Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

CREMO IN SERIE A

Cristian Buonaiuto felice: «Che sogno la A per la prima volta»

Il centrocampista: «Ho fatto tanta gavetta, ora sono pronto. La fasciatura alla mano all’inizio serviva, poi solo scaramanzia»

Fabrizio Barbieri

Email:

fbarbieri@laprovinciacr.it

11 Maggio 2022 - 09:08

Cristian Buonaiuto felice: «Che sogno la A per la prima volta»

Cristian Buonaiuto festeggia con Nicolò Fagioli

CREMONA - «La fasciatura alla mano sinistra? Era nata dopo un infortunio, poi visto che le cose andavano bene non l’ho più tolta. Adesso lo posso dire». A parlare è Cristian Buonaiuto che sorride: «Prima della gara in Coppa Italia contro il Torino mi sono rotto un dito di una mano, ho messo un tutore rigido, dopo un mesetto il problema era risolto ma per scaramanzia sono andato avanti fino a fine anno. Direi che è andata bene...».

Per lei sarà la prima volta in serie A a quasi 30 anni.
«Meglio tardi che mai! Sono contento di aver raggiunto questo traguardo e spero di poter disputare il campionato con la Cremonese. Nella mia carriera c’è stata tanta gavetta, mi sono preparato lungamente diciamo. Adesso mi piacerebbe provare questa emozione, con la consapevolezza che le cose saranno molto diverse rispetto alla serie B».

L’Allianz come San Siro o l’Olimpico. La Cremonese andrà con la stessa sfrontatezza vista in questa stagione?
«Questa è stata la nostra impronta. Adesso è difficile dirlo. Il prossimo anno sarà tutto più complicato. Ma in tutti l’idea di giocare un certo tipo di calcio piace».

Siete la squadra più giovane della B.
«Il nostro segreto è sempre stato quello di non farci caso. I ragazzi sono stati trattati per le loro qualità tecniche e umane, così come quelli più esperti. Certo, abbiamo cercato di dare una mano a farli maturare ma il gruppo è sempre stato solidissimo».

Non facile con una rosa così ampia.
«In quello è stato bravo il mister. Ci ha sempre fatto sentire importanti. Il fatto di avere una rosa lunga ha pagato nel corso di una stagione così impegnativa. Tutti hanno accettato le decisioni, consapevoli che la partita dopo avrebbero potuto essere protagonisti. Tutti hanno dato una mano. Vi svelo un segreto».

Prego.
«In diverse partite siamo stati decimati dagli infortuni, ma molto spesso i ragazzi che non potevano giocare erano presenti in panchina. Un sistema per stare insieme, per non perdere il clima della gara. Io stesso ho avuto un problema muscolare ma sono quasi sempre stato in panchina anche se non sarei mai stato in grado di scendere in campo. Anche da queste piccole cose si capisce quanto il gruppo si sia cementato. Siamo una grande famiglia».

Lei è un ex Perugia, ha ringraziato la sua vecchia società per il favore contro il Monza?
«In quella squadra ho passato momenti belli, la parte brutta è arrivata a fine stagione con la retrocessione ai rigori anche a causa di un mio errore. Ma quello umbro è un ambiente super, sono stati bravissimi a fare una grande partita, soprattutto per loro. Hanno raggiunto i playoff e di riflesso fatto un piacere anche alla Cremonese. Battere il Perugia al Curi non è semplicissimo. Per nessuno».

La serie A era un obiettivo della Cremonese, ma lo avete tenuto nascosto (a parole).
«Fin dall’inizio sapevamo di avere il potenziale per fare un grande campionato. Abbiamo tenuto un profilo basso, ma con il passare delle giornate ci siamo resi conto che la meta era possibile da raggiungere e senza i playoff. Così è stato. Giocare la serie A sarà un’emozione incredibile per molti di noi».

Ci racconta i momenti prima della gara di Como?
«Parto da prima ancora. Da quando dopo l’Ascoli abbiamo fatto tutti insieme la grigliata. Abbiamo cercato di trovare la giusta energia, di superare la delusione per le due sconfitte di fila. Prima della gara con il Como siamo scesi in campo un po’ contratti. Sapevamo quanto fosse importante la gara. Dopo una decina di minuti tutto è diventato più soft. Abbiamo giocato da Cremonese, quando giochiamo così è dura per tutti. Quando da Perugia è arrivata la notizia del gol è stato elettrizzante. Il finale già lo conoscete...».

Mister Pecchia cambia spesso formazione. Quando vi comunica l’undici titolare?
«Sorrido perchè fino all’ultimo non sappiamo chi giocherà. Di solito dieci minuti prima del riscaldamento abbiamo la lista dei titolari. Tutta la settimana l’allenatore ci ha sempre tenuto sulle spine. Un metodo che ha funzionato. Certo, andare in panchina non è mai bello ma lo spirito era lo stesso sia per chi era in campo sia per chi era fuori».

Ora un po’ di padel?
«Mi piace, mi diverto, gioco discretamente. Il più forte però è Carnesecchi, se sbagli un pallonetto smasha con una violenza inaudita vista altezza e potenza...».

Il più pazzo della squadra?
«Direi Fagioli...»

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400