile. L'unica cosa positiva è che finalmente il Cda si è dimesso, anche se si direbbe una fuga. Peccato lo abbia fatto troppo tardi, dopo aver permesso che la situazione diventasse compromessa, con tempi strettissimi per salvare il salvabile».

PATRIMONIO DEPAUPERATO

Pepato anche il commento di Simone Beretta di Forza Italia: «Ho letto la lettera di dimissioni del presidente della Fondazione, Pierpaolo Soffientini le cui motivazioni paiono politicamente deboli e amministrativamente incomprensibili, soprattutto alla luce delle difficoltà in essere. Ho sempre proposto di valutare la fusione per incorporazione della Fondazione Finalpia nella Benefattori cremaschi. Un'idea che, in attesa di scelte condivise, garantiva al meglio un patrimonio, che oggi rischia invece di essere depauperato. Ora si valuti bene cosa fare, commissariamento compreso, se necessario». Beretta non risparmia critiche neppure al sindaco: «Non è stata capace di ascoltare, come sempre. Peggio ancora, ha accettato proposte pasticciate, lasciandoci in eredità una serie di nodi irrisolti. Lei avrebbe dovuto lasciare, ancora prima che lo facessero altri. La Bonaldi è da troppo tempo in palese difficoltà. Ha una responsabilità politica sotto gli occhi di tutti. Oggi si naviga a vista, nella speranza che la barca non affondi».

PATRIMONIO IN PERICOLO

Non fa sconti neppure Emanuele Coti Zelati, de La Sinistra: «Il patrimonio rappresentato da Finalpia è in pericolo e, in questa situazione così difficile, coloro che erano stati scelti dal sindaco la abbandonano proprio nel bel mezzo della tempesta. Talune manovre fatte da questo Cda si sono dimostrate improvvide: l’ultima in ordine di tempo è stato l’affidamento della gestione ad Hyma, una Srl con 10 mila euro di capitale sociale, che avrebbe dovuto versare un canone annuo di 300 mila e arrivare ad acquistare la struttura per 10 milioni di euro. Un po’ come pretendere di moltiplicare pane e pesci. Alle domande dei consiglieri comunali di ogni schieramento non è mai è stata data risposta da un Cda che è stato, nel corso del tempo, davvero criptico e parsimonioso di informazioni. Ad esempio, è stato quasi impossibile avere accesso alla documentazione. Le motivazioni delle dimissioni non fanno eccezione. Se sono note, ma francamente un po' deboli, quelle dell’ormai ex presidente, ignote restano quelle degli altri membri del Cda. Così come non è chiara la situazione debitoria della Fondazione». Per il futuro, Coti Zelati si dice preoccupato: «La maggioranza ha fatto grande affidamento sui soldi che sarebbero dovuti arrivare dalla vendita di Finalpia, fino al punto di spingersi ad organizzare un discutibile ascolto delle realtà sociali del territorio; a queste bisognerà chiarire che quello era fumo negli occhi. La responsabilità politica dell’attuale situazione è tutta di chi ha nominato quel Cda e di chi mai si preoccupa di mettere in discussione l’operato della giunta. Questa situazione è la cartina al tornasole di un atteggiamento politico troppo spesso arrogante e autoreferenziale. Infine, appare quantomeno originale il fatto che, d’improvviso, si cerchi l’aiuto delle altre forze, quasi a voler scaricare le proprie responsabilità».

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