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IL CASO GIUDIZIARIO

Manette illegali e multe e tradimento: lo "sceriffo" a processo

Con lui imputati tre colleghi della Polizia locale: finiranno alla sbarra il 18 gennaio del 2022

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

15 Settembre 2021 - 21:30

Manette illegali e multe e tradimento: lo "sceriffo" a processo

CREMONA - «Beh, trovarsi i due vigili davanti, in aula, sono ancora sotto shock». Lo è Lucia, ammanettata illegalmente, per l’accusa. Caricata in auto e portata al Comando della polizia locale, «io trattata come una criminale». Accadeva la sera del 27 ottobre di un anno fa. Lucia aveva litigato con il compagno, aveva lanciato i suoi effetti personali sul marciapiede davanti a casa. Non era molto in sé, ma l’agente scelto Angelo Sorvillo ci andò giù pesante, secondo il pm Milda Milli. Ci sarà il processo. Il gup ieri lo ha rinviato a giudizio e non solo per questo fatto.


Sorvillo, 33 anni, napoletano di Massa di Somma, agente che arriva dalla carriera militare, è anche il vigile sceriffo che per l’accusa, un anno fa, non in servizio appioppò multe a tradimento, filmando con lo smartphone o annotando dalla finestra di casa, le targhe delle auto parcheggiate in divieto da genitori e nonni all’uscita della scuola materna Castello, in via Garibotti. La stessa dove abita Sorvillo. Che, rientrato in servizio, per l’accusa, compilò falsi verbali, annotando di non aver potuto fare la contestazione sul posto, in quanto «i trasgressori», sette in tutto saranno, non erano lì. C’erano, invece. È cascato male, Sorvillo. Perché tra i nonni multati c’era Raffaele Marongiu, ex comandante dei carabinieri del Nas, uno a cui non la fai. Con Sorvillo, il gup ha rinviato a giudizio tre suoi colleghi. Episodi diversi, il collante sempre lui, il vigile sceriffo che per i suoi metodi da duro, il gip Pierpaolo Beluzzi ha poi sospeso sei mesi dal servizio, misura richiesta dal pm Milda Milli e su cui ha poi messo il timbro il Tribunale del Riesame con una ordinanza durissima.


Il processo ai vigili comincerà il 18 gennaio del 2022. Lucia, parte civile con l’avvocato Marco Fantini, affiancato dal consulente legale Alessandro De Nittis, chiede 60 mila euro di risarcimento. Nel processo è stato citato il Comune come responsabile civile, assistito dall’avvocato Enrico Cistriani, in udienza preliminare. Per il caso manette illegali, Sorvillo è coimputato con il collega Marco Matteucci. Le accuse: abuso d’ufficio e falsità ideologica. Le stesse contestate a Sorvillo nel caso multe. In udienza preliminare c’era l’ex comandante del Nas Marongiu. Non si è costituito parte civile, al processo sarà uno dei testimoni del pm. Rientrato dal servizio, il vigile sceriffo compilava i preavvisi di accertamento dell’infrazione: 60.90 euro. Preavvisi notificati ai sette trasgressori, che hanno pagato la multa (il danno arrecato ) e poi presentato gli esposti.


Altro fatto. Sorvillo è accusato di abuso d’ufficio, in concorso con gli agenti Paolo Villa e Giacomo Trimarchi. L’episodio risale al 13 ottobre del 2020. Secondo chi ha indagato, il collega Villa da tempo non era in buoni rapporti con Luigi, suo vicino di casa. Avrebbe chiesto un favore personale a Sorvillo che quel martedì, durante il servizio, si è presentato a casa di Luigi con la scusa di un accertamento amministrativo «senza che ve ne fosse motivo alcuno». Sorvillo era con il collega Trimarchi. Luigi voleva capire il motivo del controllo. «Che me stai a interrogà?», gli ha ribattuto Sorvillo, che ha buttato a terra i documenti di identità chiesti al residente. E Luigi, insospettito, ha filmato la scena. Prima di andarsene, Sorvillo gli ha portato via dal portaombrelli un mattarello da cucina. Sceso in strada, lo ha messo nel bagaglio dell’auto di servizio. Per l’accusa, Sorvillo e Trimarchi avrebbero commesso un falso: nel verbale non avrebbero scritto di aver sequestrato o comunque rinvenuto il mattarello. Nelle 12 pagine di ordinanza, i giudici del Tribunale del Riesame di Sorvillo hanno scritto: «Un evidente senso di impunità connota il suo operato», «personalità incline a soprusi e sopraffazioni e dalle «modalità sprezzanti attraverso le quali abusava dei poteri di pubblico ufficiale». Un agente che «ha reiteratamente agito in totale spregio delle disposizioni che disciplinano l’esercizio dei poteri pubblici». E che «ha usato il suo potere per scopi personali o comuni con altri colleghi del reparto». 

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