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ASST CREMONA

No vax sospesi ma in corsia: l'ultimatum del dg Rossi

Lettera dai toni duri indirizzata ai primari: "Segnalate tutti gli operatori non vaccinati"

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

05 Settembre 2021 - 10:40

No vax sospesi ma in corsia: l'ultimatum del dg Rossi

CREMONA - Gli operatori sanitari no vax che lavorano nonostante gli Ordini professionali di appartenenza li abbiano sospesi. Camici bianchi e infermieri che, «rivendicando una presunta contrarietà ideologica e/o una sedicente dittatura sanitaria», non osservano le misure anti Covid. Dal «mancato o scorretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale», al «mancato rispetto del distanziamento», alla «presenza in servizio nonostante la sospensione». A fronte delle segnalazioni arrivate, Giuseppe Rossi, direttore generale di Asst Cremona, competente sugli ospedali Maggiore e Oglio Po, ha detto basta. E ha chiesto a primari, responsabili, coordinatori delle Unità operative, di segnalare alla direzione i bastian contrari che rischiano sanzioni, evidenziando come vaccinarsi non sia «solo utile», ma «anche giusto».


Rossi lo ha fatto attraverso una lettera dai toni duri, inviata anche alle direzioni mediche dei due ospedali. Due pagine firmate dal direttore amministrativo Gianluca Bracchi, dal direttore sanitario Rosario Canino, dal direttore sociosanitario Paola Mosa. Trentasette righe in tutto. Oggetto: «Segnalazioni di condotte operatori sanitari non vaccinati». Una lunga premessa. Il dg Rossi torna ai mesi «appena trascorsi, così duri e insoliti che hanno inevitabilmente imposto la ricerca di una nuova razionalità organizzativa all’interno dell’Azienda, resa possibile grazie al contributo di tutti gli operatori che con la loro preziosa e competente opera e con enorme sacrificio hanno garantito, anche con la perdita di vite umane, un’assistenza qualificata e spesso eroica». Rossi ricorda che il legislatore ha introdotto l’obbligo di vaccinazione del personale sanitario, titolo per lo svolgimento della professione. Chi sgarra, sa cosa rischia.


«Essendo tassativi i casi normati, trattandosi di atti d'ufficio la cui omissione potrebbe comportare per l’Ente la configurazione di responsabilità penali, civili, ed erariali, la direzione aziendale sta mettendo in campo quegli obblighi che derivano dalla legge medesima e il comportamento del lavoratore che per ‘convinzione personale’ manifesta un atteggiamento obiettore rispetto al vaccino, rifiutandone la somministrazione, comporta necessariamente delle conseguenze in termini di valutazione oggettiva della sua idoneità alle mansioni». Non solo il datore di lavoro, l'Asst, ma anche il lavoratore «è tenuto a rispettare precisi doveri di sicurezza e protezione nello specifico, la tutela della propria salute nel rispetto delle altre persone con cui può entrare in contatto». tutela della salute che «nelle professioni sanitarie, rientra tra le caratteristiche della mansione stessa e, nel rispetto di tale principio, la normativa pandemica richiede di distinguere – tra i singoli – il diritto a non essere contagiati di chi è a maggior rischio di malattia o di decesso, anche attraverso una ragionevole limitazione dell’autodeterminazione di altri soggetti meno svantaggiati».


Dalla «doverosa premessa» all’ultimatum ai disobbedienti. «Richiamata la gravità di tali condotte, si chiede che le stesse vengano rese note alla scrivente direzione, al fine di promuovere gli opportuni adempimenti sanzionatori e le necessarie valutazioni di iniziative riparatorie, a tutela dell’immagine dell’Ente e dell'esposizione dello stesso ad eventuali azione risarcitorie da parte di soggetti terzi». Una caccia alle streghe? «È un richiamo formale al rispetto delle norme di prevenzione anti contagio – spiega Rossi —, a continuare ad utilizzar i dispositivi di protezione anche se si è vaccinati. L’attenzione non va abbassata da parte di nessuno. Non è ancora il momento di rilassarsi ed è auspicabile mantenere un comportamento rigoroso, in ogni situazione, a maggior ragione in un ospedale. È fondamentale usare i dispositivi in maniera corretta per la tutela della salute di tutti. Alla direzione sta a cuore la salute dei propri dipendenti e delle persone che scelgono di curarsi nelle nostre strutture». 

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