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Un racconto ‘quasi’ reale

Se un solo filo rosso lega i misteri d’Italia

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

25 Settembre 2014 - 19:00

Se un solo filo rosso lega i misteri d’Italia

Mimmo e Nicola Rafele
‘Ultimo requiem’
Longanesi
398 pagine, € 16.40

Sugli anni di piombo, sulle bombe e le stragi, sull’Italia martoriata de quegli anni, dall’attentato alla stazione di Bologna sino a quelli dei primi anni ’90, si è scritto molto, ma si tratta ancora di materia viva, che suscita emozioni e reazioni. Per questo il libro di Rafele padre e figlio, noti sceneggiatori passati alla narrativa, è un libro che coinvolge, pur sapendo che il collegare tutto quanto sia operazione rischiosa e comunque anche di fantasia. Forse il noir migliore da leggere in questo inizio autunno, in attesa dell’apertura degli archivi segreti di stato su quegli anni annunciata da Renzi. I due autori, sempre sul filo del reale, affidano alla letteratura, con la sua capacità di dire verità altrimenti indicibili, un gioco di trame e intrecci, di collegamenti affascinante, più probabile che improbabile, tanto da avvicinarci, di coinvolgerci nella storia nera di quegli anni, che può andare dall’attentato a papa Wojtyla sino a Tangentopoli e la cosiddetta fine della Prima Repubblica. Insomma, fatti reali, personaggi veri da Riina a Andreotti, dal poliziotto Cassarà a Provenzano, che si legano a personaggi e fatti inventati, immaginati per costruire quello che è a tutti gli effetti un bel romanzo giallo d’azione. Ecco quindi i principali protagonisti molto ben delineati, giocati psicologicamente su lati positivi e carenze, su debolezze e inquietudini profonde che avranno una loro importanza. Carlo Settembrini commissario alla questura di Bologna, di servizio la notte del 2 agosto 1980, quella della bomba alla Stazione, che si getta con passione e professionalità nelle indagini, scoprendo pian piano quanto saranno difficili e quanti bastoni tra le ruote si troverà, visto che tra i suoi antagonisti ci sarà lo Stato stesso, o almeno alcune sue parti cosiddette deviate. Per questo arriverà ad aver paura. A voler capire e scoprire la verità, tra i pochi uomini fidati che si ritrova, c’è anche Sergio Russo che diverrà magistrato, dopo aver perso, tra le vittime di quella notte, Stefania, la donna che amava. Con loro naturalmente anche gli inevitabili ‘cattivi’ veri, innanzitutto Matteo Sabato, presuntuoso figlio di un potente boss mafioso che ha capito dove è il potere vero, che la Sicilia è solo una piccolissima parte del mondo e che bisogna sapersi mettere in gioco con chiunque e senza sentimentalismi, nemmeno verso il vecchio padre, capace di «quel lampo di derisione in fondo allo sguardo» che si trova in Riina come in Provenzano, che vuole a ogni costo per sè la bellissima Eva, cacciatrice di soldi.

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