Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

CORONAVIRUS: LE MUTAZIONI

Varianti osservate speciali. Nuovi casi inglesi al 95%

Il dirigente dell’Ats Vezzosi: «Focolai rapidi, più aggressiva della precedente del 40%»

Cristiano Mariani

Email:

cmariani@laprovinciacr.it

20 Maggio 2021 - 09:54

Varianti osservate speciali. Nuovi casi inglesi al 95%

Luigi Vezzosi dirigente medico dell’Unità operativa per la prevenzione delle malattie infettive dell’Ats Val Padana

CREMONA - Liberi dal Coronavirus, ma solo da quello «originario». Perché in provincia di Cremona, ormai, la variante inglese non solo ha surclassato il Covid che avevamo conosciuto nel 2020, ma di fatto lo ha «sostituito». Tanto che, stando all’ultima rilevazione, l’incidenza sui nuovi casi si avvicina al 95%. Ad assicurarlo, tenendo comunque a precisare come il dato «sia in linea con la tendenza nazionale», è Luigi Vezzosi, dirigente medico dell’Ats Val Padana. Dal suo punto d’osservazione, vale a dire il vertice dell’Unità operativa per la prevenzione delle malattie infettive, segue l’evoluzione della Sars-Cov 2 sin dalla sua comparsa nella striscia di Lombardia stretta tra Mincio, Po e Serio. E ammette: «Il vecchio ceppo, a volte, addirittura non si trova più». Ma se la mutazione riscontrata per la prima volta oltre Manica non sembra essere tale, da vanificare gli effetti immunizzanti dei vaccini, è pur vero che sia caratterizzata da una «maggiore contagiosità e aggressività».

In buona sostanza, si diffonde attraverso focolai «improvvisi e molto rapidi», analizza Vezzosi, «come quelli riscontrati recentemente nel Cremasco». Ma al di là della portata degli effetti del «nuovo» Coronavirus sull’organismo di chi ne venga infettato, maggiore del 30-40% rispetto al precedente, la mutazione ha altri due aspetti sinistri. In primo luogo, la fase di latenza dei sintomi è più lunga, rendendone l’identificazione meno tempestiva. E a differenza del ceppo originario, colpisce frequentemente i giovani. Tanto che, tra i più recenti casi di positività, la fascia d’età compresa tra gli 0 e i 27 anni si attesta al 25%. «Le case produttrici di vaccini — entra nel dettaglio il dirigente dell’Agenzia per la tutela della salute delle province di Cremona e Mantova — ne attestano l’efficacia sulla variante inglese. Sebbene, nell’ambito di alcuni focolai, sia stata riscontrata la presenza anche di vaccinati con la seconda dose. Queste persone — la sottolineatura — non sembrano però sviluppare sintomi marcati. E comunque, l’efficacia dei vaccini, di per sè, è stimata mediamente attorno al 95%».

Come dire, mutazione o meno, la copertura non può essere del 100%. E se la temibile variante brasiliana, in terra cremonese,

Sono invece già una decina i casi della nigeriana

non è ancora comparsa; «sono invece già una decina i casi della nigeriana». Quest’ultima, peraltro, pare non essere più aggressiva dell’inglese.
Va da sè come la prima ondata del virus sia riuscita a colpire tanto duramente, soprattutto in Lombardia, sfruttando una sorta di effetto sorpresa. Un fattore ormai venuto meno, sebbene l’infezione sia potenzialmente più letale. «Indubbiamente c’è una maggiore tempestività nella diagnosi, con l’aumentata capacità di eseguire tamponi. Identificare prima — aggiunge Vezzosi — significa un trattamento tempestivo e comunicazione rapida in caso di contatti. Inoltre, c’è stata un’evoluzione della terapia».

Facile immaginare come la variante britannica, qualora fosse stata predominante nella prima ondata, avrebbe provocato ancora più danni in termini di lutti. «I focolai si manifestano improvvisamente in un arco ristretto di tempo. Ma agendo tempestivamente — garantisce lo specialista — si possono gestire al meglio».
Inglese, brasiliana, nigeriana, ma non solo. Il campionario delle mutazioni sembra destinato ad evolversi ulteriormente. «Il virus cambia, è evidente. Ma concordo con chi invita ad evitare l’allarmismo. Del resto, stiamo monitorando il fenomeno giorno dopo giorno. E tendenzialmente — la precisazione confortante — osserviamo una notevole flessione dei positivi nella fascia oltre i 65 anni. Indubbiamente, si tratta dell’effetto della campagna di vaccinazioni. La gran parte della popolazione colpita, attualmente, è quella compresa fra i 19 e 64 anni».

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400