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LOMBARDA SORESINESE

Sesto esce, l’Unione muore. Il sindaco: «Non aveva senso»

Resta aperta la questione legale. Secondo il Tar il Comune deve pagare 104 mila euro. Duro attacco di Sisti (Castelvisconti)

Luca Ugaglia

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redazione@laprovinciacr.it

12 Giugno 2021 - 08:00

Sesto esce,  l’Unione muore. Il sindaco: «Non aveva senso»

SESTO - Di fatto l’Unione Lombarda Soresinese non esiste più. Si è staccato anche l’ultimo pezzo che poteva (almeno sulla carta) farla considerare ancora tale. Il consiglio comunale di Sesto, con l’astensione della minoranza, ha approvato il recesso dell’amministrazione guidata dal sindaco Francesca Maria Viccardi. Dunque sulla barca ormai naufragata, dopo il ritiro in questi anni degli altri comuni che la tenevano a galla (l’ultimo in ordine di tempo è stato Azzanello qualche mese fa) è rimasto solo il Comune di Castelvisconti guidato dal sindaco Alberto Sisti, che è anche il presidente dell’Unione stessa. Quella di giovedì, del resto, è la cronaca di un epilogo annunciato visto che il matrimonio tra Sesto e l’ente sovracomunale è stato in pratica sempre e solo rato ma mai consumato. Perché Sesto, da quando nel 2016 è entrato nella «famiglia allargata», non ha mai potuto erogare alcun servizio ai cittadini dei paesi membri perché proprio l’Unione, per contrasti politici, ha bocciato la delibera del trasferimento delle funzioni. Per usare una metafora della mobilità, è come se il Consiglio avesse tolto le chiavi alla macchina che avrebbe dovuto guidare Sesto prima ancora di accenderla.

A spiegare le ragioni della delibera che sancisce il divorzio è stata propria lei, Viccardi: «In questi anni – ha ricordato il sindaco

Esercitiamo il diritto di recesso perché non si è mai concretizzata la gestione associata di nessuna funzione e nessun servizio

in un passaggio del suo intervento – abbiamo cercato di trovare soluzioni fuori dallo statuto chiedendo all’Unione anche un tavolo di confronto per uscire da una situazione ingestibile, ma sempre con esito negativo. Esercitiamo dunque il diritto di recesso perché non si è mai concretizzata la gestione associata di nessuna funzione e nessun servizio. Potevamo uscire nel luglio 2020, ma questo avrebbe comportato l’applicazione della sanzione di 10 euro per ogni abitante e quindi non l’abbiamo fatto per evitare un danno economico al Comune; usciamo oggi perché la nuova normativa regionale approvata nel novembre 2020 sancisce per i comuni il diritto di recedere dalle unioni senza incorrere in sanzioni».

Resta però ancora viva la parentesi legale aperta un anno e mezzo fa dal decreto ingiuntivo con il quale il Tar di Brescia, accogliendo il ricorso dell’Unione, ha ordinato a Sesto di rimborsare alla stessa Unione 104 mila euro per spese di personale, consulenza e segreteria sostenute nel 2017 e 2018. Sesto però si è opposto, ricorrendo contro il provvedimento e definendo il credito vantato «assurdo, ingiustificato e illegittimo». I giudici devono ancora pronunciarsi in merito.

«Mi fa piacere – ribatte Sisti – che Sesto abbia applicato il recesso: significa che la giunta ha ammesso di far parte dell’Unione e quindi giustifica la richiesta di rimborso delle spese generali che gli abbiamo rivolto. Con questa delibera conferma la tesi che abbiamo sempre sostenuto noi e a maggior ragione il Tar ci darà soddisfazione. Anche Sesto voterà in autunno e non è detto che questa amministrazione sarà riconfermata visto che non sta tutelando gli intessi dei suoi cittadini; ha tentato l’unione con Cappella Cantone e poi con Castelverde ma non gli è andata bene in nessuno dei due casi e poi è venuta con noi: gli abbiamo trasferito servizi come la polizia locale, ma alla fine ha fatto quello che ha voluto. La storia è ricca di eventi».

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