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«Vaccinati e guariti non rischiano più polmoniti killer»

Il radiologo Borghetti: «Da ottobre a oggi soltanto tre recidive»

Cristiano Mariani

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cmariani@laprovinciacr.it

15 Maggio 2021 - 06:50

«Vaccinati e guariti non rischiano più le polmoniti killer»

Il radiologo Maurizio Borghetti

CREMA - Chi ha sviluppato e sconfitto la malattia, anche in caso di una nuova positività, è al sicuro dalla polmonite interstiziale. Vale a dire l’arma, utilizzata dal Covid per uccidere. E considerato che gli anticorpi dei guariti sono i medesimi indotti dai vaccini approvati sino ad ora, va da sé come anche coloro che abbiano ricevuto le dosi siano al sicuro dalla peggiore delle conseguenza della Sars Cov-2. E pure nell’eventualità di un ulteriore contagio, è pressoché impossibile che approdino in un reparto di Terapia intensiva, combattendo la battaglia per la vita con un casco per la ventilazione assistita come ultimo baluardo. Ad assicurarlo è un medico che, da oltre un anno, sta diagnosticando un’infezione polmonare dopo l’altra, aggiornando la statistica di chi rischia, o a rischiato la vita nel Cremasco, a causa del Coronavirus.

Dal primo ottobre abbiamo rilevato solo tre recidive di polmonite Covid e nessuna negli ultimi due mesi

Maurizio Borghetti, specialista in radiologia da 35 anni in servizio all’ospedale Maggiore, parla dati alla mano. E i numeri sono quelli degli esiti degli accertamenti eseguiti con la Tac, la Tomografia assiale computerizzata. «Si tratta dell’unico strumento in grado di valutare con certezza le conseguenze del Covid su alveoli e tessuti» garantisce, snocciolando le statistiche del reparto, in cui lavora prima di passare ai turni da volontario al centro vaccinale. «Dal primo ottobre — spiega — abbiamo rilevato solo tre recidive di polmonite Covid e nessuna negli ultimi due mesi. Ciò — specifica il medico di origine romagnola — conferma e rafforza le conclusioni dello studio condotto recentemente dai colleghi dell’ospedale San Raffaele, riguardo la persistenza dell’immunità». Ma non è tutto: «Se aggiungiamo che l’ultima ondata è stata prevalentemente caratterizzata dalla variante inglese, il dato da noi riscontrato conforta anche sulle mutazioni del virus. E la Tac, se ampiamente impiegata come da noi a Crema, risulta utilissima pure in queste valutazioni». Il perché è presto detto: «Questo tipo di strumento consente di valutare l’effettiva pericolosità della malattia e non il semplice contagio».

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