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TORNATA: IL VIDEO

Addio alla torre dell'acquedotto

In un paio di minuti è finita la storia della struttura eretta nel 1965, ormai non più funzionale alla gestione del servizio idrico del paese

La Provincia Redazione

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27 Aprile 2022 - 16:28

TORNATA - Ore 10.45: il suono in successione di tre sirene d’allarme annuncia l’imminente esplosione. Pochi secondi di attesa seguiti dal botto che cambia per sempre lo «skyline» della piccola località incastonata fra Cremonese e Mantovano: la torre dell’acquedotto si piega di lato e cade nel campo sportivo dell’oratorio a due passi dalla chiesa parrocchiale. In un paio di minuti si pone fine alla storia della struttura eretta nel 1965 e che ormai non era più funzionale alla gestione del servizio idrico del paese. Una piccola folla di curiosi assiepata nella piazzetta del municipio (con il sindaco Mario Penci in testa) ha voluto essere presente a un evento che sarà ricordato nella comunità. Concluso con un applauso di soddisfazione per l’ottimo esito. Tantissime le persone che hanno registrato i video della demolizione, condividendoli poi sui social.


«OPERAZIONE PERFETTA»


L’operazione targata Padania Acque si è svolta in perfetta sicurezza e senza alcun problema per la popolazione e le abitazioni. Nemmeno il disagio della polvere che si sarebbe dovuta alzare dalle macerie. «In coincidenza con l’esplosione — spiega l’amministratore delegato Alessandro Lanfranchi, visibilmente soddisfatto al termine — sono entrati in azione degli idranti che hanno spruzzato acqua in modo da ridurre al minimo gli inconvenienti». Una giusta precauzione, considerando che la torre si trovava proprio nel bel mezzo di un centro urbano. Tutto è filato liscio, come detto, anche per quanto concerne l’evacuazione di alcune decine di persone. La comunicazione effettuata nei giorni precedenti ha funzionato senza intoppi e diligentemente la popolazione ha seguito le indicazioni. Anche con l’aiuto della Polizia locale dell’Aci 12 guidata in loco dal comandante Armando Aversa che ha sorvegliato la zona affiancato dal personale di Padania Acque a guardia delle zone transennate e interdette al traffico. «È andato tutto secondo i piani – aggiunge Lanfranchi – e devo fare i complimenti alla ditta perché ha organizzato tutto per bene. L'abbattimento rientra in una serie di messe in sicurezza che prevedono appunto anche l'eliminazione delle torri ormai in disuso. Questa, in particolare, era stata costruita nel 1965 e da 22 anni non era più in funzione, per cui i costi di manutenzione superavano ampiamente i costi di abbattimento. Ovviamente non possiamo lasciare torri non sicure sul territorio. L'operazione complessivamente è costata circa 140 mila euro».


«LUNGA PREPARAZIONE»


Pochi istanti, dunque, per abbattere una costruzione che da più di mezzo secolo faceva parte dell’immagine di Tornata ma la preparazione è durata molto più a lungo. Praticamente dall’inizio dell’anno. «Due o tre minuti per dare corso a quanto era stato messo in cantiere nel corso di tre-quattro mesi», dicevano i tecnici di Padania Acque. Preparativi cui hanno partecipato la ditta che ha curato la parte dell’esplosivo e quella che ha curato l’operazione nel complesso, compresa la sistemazione del campo sportivo dove è stata realizzata un’area di contenimento per accogliere le macerie con un rialzo in terriccio per delimitare la zona di intervento.

LE MINORANZE


Presente anche il consigliere di minoranza Antonio Pizzoni, che avrebbe preferito vedere ancora la torre in piedi, ritenendola ormai parte dello scenario tornatino. Di avviso opposto la consigliera dell’altra lista di minoranza, Iris Chiari: «Finalmente è stato demolito l’acquedotto, un ecomostro da tempo pericolante e in disuso. Una struttura che non ha mai avuto nulla a che fare con il contesto architettonico del paese. Mi chiedo come sia stato possibile negli anni Sessanta edificare una torre di cemento vicino all’antica canonica, risalente al 1741, e alla chiesa, che conserva opere originali di grande valore artistico. Mi auguro che l’amministrazione comunale sappia sfruttare al meglio lo spazio che resterà dopo lo smaltimento dei calcinacci pensando alla realizzazione della casa dell’acqua come da me auspicato».

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