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La maggioranza a pezzi, si dimette il capogruppo

Marco Arcari lascia il consiglio comunale senza motivare la decisione

Andrea Arco

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andreaarco23@gmail.com

19 Maggio 2021 - 10:00

La maggioranza a pezzi, si dimette il capogruppo

L'ormai ex capogruppo Marco Arcari

TICENGO - Dopo giorni di assoluto riserbo, in realtà perdurato poi anche ieri con la conferma del silenzio stampa, nel consiglio comunale (a porte chiuse) di lunedì sera Marco Arcari, capogruppo di maggioranza e predecessore dell’attuale sindaco Mauro Agarossi, ha deciso di formalizzare le sue dimissioni e ha lasciato il consiglio comunale. Non l’ha fatto di persona ma ha affidato la comunicazione al primo cittadino. Al suo posto entra in squadra Fabio Bolzoni. Nel «consesso flash», durato appena pochi minuti, non sono state però chiarite le motivazioni del gesto. Forti le contestazioni del consigliere Matteo Gorlani che vuole andare fino in fondo: «Le dimissioni vanno sempre motivate ma il sindaco ha deciso di non informarne il consiglio. Chiederò copia della lettera per fare chiarezza». Neanche a dirlo, scoppia un nuovo caso.

Ticengo ha poco meno di 500 anime ed è uno dei più piccoli municipi del Cremasco. Eppure detiene, curiosamente e almeno per ora, il record annuale di crisi politiche nel territorio. L’ultimo, datato lunedì sera, riguarda le «dimissioni fantasma» di Arcari, ex fascia tricolore e capogruppo della compagine amministrativa, ma nemmeno il tempo di metterle a protocollo ed ecco che spunta un nuovo affaire: il giallo delle motivazioni, ad oggi nebulose. Il tutto, comunque, ha radici più profonde.
Non fosse per la pesantezza delle accuse, si potrebbe pensare a un Pesce d’Aprile, proprio perché il caso «appaltopoli di Ticengo» è diventato materia d’interesse comune proprio il primo giorno del mese.

Sotto la lente d’ingrandimento il camposanto del paese e l’appalto per riverniciarlo: «I lavori di rifacimento degli intonaci e di ritinteggiatura del cimitero sono stati affidati dall’amministrazione comunale guidata da Mauro Agarossi senza gara a due ditte: dell’una amministratore e socio illimitatamente responsabile è il figlio del sindaco e l’altra è condotta dal padre di un assessore. Importo complessivo: 15.880 euro. È quanto si legge in un esposto di 70 pagine consegnato dal consigliere di minoranza Matteo Gorlani ai carabinieri di Soncino e diretto alla Procura di Cremona», documentava il giornalista Massimo Schettino all’alba del cimitero-gate. Ma la vicenda non si concluse in breve tempo e, anzi, assurse agli scomodi onori delle cronache anche la pensilina della fermata dello scuolabus in piazza Caduti, affidata direttamente, sempre secondo la denuncia presentata da Gorlani ai militari in quel di Soncino, ancora al cerchio magico del parentado. Comportamenti assolutamente legittimi? Poca opportunità dal punto di vista amministrativo? Vere e proprie violazioni del Codice? Questo lo stabilirà la giustizia, che deve fare il suo corso e che vede sempre e comunque tutti innocenti fino a prova contraria, ma le questioni politiche sono altro conto. Pare pensarla così, o almeno è quello che è lecito ipotizzare visto il diniego a confrontarsi sulle colonne del giornale, anche l’ex sindaco Arcari. Dimissionario lunedì, il capogruppo ha ceduto il testimone a Bolzoni rinunciando al discorso dal pulpito. La scelta, d’altronde, stupisce gli avvezzi alla real politik fino a un certo punto, dati i chiarimenti del protagonista in prima battuta: «Le procedure effettuate dall’Ufficio tecnico riportano il mio nome come responsabile unico del procedimento. Non ne sapevo nulla ed è il colmo che lo venga a sapere dal consigliere della minoranza Matteo Gorlani che fa il suo dovere. Possibile che vedendo il mio nome nelle determine nessuno si sia chiesto nulla?».

Insomma, nessuna conversione sulla via di Damasco e nessun voltafaccia, ma che il politico locale di cui Agarossi è considerato «delfino» si sia smarcato con fermezza è ormai fuor di dubbio da un pezzo. Il perché, però, se lo chiede Gorlani: «Sicuramente l'’ex sindaco ha voluto porre con forza un atto di rottura rispetto a una dinamica poco chiara e che l’ha visto a sua insaputa protagonista. È stata minata la credibilità dell’amministrazione non solo agli occhi dei cittadini ma anche dell’ intero territorio e sono convinto che altri consiglieri vogliano voltare pagina. Ticengo perde non solo il capogruppo di maggioranza ma anche il contributo che un primo cittadino, per esperienza, poteva dare».

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