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CREMO IN SERIE A

Ariedo Braida: «I giovani? Gioca chi è bravo. Grazie ad Arvedi»

Il consigliere strategico del club brigiorosso: «Cremonesi e cremaschi? Vogliamoci bene, il calcio deve unire»

Daniele Duchi

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dduchi@laprovinciacr.it

10 Maggio 2022 - 09:23

Ariedo Braida: «I giovani? Gioca chi è bravo. Grazie ad Arvedi»

Il presidente del comitato organizzatore del Trofeo Dossena Angelo Sacchi con Ariedo Braida

CREMA - Arrivato a Cremona un anno e mezzo fa quando la Cremonese era ultima in classifica, Ariedo Braida sul palco del San Domenico, in occasione della presentazione del Trofeo Dossena, rivive la grande risalita e la promozione in A, dopo i fasti di Milan e Barcellona, che lo hanno reso celebre e gli hanno permesso di mettere in bacheca tanti trofei. «Quando il cavalier Arvedi, persona straordinaria, mi ha chiamato mi sono detto che era una nuova sfida con me stesso che avrei voluto vincere. Il calcio è la grande passione che mi anima intensamente. Lo vivo quotidianamente».

Sul ruolo avuto nella rinascita grigiorossa, l’esperto dirigente commenta così: «Chi ha giocato capisce meglio le difficoltà. Questo sport è fatto di ripetizioni. Un giocatore di mezzo calibro lo puoi costruire. Il talento invece o ce l’hai o non ce l’hai».

E sulla litania dei giovani che vanno schierati a tutti i costi, Braida ha affermato secco: «A chi dice che devono giocare i giovani, io rispondo che devono giocare quelli che sono bravi. Fagioli ha 20 anni e gioca perché è bravo non perché è giovane. Ciofani ne ha 37 e gioca ancora perché lo merita. Poi anche i campioni a volte giocano male. In Italia c’è bisogno di una scuola permanente per istruttori. I giocatori vanno sempre addestrati sulla tecnica finché giocano, a qualsiasi età».

Da qui un aneddoto: «Una volta che avevo sbagliato un rigore, Liedholm mi aveva fatto allenare ininterrottamente fino a che non mi sentivo sicuro di tornare sul dischetto».

Tornando alla promozione in serie A della Cremonese, nella serata più inaspettata e a spese del Monza, Braida ha raccontato: «La prima persona che mi ha chiamato venerdì sera è stato Adriano Galliani. Mi ha detto, sono passato sotto un treno ma sono felice per te».

Da una domanda di Luigi Garlando della Gazzetta dello Sport, Braida ha fatto una battuta anche sulla storica rivalità Cremona-Crema: «Lo sport deve unire. Io faccio il tifo per il Pergo dell’amico Cesare Fogliazza e lui fa il tifo per la mia Cremonese. Vogliamoci bene. Ci sono già troppa violenza e troppa intolleranza nel mondo Il calcio e lo sport più in generale devono unire e non dividere».

E alla domanda sulle mosse di mercato per la serie A, il dirigente grigiorosso ha fatto un catenaccio alla Nereo Rocco: «Dopo i festeggiamenti ci siano riposati un paio di giorni. Ci penseremo da domani».

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