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Tullio De Piscopo, un trio che fa scintille apre il libro dei ricordi

Il leggendario batterista assieme a Dado Moroni e Aldo Zunino mettono il sigillo sulla rassegna con l’omaggio a Pino Daniele

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28 Maggio 2022 - 15:14

CREMONA - Dal jazz di Mingus alla canzone di Pino Daniele, passando per alcuni brani originali del trio in scena. CremonaJazz 2022 si è chiuso ieri sera nel migliore dei modi nell’Auditorium del Museo del Violino con il concerto di Tullio De Piscopo, uno dei batteristi e percussionisti italiani più noto di sempre, in formazione con Dado Moroni, unanimemente riconosciuto come uno dei migliori pianisti jazz viventi, e Aldo Zunino, contrabbassista che ha collaborato con il gotha del jazz nazionale e internazionale. Un concerto poliedrico, collocato all'incrocio delle molteplici esperienze dei tre musicisti sul palco e all’incrocio di due città di mare: Napoli e Genova.

Le note di Stadera, brano datato 1983 di Pino Daniele e Joe Amoruso tratto dall’album Acqua e viento di De Piscopo, introducono con forti tinte jazz la serata. De Piscopo si avvicina al microfono per parlare subito dell'amico Pino Daniele, definendo quest'ultimo un «pilastro della musica moderna, le cui poesie ancora oggi arrivano al cuore». E in effetti l’ombra di Pino passeggerà a lungo nella sala da concerti, anche ieri praticamente esaurita, come nell'emozionante riproposizione strumentale di un classico del cantante scomparso: Quando. «Le scuole dovrebbero visitare questo Auditorium - dirà poco dopo - è qualcosa di straordinario. Mai suonato in un luogo così bello e accogliente. Ringrazio tutti».

Un rapimento per la magia della sala che va comunque a braccetto con un’altra estasi, stavolta del palato, che De Piscopo rivela dal palco: quella per i salumi assaggiati ieri in città. Tanto jazz, dicevamo, e infatti nella scaletta ci sono Blues nostalgia in Times Square, del grande Charles Mingus, Barbara di Horace Silver, e poi un omaggio tutto parkeriano. Poi è Moroni ad aprire il libro dei ricordi: «Nel lontano 1980 feci un disco con Tullio. Lui da Napoli venne a suonare a Genova, la mia città. Franco Cerri mi chiamò a suonare due pezzi a fine concerto, e fu lì che conobbi Tullio. Da quel momento Tullio diventò per me un mentore».

Gli immortali del jazz statunitense sono parte di una staffetta che torna volentieri a Napoli, di nuovo con un classico di Pino Daniele, Je so’ pazzo, riportando il timone verso le acque della grande canzone del sud e rimettendo fra le mani di De Piscopo - come ha ricordato il direttore artistico del festival Roberto Codazzi a inizio serata - parte della strumentazione utilizzata dal percussionista durante l’ultimo tour con il cantante partenopeo. Una serata proseguita con affondi alternati sul virtuosismo dei tre musicisti, una festa in note che ha suggellato il termine del festival jazz dopo un programma che, nel giro di un mese, ha portato a Cremona anche Ivan Lins, Sarah McKenzie, Paolo Fresu & Omar Sosa, Sergio Cammariere con Ares Tavolazzi e Alfredo Golino. Lecito ora attendere un’edizione 2023 all'altezza delle aspettative, ma per questo serve adesso tempo e soprattutto pazienza.

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