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CREMONA. L'INTERVISTA

Govoni: «Il mio sogno? Donare futuro a tutti i bimbi»

L’impegno sul fronte con Still I Rise, le scuole e i progetti. Il 2020 di coraggio e resistenza del 27enne cremonese

Daniele Duchi

Email:

dduchi@laprovinciacr.it

17 Gennaio 2021 - 08:36

Govoni: «Il mio sogno? Donare  futuro a tutti i bimbi»

Nicolò Govoni, 27enne cremonese guida della Ong Still I Rise

NAIROBI/KENYA (17 gennaio 2021) - «Mi può chiamare fra mezz’ora? Ho una riunione in Meet, poi sono libero». Sullo smartphone compare «Govoni Grecia»: è il numero di cellulare che Nicolò Govoni aveva a Samos, l’isola greca al confine fra Oriente e Occidente, uno dei punti di passaggio dall’incubo siriano ai sogni di una normalità, nella non sempre accogliente Unione Europea. «Govoni Grecia» è l’inizio della storia del 27enne cremonese, che è stato candidato al Premio Nobel per la pace e che ora ha la determinazione di realizzare un sogno: far sì che l’istruzione segni il riscatto di bimbi profughi e nei paesi in via di sviluppo. Tutto questo oggi ha il volto di Govoni e si concretizza nell’organizzazione di Still I Rise.
«Eccomi, sono pronto. È stata una settimana veramente intensa. Lunedì scorso hanno preso il via le lezioni nella nuova scuola internazionale qui a Nairobi. Meglio di così, il 2021 non poteva iniziare», dice Govoni, a migliaia di chilometri da Cremona, ma disponibile nel raccontarsi al giornale della sua città.

Il bilancio del 2020 appena concluso?
«Come per tutti, l’essersi lasciati alle spalle il 2020 rappresenta un sollievo, a cui si affianca la speranza che la pandemia finisca o si attenui. Al tempo stesso il 2020, col suo carico di incertezza e di dolore, ci ha insegnato molto, ci ha fatto crescere».

Quando dice ci ha fatto crescere a cosa si riferisce?
«Penso alla nostra organizzazione. Il 2020 è stato un anno in cui abbiamo dovuto mettere mano alla riorganizzazione di Still I Rise, pensare a una struttura che potesse e possa far fronte alla complessità del mondo, ma anche alla crescita delle nostre attività. Il 2020 ci ha messo davanti a una scelta».


Quale?
«O si decideva una svolta professionalizzante oppure rischiavamo di fermarci e magari vanificare gli sforzi fatti fino a qui. Il 2020 ci ha messo a dura prova, come è accaduto a tutti. Il Covid ha reso tutto più difficile, non da ultimo ad un certo punto dell’anno abbiamo visto affievolirsi le donazioni di cui la nostra associazione vive. Era necessario fare un salto di qualità organizzativo».

INTERVISTA INTEGRALE SU LA PROVINCIA DEL 17 GENNAIO 2021

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