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CROTTA D'ADDA

«Qui c’è un problema droga, non ce la facciamo più»

L’allarme del sindaco Baroni. «In località Le Basse si spaccia giorno e notte»

Luca Ugaglia

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13 Maggio 2021 - 06:31

«Qui c’è un problema droga, non ce la facciamo più»

Il sindaco Sebastiano Baroni e la località Le Basse

CROTTA D'ADDA - «Alle Basse di Crotta si spaccia droga giorno e notte, dobbiamo risolvere il problema una volta per tutte perché qui la gente ha paura e vuole sicurezza».
Lo sfogo, che è anche un vero e proprio grido di allarme, è quello del sindaco Sebastiano Baroni. La brutta storia del regolamento di conti tra spacciatori, che martedì nelle campagne che circondano il paese a due passi dall’Adda, ha fatto ritrovare e salvare dai carabinieri un marocchino 25enne pestato a sangue, è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ma a sentire qualche residente il commercio di stupefacenti sarebbe fiorente anche tra baby venditori di fumo, che arrivano in bici dall’argine di Spinadesco con lo zainetto in spalla e nelle zone verdi più nascoste, in mezzo ai campi di granoturco, sistemano tavoli e sedie per le loro «contrattazioni di mercato».

«Se vogliamo dirla tutta - sbotta amareggiato il primo cittadino - la goccia è già da un po’ di tempo che è traboccata, le Basse sono un vasto territorio pieno di cascine che si è trasformato in una zona di spaccio a cielo aperto, con gli agricoltori che sono stanchi e molto preoccupati perché a qualsiasi ora del giorno le macchine di questi soggetti parcheggiate all’imbocco dei loro fondi talvolta bloccano il passaggio ai trattori e impediscono addirittura di lavorare la terra».
L’attività non conosce sosta: «Lo spaccio – continua Baroni - avviene a qualsiasi ora del giorno e della notte e la conseguenza negativa di tutto questo è che i cicloturisti, ora che la primavera è cominciata e dovrebbero quindi iniziare a popolare la ciclopedonale lungo l’argine, invece che aumentare diminuiscono per timore di imbattersi in situazioni scomode e spiacevoli, come è già successo».

Il sindaco una proposta ce l’ha: «La mia idea - spiega - è quella di convocare un tavolo tra le quattro istituzioni interessate a tutelare l’argine, vale a dire l’amministrazione comunale, i carabinieri, l’Aipo e il Parco Adda Sud per affrontare la questione, confrontarsi, discutere e tentare di porre un minimo di rimedio per frenare questo commercio che sta aumentando in modo impressionante. So benissimo che non è facile, perché se si chiudono le sbarre delle capezzagne loro le aprono o le distruggono e passano in mezzo alle cascine, agiscono liberamente senza timore alcuno, sembra che non abbiano paura di nulla. Bisogna trovare però una soluzione perché occorre contenere il fenomeno e il mio dovere di sindaco è quello di tutelare la comunità, a cominciare dai ragazzini e dai giovani che sono più a rischio e vanno difesi».
Prosegue Baroni: «Anche se solo uno su dieci rischia di cadere in questa trappola, attratto dai soldi facili, devo fare di tutto per impedire che avvenga e devo salvarlo con la necessaria prevenzione perché se questa situazione continua a proliferare, il pericolo che ci caschi dentro è reale».

Il primo cittadino spende una parola di elogio per l’Arma: «Sui controlli non posso dire nulla, quando li chiamo, i carabinieri sono tempestivi e vengono a qualsiasi ora, per questo li ringrazio, ma il problema è che purtroppo oggi anche la divisa non basta più come deterrente, perché come ho già detto prima non si spaventano davanti a nulla e questa piaga invece che diminuire è in costante aumento; si vedono degli spiazzi in riva al fiume dove l’erba non cresce più proprio perché c’è un calpestìo continuo di gente che va avanti e indietro, c’è un’attività costante, addirittura abbiamo trovato un tavolo e l’abbiamo rimosso, un agricoltore giorni fa mi ha chiamato per dirmi che in quella zona nel giro di un solo pomeriggio si è visto un andirivieni di venti-trenta macchine. Non se ne può più».

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