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CREMO IN SERIE A

La felicità di Cabrini: «Cremonese nel cuore. Una grande impresa»

Dall’icona (con Vialli) calcistica del nostro territorio il plauso per la stagione. «Bravi tutti: giocatori, tecnico, società. Verrò allo Zini a tifare i grigiorossi»

Livio Pedrini

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lpedrini@laprovinciacr.it

10 Maggio 2022 - 08:33

La felicità di Cabrini: «Cremonese nel cuore. Una grande impresa»

Antonio Cabrini con Gianluca Vialli

CREMONA - «Sono davvero felice per questa promozione. Da cremonese doc, nato e cresciuto tra la provincia e la città del Torrazzo, non posso che essere fiero dell’impresa che ha centrato la mia amata Cremonese. Società che mi ha anche lanciato nell’olimpo del calcio». Parole di Antonio Cabrini, rintracciato tra un impegno e l’altro, che dimostrano come il suo legame con i colori sia ancora forte.

Per raccontarci come ha vissuto questa impresa, da cosa vuol partire?
«Visti gli impegni (spesso è commentatore in tv o radio di eventi calcistici, ndr), sono riuscito a venire a vedere di persona la squadra solo una volta, ma attraverso giornali e televisioni rimanevo sempre informato. Questa serie A mi ha dato grande gioia, ma più che raccontare come ho vissuto io la promozione, ci tengo a complimentarmi con i veri protagonisti: i giocatori, il tecnico e la società meritato tanti applausi. Questa stagione di B è stata combattutissima, fino all’ultima giornata nessun verdetto e che emozioni...».

Cosa, secondo lei, ha portato la Cremonese in serie A?
«Un importante lavoro collettivo, dove ognuno ha dato il meglio. La squadra, poi, è stata allestita con buoni giocatori ed in più la compattezza del gruppo s’è rivelata l’arma vincente. Si è vista anche la mano di Braida, che tra professionalità, capacità e carisma è tra i migliori. Mister Pecchia ha condotto bene i suoi ragazzi, l’ambiente sereno, con il club che non ha messo pressioni particolari, è stato fondamentale».

Il Cavalier Arvedi è riuscito ad esaudire il sogno dei tifosi.
«Indubbiamente, lui è il cardine di questa impresa. E finalmente i suoi sforzi sono stati ripagati. Investimenti per anni, ha tenuto duro com’è nella sua indole, dimostrando attaccamento alla città e ai colori grigiorossi, ed è arrivato alla serie A partendo dalla C. E questo aspetto non è da sottovalutare, la tenacia con cui si è legato a questo progetto è encomiabile... sicuramente non tutti i presidenti sono così».

Ora la serie A richiede nuovi sforzi.
«Diciamo che adesso viene il bello. Il salto dalla B alla A è enorme e sarà importante allestire bene la squadra, questa fase è delicata e non va sottovalutata. Ma nel calcio non è detto che con i grandi nomi ottieni risultati».

La Cremonese ha anche creduto nei giovani italiani.
«Si parla spesso che in Italia non si valorizzano i nostri giocatori. Da noi i ragazzi promettenti non mancano, ma si valorizzano facendoli giocare. A tal proposito, in Italia, bisogna lavorare di più sui settori giovanili. La Cremonese ha fatto bene a prendere giovani di qualità, ma allo stesso tempo è stato fondamentale inserirli in un gruppo formato anche da giocatori esperti».

E se le dico Babo Nolli, che decise di spostarla dal reparto d’attacco al ruodo di terzino sinistro, cosa le viene in mente?
«I miei anni nelle giovanili grigiorosse, in cui bravi allenatori hanno saputo farci crescere bene e valorizzarci. Lui, Titta Rota e altri ci allenavano con passione e sono riusciti a lanciare giocatori che sono andati poi nella massima serie, diventando tra i migliori d’Italia».

Con i sui vecchi compagni grigiorossi si vede ancora?
«Io mi sento spesso con Cesare (Prandelli, ndr), Luciano (Cesini) e qualche altro. Mentre è un po’ che ho contatti con Fina (Finardi). So che ‘Ceso’ organizza ogni tanto delle rimpatriate, a cui non riesco mai ad andare, ma mi piacerebbe riuscire, prima o poi, ad esserci».

La stagione prossima, la vedremo qualche volta allo Zini a tifare la Cremo?
«Lo spero. Non abito più lì, ma sono spesso a Cremona. Nel week end di impegni ne ho, ma cercherò di venire. Intanto rifaccio i complimenti a tutti e forza Cremo».

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