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Venerdì 09 Dicembre 2016

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IL COMPLEANNO

Dario Cantarelli attore di verità

Nato a Isola Dovarese settant'anni fa, è parte della storia del cinema e del teatro. Interprete amato da Nanni Moretti, professionista scrupoloso diviso fra la passione del set e del palcoscenico

Dario Cantarelli attore di verità

L'attore cremonese Dario Cantarelli

ISOLA DOVARESE — Auguri Dario Cantarelli… Settant’anni portati alla grande, una storia d’attore che a ragione può considerarsi già parte della storia del cinema italiano. Cantarelli è per tutti il preside del liceo Marylin Monroe in Bianca di Nanni Moretti e questo già basterebbe, ma a scorrere la carriera dell’attore di Isola Dovarese si rimane a bocca aperta per i registi con cui ha lavorato: dall’amico Nanni Moretti a Marco Bellocchio, da Carlo Mazzacurati a Pupi Avati con Il testimone dello sposo, senza dimenticare i fratelli Taviani, Daniele Lucchetti e da ultimo non ultimo Paolo Sorrentino della Grande bellezza. Se poi si guarda al teatro bisogna fare i conti con i grandi del palcoscenico italiano con cui Cantarelli si è accompagnato: da Carlo Cecchi a Valeria Moriconi ad esempio, ma soprattutto ci si trova ad aver a che fare con un ‘artigiano del teatro’ come ama definirsi Cantarelli. Si sa chi è grande ama raccontarsi per sottrazione e Cantarelli è uno di questi: un attore che sa e vuole essere in scena, per cui ogni battuta, ogni respiro è vita ed emozione da regalare a chi lo guarda e lo ascolta. Nel giorno del suo settantesimo compleanno si è voluto andare a scoprire il Cantarelli delle origini. Con ancora forte l’emozione nel vederlo sulla Croisette con Nanni Moretti e Michel Piccoli per Habemus Papam si è voluto vedere dove l’avventura teatrale e cinematografica di un giovanissimo Cantarelli è partita, dalla sua Isola. Per scoprirlo è stata indispensabile la complicità degli amici di un tempo e soprattutto di Fausto Malinverno che dell’amico Dario sa tutto e — incredibile — conserva tutto: dai manifesti alle locandine, dalle foto di scena ai ritagli di giornale. «Dario non si immagina tutto questo — dice orgoglioso e un po’ emozionato, intanto che mostra il suo patrimonio di immagini e foto dedicate all’amico —. Qui ho le primissime locandine del debutto in filodrammatica del 1968 con la commedia: La città è un’altra cosa di Emilio Càgliere, oppure L’antenato di Carlo Veneziani del 1969. Isola è un paese con una vocazione teatrale forte, certo poi sono venuti gli anni del Gruppo Studio Teatro a Cremona e la decisione di Dario di tentare la via del teatro professionista, lasciando il posto fisso alla Pirelli». Mentre Fausto Malinverno racconta mostra le locandine dei film di Moretti da Bianca a Caro Diario, a Palombella Rossa e poi le locandine teatrali da Il Compleanno di Harold Pinter con il Granteatro di Carlo Cecchi, colui che lo volle con sé nel suo Woyzeck nel 1973, debutto nazionale dell’attore isolano: un rapporto di amicizia e stima con Cecchi che perdura tutt’oggi e che ha visto Cantarelli prendere parte alla maratona shakespeariana di una decina di anni fa a Palermo prima e poi a Roma. Mentre da buste e cartelle esce la storia del teatro curiosa è la fotografia di Cantarelli con Sandro Pertini che a sorpresa andò a vedere lo spettacolo La ballata di Pulcinella Capitano del popolo di Luigi Compagnone e Italo Dall’Orto su suggerimento della moglie. Alla fine l’incontro in camerino è stato incredibile, con un personaggio come Pertini non poteva essere altrimenti. Ciò che fuoriesce dall’archivio isolano sono anche le cartoline che per una vita Cantarelli ha inviato nella sua Isola Dovarese e agli amici delle prime avventure teatrali, cartoline da tutto il mondo e dai maggiori teatri italiani, da Tokyo a Mosca dove ha recitato nell’Arlecchino, cartoline scritte con affetto e con le firme di Nanni Moretti, Valeria Moriconi, Egisto Marcucci, Roberto Herlitzka, solo per fare qualche nome. Dal Granteatro di Carlo Cecchi, al Gruppo della Rocca, dalla compagnia di Valeria Moriconi alle produzioni dell’Ater, lo stabile dell’Emilia Romagna, fino al periodo de I Fratellini con Marcello Bartoli, fino all’ultimo lavoro La metamorfosi da Kafka di Luca Micheletti, prodotto dal Centro Teatrale Bresciano: Dario Cantarelli è distillato teatrale e un daimon come Nanni Moretti l’ha raccontato sul grande schermo proprio in Habemus Papam. E rifacendoci a quanto scrisse di Cantarelli Tullio Kezich sul Corriere in occasione del Testimone dello sposo, se fossimo in America un attore come Cantarelli meriterebbe l’Oscar come miglior attore non protagonista. La stessa cosa si potrebbe ripetere per Habemus Papam, ma alla fine l’Oscar – anche se indiretto – è arrivato con la Grande Bellezza di Paolo Sorrentino. Cosa chiedere di più? Auguri, Dario Cantarelli, attore partito da Isola e a ragione entrato nella storia del cinema italiano per la sua onesta arte d’attore di verità.

16 Settembre 2015

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