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CORONAVIRUS. LE VACCINAZIONI

O vaccinati o trasferiti: ultimo avviso ai No vax

Dopo l’invito a immunizzarsi caduto nel vuoto, parte la richiesta di sanzioni per 40. Potranno essere demansionati con taglio di stipendio e l’Ordine può sospenderli

Massimo Schettino

Email:

mschettino@laprovinciacr.it

29 Luglio 2021 - 06:30

O vaccinati o trasferiti: ultimo avviso ai No vax

CREMONA - Sono una quarantina i professionisti e gli operatori sanitari non vaccinati residenti in provincia di Cremona che hanno ricevuto i primi atti di accertamento inviati dall’Ats Val Padana, dopo aver ignorato sia il primo che il secondo avviso. In tutto sono 107 le lettere già inviate fra Cremona e Mantova e altre 100 circa sono in corso di spedizione.

«Sul territorio dell’intera Ats — spiega Cristina Somenzi, direttrice del Dipartimento Igiene e prevenzione dell’Ats Val Padana — la riceveranno circa mille persone, di cui circa 500 in provincia di Cremona». 

La vaccinazione costituisce requisito essenziale per l’esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative

Si tratta di una comunicazione prevista dal decreto legge 44 dell’aprile 2021 che «per assicurare adeguate condizioni di sicurezza» prevede «l’obbligo vaccinale per gli esercenti professione sanitaria e per gli operatori di interesse sanitario che svolgono la propria prestazione nelle strutture sanitarie; nelle strutture sociosanitarie; nelle strutture socioassistenziali; nelle farmacie e nelle parafarmacie; negli studi professionali».

Per queste categorie «la vaccinazione costituisce requisito essenziale per l’esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative». Può essere evitata solo in caso di accertato pericolo per la salute dovuto a particolari condizioni cliniche documentate. In mancanza di una buona ragione (certificata) per l’inosservanza dell’obbligo vaccinale, e dopo un primo e poi un secondo avviso, scatta «l’atto di accertamento da parte dell’azienda sanitaria locale» che «determina la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da Sars-CoV-2».

Stringata la comunicazione inviata: «La Signoria Vostra risulta ancora non vaccinata e pertanto si accerta l’inosservanza dell’obbligo previsto dalla legge. Con atto separato verrà informato il datore di lavoro».
Oltre ai soggetti interessati, gli atti di accertamento sono stati inviati, infatti, anche agli Ordini di appartenenza, che valuteranno l’eventuale sospensione, e al datore di lavoro. Che, con questo documento in mano, valuta se i sanitari no vax siano impegnati in mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano il rischio di diffusione del contagio e, nel caso, «adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni diverse, anche inferiori, con il trattamento corrispondente alle mansioni esercitate, e che, comunque, non implicano rischi di diffusione del contagio. Quando l’assegnazione a mansioni diverse non è possibile, per il periodo di sospensione non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominato». Insomma con l’atto di accertamento il sanitario non vaccinato da una parte rischia un provvedimento del suo ordine professionale e dall’altra viene assegnato dal suo datore di lavoro ad una mansione diversa, con conseguenze anche sullo stipendio.

«Mi sarebbe piaciuto — spiega Somenzi — non dover mandare nemmeno uno di questi atti di accertamento. Chi ha scelto di opera nella Sanità, infatti, lo ha fatto per prendersi cura degli altri. Chi non vaccina, invece, mette a rischio la salute e la vita delle persone di cui dovrebbe farsi carico. E pensare che i sanitari sono quelli che hanno avuto la possibilità di immunizzarsi prima di tutti gli altri e noi ora stiamo rincorrendo chi a quest’ora dovrebbe essere già vaccinato da tempo».

Somenzi fa anche il punto di questa rincorsa: «un percorso in divenire che si avvale delle informazioni fornite dalle Regioni che si scambiano fra loro le informazioni sui soggetti vaccinati. Proprio in questi giorni abbiamo ricevuto un piccolo elenco aggiuntivo di circa venti nomi a cui dobbiamo ancora inviare il primo avviso. In tutto sono 1.285 gli operatori sanitari a cui abbiamo mandato la prima comunicazione. Di questi, a 770 abbiamo inviato anche il secondo avviso. Sono invece 125 quelli che hanno prodotto un certificato che attesta la necessità di differire la vaccinazione, mentre 17 sono coloro per cui un medico ha attestato che per le loro condizioni di salute il rischio è maggiore del beneficio atteso. Altri 34 sono inscritti ad un ordine delle professioni sanitarie, ma non svolgono quell’attività. Infine attualmente 83 sono prenotati per la vaccinazione».

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