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Intervista a Fabio Bergamaschi: «Dieci anni da assessore sono il mio biglietto da visita»

Il candidato sindaco sostenuto da sei liste: «Sono abituato al giudizio dei cittadini. E per il ballottaggio vedremo»

Riccardo Maruti

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rmaruti@laprovinciacr.it

09 Giugno 2022 - 05:25

CREMA - Nella terra dei mestèr cremasch, quello di assessore ai Lavori pubblici è un incarico ad alto rischio. Ma Fabio Bergamaschi, che a soli 37 anni ha già alle spalle due mandati da responsabile politico del settore, ha imparato presto a padroneggiare tanto l’arte della diplomazia quanto quella dell’eloquenza: discipline essenziali, da un lato, per rapportarsi con i cittadini e, dall’altro, per fronteggiare gli oppositori nell’arena politica. Soprattutto ora, lungo la strada (piana o accidentata?) verso la poltrona di sindaco.

Gli altri cinque candidati non le hanno risparmiato critiche - anche aspre - legate al suo operato da assessore...
«La cosa non mi sorprende, ma tengo a sottolineare che la campagna elettorale ha sempre viaggiato sui binari della correttezza. Credo anche che, in una città piccola come Crema, il pollaio politico interessi poco alle persone: ciò che conta realmente sono i temi e i contenuti. La mia esperienza da assessore è stata un palestra formidabile: occuparsi di Lavori pubblici significa essere costantemente esposto allo stress e al giudizio dei cittadini. Per questo mi ritengo ben allenato all’esercizio della concretezza».


Qual è stato il momento più soddisfacente in questa marcia di avvicinamento alle urne?
«Non un momento solo, ma tanti. Mi ha lusingato sentirmi dire da diversi concittadini che voteranno a sinistra per la prima volta nella vita».

La sua candidatura è sostenuta da sei liste, espressione di altrettante anime della compagine: uno schieramento forse troppo ampio da governare?
«La pluralità delle posizioni dei miei sostenitori è per me un valore aggiunto, perché tutti siamo accomunati dalla stessa motivazione. Abbiamo consolidato le forze già presenti e abbiamo provato con successo ad allargare la coalizione sia a sinistra che al centro. Devo dire che per me non è stato difficile stendere i punti del programma elettorale: non mi sono mai trovato nella condizione di dover scegliere forme sbiadite di grigio. Abbiamo una visione chiara di sviluppo della città, articolata in azioni pragmatiche che incontrano i bisogni oggettivi della nostra comunità. E sottolineo un altro aspetto di cui vado orgoglioso: tra i miei sostenitori sono moltissimi i profili di alta qualità. Perciò sono certo che una parte importante degli scranni in Consiglio comunale verrà occupata da persone veramente in gamba».

Quali sono i tre punti distintivi del suo programma?
«Nella cornice di quella città del benessere che è al centro del nostro orizzonte, la complessità del programma si declina in tre macro-ambiti: ambiente, salute e lavoro. Sul fronte ambientale siamo pronti ad affrontare la sfida delle comunità energetiche, grazie anche alla strategia che ConsorzioIT sta abbozzando a livello di comprensorio. E poi tengo a citare l’operazione parchi, con la creazione di tre nuovi polmoni verdi in città. Per quanto riguarda la salute, sono principalmente due i temi verso cui indirizzeremo tutto il nostro impegno: da un lato favoriremo il dialogo e l’integrazione fra i mondi sanitario, socio-sanitario e sociale promuovendo un modello ispirato al progetto di recupero dell’ex Misericordia; dall’altro lotteremo per preservare l’autonomia dell’ospedale e per rafforzare ulteriormente la presenza dell’azienda ospedaliera. Al Maggiore sta succedendo qualcosa di grave e di poco chiaro: il progressivo svuotamento di specialisti è pericolosissimo. La terza linea programmatica, quella che investe il lavoro, ci vedrà protagonisti al fianco delle associazioni datoriali e delle organizzazioni sindacali per dare attuazione ai principi del Masterplan 3C che traccia gli obiettivi di sviluppo territoriale. Il nostro intento è favorire con incentivi mirati l’imprenditorialità giovanile e quella femminile e rafforzare la filiera tra formazione e mondo del lavoro per offrire alle nuove generazioni scenari aperti a un’occupabilità immediata e garantita».

Qual è, tra le proposte dei suoi competitor, quella che reputa assolutamente irragionevole?
«Ho grande rispetto per tutte le idee espresse dai candidati. Mi permetto solo di far notare come l’installazione di telecamere per il riconoscimento facciale sia impraticabile perché violerebbe le norme in vigore. Per il resto, gli scontri di visione sono tanti ed evidenti. Cito, su tutti, il tema del nuovo palazzetto: Maurizio Borghetti lo vorrebbe all’interno dell’ex Pierina, un’opzione che contrasta con la nostra prospettiva: per noi la collocazione ideale è lungo via Milano, su un asse di comunicazione più importate e popoloso. Oltretutto alla Pierina si pregiudicherebbe un’area verde per la quale abbiamo già ottenuto fondi per quasi un milione di euro».

Crede ci siano possibilità di evitare il ballottaggio? E, nel caso, cercherà un accordo con il moderato Simone Beretta?

«Con sei candidati una vittoria al primo turno è certamente complicata. Poi non escludo nessun apparentamento, ma solo ed esclusivamente sulla base dei programmi».

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