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ABUSO D'UFFICIO E FALSITÀ IDEOLOGICA

Multe a tradimento, chiesto il rinvio a giudizio per quattro vigili

L'agente Sorvillo era già stato sospeso, ora sono finiti nei guai altri tre colleghi

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

21 Luglio 2021 - 19:57

Multe a tradimento, chiesto il rinvio a giudizio per quattro vigili

CREMONA - Il napoletano Angelo Sorvillo, 33 anni da compiere l’11 agosto e sospeso sei mesi dal servizio; il romagnolo Marco Matteucci, 33 anni già compiuti; il cremonese Paolo Villa, 48 anni, e il lodigiano Giacomo Matteo Trimarchi, 35 anni da compiere. Sono i quattro vigili per i quali la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio: il 28 luglio si terrà l’udienza preliminare. Le accuse vanno dall’abuso d’ufficio alla falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici per diversi episodi accaduti tra ottobre e novembre del 2020. Con l’agente Sorvillo imputato in tutti i fatti contestati. A cominciare dal caso delle multe che avrebbe affibbiato a tradimento a nonni e genitori in attesa sulle auto in divieto di sosta dei nipotini e figli all’uscita della scuola materna Castello, in via Garibotti. La stessa dove abita Sorvillo, per l’accusa il ‘vigile-sceriffo’, al quale quelle auto in divieto avrebbero dato fastidio.

Così fastidio che, secondo chi ha indagato, benché non in servizio, Sorvillo sarebbe sceso in strada per filmarle con lo smartphone. Rientrato al Comando, completava il lavoro: si sedeva alla scrivania, compilava i preavvisi di accertamento dell’infrazione: 60.90 euro. Preavvisi notificati ai sette trasgressori, che hanno comunque pagato la multa e poi presentato gli esposti. È che il vigile Sorvillo un errore lo ha commesso. Nei preavvisi, ha scritto di non aver potuto contestare la multa al momento dell’accertamento, perché il trasgressore «era assente». Falso. I «trasgressori» erano tutti sulle loro auto. È incappato male, il vigile Sorvillo, perché uno dei nonni multati è Raffaele Marongiu, già comandante dei carabinieri del Nas di Cremona. Se ne è accorto subito. Il 12 novembre lui era a bordo dell’auto. Così come Lucian. Il 16 novembre erano a bordo delle loro auto Giovanni e Nertilia. Il 23 novembre, sulle loro auto c’erano Caterina, Brunilda e Alexandra.

All’agente Sorvillo è contestato l’abuso d’ufficio per aver arrecato un danno ai sette che hanno pagato la multa. E c’è la falsità ideologica per aver scritto il falso nel preavviso di accertata violazione per divieto di sosta. «Il conducente era assente». Sorvillo è anche accusato di abuso d’ufficio, in concorso con gli agenti Villa e Trimarchi. Il fatto risale al 13 ottobre del 2020, martedì. Secondo chi ha indagato, il collega Villa da tempo non era in buoni rapporti con Luigi, suo vicino di casa. Avrebbe chiesto un favore personale a Sorvillo che quel martedì, durante il servizio, si è presentato a casa di Luigi con la scusa di un accertamento amministrativo «senza che ve ne fosse motivo alcuno». Sorvillo era con il collega Trimarchi. Luigi voleva capire il motivo del controllo. «Che me stai a interrogà?», gli ha ribattuto Sorvillo, che ha buttato a terra i documenti di identità chiesti al residente. Luigi, insospettito, ha filmato la scena.


Prima di andarsene, il vigile Sorvillo gli ha portato via dal portaombrelli un mattarello da cucina. Sceso in strada, ha messo il mattarello nel bagaglio dell’auto di servizio, ha multato l’auto del residente regolarmente parcheggiata. Luigi pagherà comunque la sanzione. Per l’accusa, Sorvillo e Trimarchi avrebbero commesso un falso, omettendo di scrivere nel verbale di aver sequestrato o comunque rinvenuto il mattarello. Su richiesta del pm, il gip Pierpaolo Beluzzi aveva sospeso dal servizio per sei mesi Sorvillo, misura confermata dal Tribunale del Riesame con una ordinanza (12 pagine) durissima nei confronti del vigile. «Un evidente senso di impunità connota il suo operato», «personalità incline a soprusi e sopraffazioni e dalle «modalità sprezzanti attraverso le quali abusava dei poteri di pubblico ufficiale». Un agente che «ha reiteratamente agito in totale spregio delle disposizioni che disciplinano l’esercizio dei poteri pubblici». E che «ha usato il suo potere per scopi personali o comuni con altri colleghi del reparto». 

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