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BASKET A: VANOLI RETROCESSA

Poeta: «Stagione maledetta, ma i risultati non sono tutto»

Il capitano biancoblù: «Ci abbiamo provato dando tutto sia noi giocatori in campo che la società. Sul mio futuro non ho ancora deciso, lo farò a giugno a mente fredda e non escludo nulla. Davvero»

Fabrizio Barbieri

Email:

fbarbieri@laprovinciacr.it

21 Aprile 2022 - 09:34

Poeta: «Stagione maledetta, ma i risultati non sono tutto»

Il capitano Peppe Poeta della Vanoli

CREMONA - C’è sempre una prima volta, anche a quasi 37 anni. E chi lo dice che deve essere sempre bella? Peppe Poeta è a tre giornate dalla sua prima retrocessione. Il destino è segnato per la sua Vanoli.

Che effetto fa?
«È un grande dispiacere. Non mi era mai capitato e speravo non accadesse proprio ora con la maglia di Cremona. Da un lato è un dolore, dall’altro consapevolezza che abbiamo fatto il massimo. Dico ‘abbiamo’ perché sia in campo che in società c’è stato il massimo impegno. Gli sforzi sono stati totali».

Cosa è successo?
«Non siamo stati fortunati e abbiamo fatto degli errori, è inutile nascondersi. Gli infortuni non ci hanno mai lasciato in pace. Ma anche nel momento peggiore la società è stata perfetta. Non bisogna sempre valutare le cose in base ai risultati. Questa è una realtà sana e seria. Non c’è mai stato un ritardo nei pagamenti. L’immensa passione di Aldo Vanoli e della sua famiglia, gli imprenditori che hanno dato una mano sono un esempio».

Tanti infortuni diceva, anche per lei...
«È la prima volta in carriera che mi è capitato di fermarmi per più di una partita. Non è girato bene davvero nulla. Nel corso dell’anno qualche assenza è normale, ma noi abbiamo avuto un problema via l’altro. Prima i guai di Miller, poi i miei a metà stagione e nella parte finale quelli di Pecchia. Tante gare saltate che si sono unite a quelle saltuarie di un po’ tutto il gruppo. Non ci hanno permesso di essere competitivi, anzi no. Perché competitivi lo siamo sempre stati, ci è mancato il cinismo di chiudere certe partite. Quello sì. Sarebbe bastato poco».

Quando ha capito che sarebbe stata dura?
«Due i momenti chiave della stagione. Il primo nelle due sconfitte casalinghe contro Brindisi e Pesaro di fila nel girone di andata. Il secondo nel ritorno con i ko in trasferta a Pesaro e Varese. In quelle quattro gare credo si sia deciso tutto. Sarebbe bastato vincerne due e ci siamo andati vicino, per poter restare in corsa fino alla fine. Purtroppo quelle sono state le fasi che hanno ucciso il campionato».

Chi si salverà tra Fortitudo e Napoli?
«E chi dice che non possano salvarsi tutte e due? Credo che la prossima giornata potrebbe essere molto importante e coinvolgere anche altre formazioni».

Che serie A è stata?
«Il livello si è alzato in modo importante. Credo che Milano e Virtus abbiano fatto da traino a tutto il movimento. Un movimento che è cresciuto, si è strutturato e in questo momento vedo al secondo posto in Europa dietro a quello spagnolo».

Parliamo di lei. A 37 anni cosa farà?
«Tirerò le somme con calma a giugno. Non si prendono mai decisioni a caldo. Nelle gambe mi sento ancora un paio di anni di basket, infatti il contratto con la Vanoli questo diceva. Poi però la stagione mi ha messo di fronte a tante cose. Vedremo».

Sarebbe pronto a chiudere anche in serie A2, qua a Cremona?
«Il mio sogno era quello di finire in serie A, ma attualmente non ho nessun programma. Prenderò in considerazione tutte le varie opzioni e poi prenderò una decisione. Non escludo nulla. Davvero».

Che sia un anno, due, o tre. Dove si vede dopo il basket?
«Questo è un dubbio marzulliano che mi assilla un po’. Sono innamorato di questo sport e l’idea sarebbe quella di rimanere nell’ambiente. Non so se come allenatore, come dirigente, come gm, come assistente. Ho avuto la fortuna di avere grandi coach e grandi dirigenti in carriera, ma il salto dall’altra parte della scrivania non è semplice. È una risposta che non so dare, non ci ho mai pensato onestamente perchè pensavo che il giorno dell’addio non fosse così vicino...».

Coach Poeta come suona?
«Strano. A fine stagione farò il corso. Mi porto avanti».

Lei ha giocato in tante città e in tutte ha messo radici. Qual è la sua base?
«Bologna. Sono un giramondo è vero, ma sono sempre rimasto legato ai luoghi dove sono stato. Bologna però è il mio punto di riferimento. Oltre che Formentera...».

L’isola magica.
«Lo è davvero. È un posto che mi mette pace. Che mi fa ricaricare le batterie. Si può fare festa, stare in relax, godersi un mare meraviglioso. È una tappa fissa ogni estate, da lì ripartono tutte le mie stagioni da sempre. È uno stato mentale più che un luogo».

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