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Un nuovo caso (letterario) per lo 'sbirro' del Mostro di Firenze

Michele Giuttari presenta "Sangue sul Chianti", ottavo capitolo della saga del commissario Michele Ferrara

Paolo Gualandris

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pgualandris@laprovinciacr.it

18 Agosto 2021 - 06:30

CREMONA - Michele Giuttari ha bisogno di pochissime presentazioni. È un sbirro, fra i più noti d’Italia, ha diretto inchieste di mafia, tra cui quelle sulle stragi del 1993, realizzate da Cosa Nostra a Firenze, Roma, Milano. Come Capo della Squadra Mobile del capoluogo toscano ha riaperto il caso del «Mostro di Firenze» dimostrando che i delitti erano stati opera di un gruppo di assassini e non di un serial killer solitario. Ha creato il commissario Michele Ferrara, suo alter ego di carta, i suoi libri sono tradotti nelle principali lingue e in quella inglese pubblicati in ben 104 Paesi. Ora, dopo sei anni di silenzio, torna in libreria con «Sangue sul Chianti», che presenta nella puntata della video-rubrica settimanale on line condotta da Paolo Gualandris da oggi su www.laprovinciacr.it. 

Giuttari assegna un ruolo «politico» al giallista: «Questo thriller è l’ottavo con il commissario Michele Ferrara e, come sempre, con la fiction affronto i problemi della nostra società e dell’attualità, perché io sono convinto che grazie al giallo, per tanto tempo considerato un genere letterario minore, è possibile parlare della nostra quotidianità, dei problemi con cui dobbiamo confrontarci ogni giorno e quindi parlare del traffico di droga che infesta le nostre città, della pedofilia, della mafia, del serial killer che è un fenomeno piuttosto nuovo in Italia, a differenza che nel mondo americano. Quindi questo è un libro - spiega ancora Giuttari - che tratta alcuni di questi problemi attuali. Partendo da un assunto: in genere pensiamo a un mondo suddiviso in buoni e cattivi, ma basta chiudere in attimo gli occhi e possiamo vederlo tutto grigio, perché c’è una mescolanza di ruoli. Il cattivo può essere anche la persona irreprensibile, il nostro vicino di casa, di studio, il nostro migliore amico addirittura o il nostro insospettabile collaboratore. Questo è un tema fondamentale che viene trattato in Sangue sul Chianti. Il commissario Ferrara si trova a dover rivolere una situazione creata da un enorme disordine, come in genere avviene nei polizieschi classici, cioè una morte crudelissima sulle colline della Toscana della compagna di un ricco banchiere, il suicidio di una testimone, altri morti che sembrano tutte scollegate tra di loro. Alla fine c’è un filo conduttore che le collega tutte quante. Ed è compito del commissario Ferrara far ritornar e l’ordine con la propria attività e senza nessuna forzatura. Ed è questo una caratteristica che distingue i miei thriller da anglosassoni: viene risolto il caso con le tecniche e gli strumenti reali, che conosco perfettamente per averli utilizzati continuamente in oltre 30 anni di attività nella Polizia di Stato solo svolgendo attività investigative».

È un inverno di sangue nel meraviglioso Chianti dove, dentro la cornice delle sue colline, il Male si fa vivo con morti che all’apparenza sembrano non avere alcun collegamento tra loro. La Squadra Mobile deve indagare per trovare il filo conduttore che unisce la brutale uccisione della compagna di un ricco banchiere, il suicidio di una testimone e altre morti misteriose al mondo di personaggi al di sopra di ogni sospetto con centro dei loro sporchi interessi e divertimenti nella Capitale. Il commissario Michele Ferrara, per trovare la soluzione, deve scavare tra segreti inconfessabili guardandosi anche da figure istituzionali che ufficialmente gli sono vicine per corroborarlo. Michele Giuttari ritorna da protagonista con un thriller aspro e travolgente sui segreti più inconfessabili di gente potente con un susseguirsi di morti, colpi di scena e tradimenti dove i cattivi diventano buoni o vittime e i buoni cattivi. Ritorna così a inquietarci e sfidare i lettori con un’indagine incredibile che ha il sapore della realtà costruendo un impeccabile meccanismo narrativo dove tutto alla fine si ricostruisce in una intelaiatura coerente in maniera del tutto logica.

La sovrapposizione tra Giuttari e Ferrara qui è totale: «In ogni opera ha sempre assunto in più del suo autore, fino a sovrapporsi completamente sulle mie caratteristiche, è il mio alter ego, è il commissario di carta che mi rassomiglia non solo fisicamente ma anche nel condurre le indagini, nei rapporti d’ufficio perché no? Anche nei contrasti con i suoi superiori». Giuttari nel corso della sua attività non ha sempre avuto rapporti idilliaci con la magistratura, non manca di sottolinearlo ancora una volta: «Non ci sono sassolini levati dalla scarpa no ... È un’opera di fiction non c’era la necessità né il bisogno di dire qualcosa di diverso… certo qualche riflessione del commissario di carta sul rapporto tra polizia, magistratura, pubblico ministero c’è… il commissario di carta esprime il mio pensiero. Oggi il dominus è il magistrato ma è un rapporto che andrebbe rivisto perché alla polizia giudiziaria nella realtà va riconosciuta una maggiore autonomia soprattutto nell’attività di iniziativa. Nella letteratura gialla si dice che i delitti vanno risolti in 24 ore mentre nella realtà e più difficile che ciò avvenga perché ci sono i tempi fisiologi dell’inchiesta che si prolungano per settime, mesi e anche anni, come nel caso del mostro di Firenze. E allora bisogna cercare di rendere più agevole e duttile l’attività della polizia giudiziaria soprattutto agli inizi. Basta pensare alla trafila burocratica da seguire per effettuare una intercettazione telefonica: l’indiziato di un reato, anche gravissimo ha tutto il tempo per fare perdere le proprie tracce».

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