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Fulvio Ervas, 'ortolano' tra le farfalle Monarca

"Piccolo libro di entomologia fantastica" è un romanzo sul fluire del tempo e sull'incontro fra generazioni

Paolo Gualandris

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pgualandris@laprovinciacr.it

11 Agosto 2021 - 06:30

CREMONA - Fulvio Ervas, autore dell’amatissimo long seller “Se ti abbraccio non aver paura”, per una volta mette in 'lista d’attesa' il suo ispettore Stucky (protagonista anche nelle sale cinematografiche del film "Finché c’è prosecco c’è speranza’" con Giuseppe Battiston nel ruolo dell’investigatore italiano ma di origini turche) per mettere in scena nel romanzo “Piccolo libro di entomologia fantastica” le avventurose conseguenze dell’incontro tra la pazienza della vecchiaia e l’urgenza della gioventù, tra chi non ha più tempo e chi ne ha così tanto da perdercisi dentro. Queste pagine sono scritte con la delicatezza e la tenacia di chi conosce i tempi della natura, le sue meraviglie: narrando delle più minuscole creature ci parlano di noi, del nostro bisogno di bellezza fino all’ultimo, della possibilità sempre aperta di farci leggeri e volare.  ìE’ proprio Ervas il simpatico e profondo protagonista di questa puntata della videorubrica condotta da Paolo Gualandris, nella quale porta le suggestioni del suo ultimo romanzo, ma anche la sensibilità di educatore, padre e nonno. La sua è una storia fantastica, una favola che narra di orti e farfalle, una favola per adulti, una storia per continuare a sognare, anche da vecchi. “A noi che ci credevamo infallibili ed eterni, Ervas dedica un racconto che ci ricorda come la nostra esistenza sia regolata da qualcosa o qualcuno che non possiamo controllare, nel bene e nel male” è stato scritto con sintesi efficace nella recensione su Thrillernord.it. “Un messaggio di speranza, scritto con delicata poesia, che ci consegna anche un monito: torniamo a prenderci cura della nostra natura, che non può più aspettare, perché senza piante e insetti l’uomo non può esistere, e dobbiamo ritrovare al più presto quell’intima connessione che abbiamo quasi dimenticato”.

 

 

 

 

 

Daisy, è il nome della ragazzina protagonista del suo romanzo, una bambina che ha in comune con Pippi Calzelunghe le trecce rosse e la forza d’animo per compiere grandi imprese: come alzarsi “dai marciapiedi, dal traffico, dai semafori e da tutte quelle linee dritte, dagli occhi spenti dei palazzoni. Quattro generazioni in volo nell’aria, nei cieli azzurri, guidate da una memoria più grande dei nostri pensieri” e come il viaggio delle farfalle Monarca, che migrano attraverso un intero continente tramandando da una generazione all’altra il segreto per non perdere la via. Daisy e i suoi amici vivono in un mondo di adulti lontani e indifferenti alle loro piccole vite. Forse per questo gli insetti – creature minime eppure perfette, con i loro esoscheletri e le loro iridescenze fantastiche – li appassionano più di ogni altra cosa. Sarà la ricerca di nuovi esemplari per la loro collezione a portare gli amici verso la villa nella quale si favoleggia che ci sia un grande farfallario. I ragazzi non sanno che la villa, con i suoi orti rigogliosi e la sua bellezza senza tempo, è invece un luogo dove il tempo assume un valore speciale. Ciascuno dei suoi non più giovani abitanti è lì per una ragione precisa e terribile. 

 

 

 

 


La vicenda si svolge in una grande città, molto probabilmente inglese, dove un gruppo di ragazzi, dodici-tredicenni, si appassiona al mondo degli insetti. Li studiano e li collezionano. Purtroppo l’ambiente urbano concede di raccogliere solamente scarafaggi, mosche e formiche. Il capo del gruppo, Red, trasforma questo interesse in una colla che tiene assieme i ragazzi, li spinge ad avere interessi, a studiare, persino ad annotare, su ogni esemplare conservato, piccole narrazioni sul luogo, il momento, persino sulla famiglia poiché molte catture avvengono in ambiente domestico. Quando una nuova ragazzina, Daisy, entrerà nel gruppo, sarà colpita non tanto dalle monotone collezioni di scarafaggi e mosche, ma dalle parole che i ragazzi hanno scritto nelle loro collezioni.

 

 

 

 

Daisy vede, attraverso quelle parole, i loro sogni, la loro ironia, i loro bisogni. E si convince che se riuscisse ad appassionarli ad altri insetti, più colorati come le farfalle, la bellezza e la leggerezza dei lepidotteri, potrebbe far cambiare il loro mondo. Daisy si è sempre ispirata al ciclo vitale delle farfalle Monarca, che migrano da alcuni luoghi del Messico sino al nord America e poi vi fanno ritorno. Un viaggio lunghissimo che impiega ben tre generazioni all’andata e una soltanto sulla via di casa. Daisy scoprirà che esiste una villa dove si allevano farfalle e riuscirà a convincere i ragazzi del gruppo a intraprendere un viaggio avventuroso, come le Monarca, per visitare quel luogo fantastico e magari appropriarsi di un tesoro di ali colorate. Ma nella villa, gestita dal signor Greenway, medico e ortolano, approdano anche ricchi anziani, condotti sin quel luogo speciale da uno scopo che qui non può essere qui svelato. Il romanzo diventa il viaggio e poi l’incontro tra due gruppi umani: i ragazzi che hanno, nella banca del tempo, un conto corrente molto pingue e gli anziani, che questo conto stanno prosciugando. È quindi un romanzo sul tempo, sul fluire delle stagioni dell’esistenza, sull’impatto tra generazioni e sulla necessità che questo, inevitabile, confronto non sia dissipativo, conflittuale, distruttivo per entrambi. Ervas, che nella vita oltre che scrittore è anche professore di Scienze naturali in un liceo, confessa che la storia è stata pensata tredici anni fa, quando l’opposizione tra giovani e vecchi, sempre presente nella nostra società, non appariva tanto acuta quanto in questi mesi di pandemia. E che su questa contrapposizione bisogna riflettere affinché non rimanga solo il segno di un contrasto biologico tra generazioni, ma i segni della costruzione di una civile alleanza che permetta di navigare (e non naufragare) nel grande oceano della vita. Come è nelle corde dell’autore, il “Piccolo libro di entomologia fantastica” è un luogo narrativo in cui non si incontrano solo insetti, ma orti, fiori, alberi e terre. A ricordarci che l’uomo è sempre inserito in reti di relazioni con il mondo vivente, dalle quali dipendiamo e con le quali dobbiamo fare pace.

 

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