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Oreste Perri, 're' della canoa italiana e non solo

Vittorie da atleta e da commissario tecnico con la divisa dell’Italia e sindaco per 5 anni di Cremona

Giorgio Barbieri

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redazione@laprovinciacr.it

01 Ottobre 2021 - 06:00

Oreste Perri, 're' della canoa italiana e non solo

Oreste Perri commissario tecnico della Nazionale di canoa

CREMONA - «Il vincente è quello che dopo un successo cerca subito nuovi obiettivi da raggiungere, il perdente è quello che dopo una sconfitta cerca solo scuse». Questa è la filosofia sportiva di Oreste Perri, il migliore canoista cremonese della storia, uno dei più forti a livello internazionale. Un vincente, prima come atleta e poi come ct della nazionale, nello sport della pagaia. Quattro volte campione del mondo, due terzi posti. Imbattibile dal 1974 al 1977 sia nel K1 10 mila metri che nel K1 mille metri. L’uomo che ha spezzato l’egemonia dei sovietici in questa disciplina. L’uomo che per cinque anni dal 2009 al 2014 è stato eletto primo cittadino di Cremona per il centrodestra, spezzando anche in politica (anche se solo per un mandato) l’egemonia del centrosinistra. Adesso è direttore tecnico della nazionale, proprio l’altro giorno a Copenaghen ha portato al successo mondiale nel K2 500 metri Daniele Santini e Nicola Craciun.

Come va?
«Dopo la parentesi della presidenza del Coni della Lombardia mi hanno richiamato a fare il dirigente federale. Con i tecnici della Federazione abbiamo rimesso a posto una macchina un po’ arrugginita e adesso stiamo andando bene. Buoni i risultati alle Olimpiadi di Tokyo ma ci stiamo già preparando per Parigi. Perchè il giorno dopo che si chiude una Olimpiade bisogna subito pensare a quella successiva».

Classe 1951, settant’anni compiuti il 27 luglio scorso. La vita di Oreste Perri è una bella favola tutta da raccontare.
«Sono nato ‘alla vecchia’, cioè in casa, a Marzalengo, frazione di Castelverde. Abitavamo proprio sopra l’osteria Fioni, in aperta campagna. Mio padre Giuseppe detto ‘Pino’ era un meccanico, mia mamma Anna casalinga. Purtroppo se ne sono andati

Fumeghe faa en po’ de sport a chel regass chi, ha un principio di scoliosi che può solo peggiorare se non fa movimento

entrambi, papà nel 2014 e mamma un anno dopo. Nel 1964 ci siamo spostati in città, in via Opifici, dove mio padre portava avanti l’officina aperta dal nonno Oreste. Nel nostro cortile abitava la famiglia Favalli, sono diventato subito amico del ‘Belo’, che era Erminio e dei suoi fratelli. Le nostre famiglie andavano d’accordo, si passavano tante serate in allegria nel cortile dell’officina. L’unico sport che avevo praticato da piccolo era il calcio con i compagni all’oratorio di Marzalengo, ci si andava nel primo pomeriggio appena dopo il pranzo e si tornava a casa quando c’era quasi buio per la cena. Il medico di famiglia era Gigi Cotticelli, un professionista eccezionale. Prima di lui ricordo che veniva a casa nostra il papà Biagio, pure lui medico. Arrivava con il calesse trascinato dai cavalli, uno spettacolo quando nelle sere di nebbia sentivi prima il rumore degli zoccoli degli animali e poi vedevi spuntare la piccola carrozza. Una scena da film. Comunque Gigi un giorno disse ai miei in dialetto ‘Fumeghe faa en po’ de sport a chel regass chi, ha un principio di scoliosi che può solo peggiorare se non fa movimento’. Così mi portarono alla Bissolati. Ricordo ancora quando Ghignatti, il carpentiere che si occupava delle barche, aprì la porta dell’hangar e mi disse ‘Scegli il mezzo che ti piace di più, qui puoi fare canoa o canottaggio. Ma se vuoi diventare uno bravo ti consiglio la canoa’. A me quelle barche piacevano tutte, non sapevo quale provare. Misi in acqua una canoa, il Po mi sembrava il mare tanto era largo. Io ero abituato ai fossi dietro casa o al massimo al Naviglio. L’acqua correva veloce e ogni tanto girava su sè stessa come a voler tornare indietro. Poi mi ci sono abituato, sono diventato un figlio del fiume. Il Po è stato la mia vera grande palestra. Poli mi ha messo in barca, mi hanno aiutato a credere nelle mie capacità Beltrami, Ziglioli, Amigoni, il grande Sacchi, Pedroni, Rota. Ognuno di loro è stato fondamentale per la mia crescita sportiva».

Allenamenti duri sul fiume...
«Duri, ma necessari. Senza sacrifici non si ottengono i risultati e io ho sempre pensato allo sport come a una grande sfida con me stesso prima ancora che con gli avversari. Perchè puoi anche perdere ma se hai dato tutto non ci possono essere rimpianti. Le mie giornate, allora frequentavo la sezione meccanici dell’Itis, la vecchia scuola in centro, erano tutte scuola e fiume Po. Con il sole, con la pioggia, con la neve. Capitava che mia nonna Carolina guardasse fuori dalla finestra e mi dicesse ‘Fora fioca, vaghe miaa incoo, te ghe’n dareet dumaan’. Ma io non potevo saltare l’allenamento, arrivavo a casa di sera tardi e spesso con due o tre amici. Non so come ci riuscisse ma mia mamma era sempre pronta a preparare la cena per tutti, una grande donna».

Emiliano Mondonico, Benito Penna ed Oreste Perri

In quel periodo anche l’avvicinamento al pugilato.
«L’amico Benito Penna un giorno volle portarmi in palestra con lui. Ero grande e grosso, in me vedeva un futuro pugile. Io non avevo mai dato un pugno a nessuno, nemmeno per scherzo. Mi ritrovai sul ring con i guantoni e devo dire che me la sono subito cavata bene. Però avevo potenza ma poche qualità tecniche, non sapevo difendermi. Così il pugilato è stato una parentesi ma l’amicizia con Benito è rimasta per sempre. Lui aveva sempre fame e quindi alla sera andavamo alla ricerca di quelle osterie che allora ti facevano una pastasciutta anche tardi. I miei amici di baldoria sono stati Penna e Emiliano Mondonico. A tavola ci si divertiva come i bambini, periodi straordinari. Poi ci sono stati altri compagni di baraccate, Augusto Galli e Bruno Casarini in testa».

Apriamo una parentesi politica. È vero che la candidatura a sindaco è arrivata proprio ad una di queste cene? Possibile che due uomini di sinistra come Galli e Casarini abbiano deciso di lanciare l’amico Perri, uomo iscritto ad Alleanza Nazionale, alla carica di primo cittadino di Cremona?
«È andata proprio così. La vita a volte te la scegli, qualche volta è lei che sceglie te. Sono convinto che gli ideali non possano

Sono stato un sindaco che ha sostenuto le cose in cui credeva, al di là del colore politico di chi le aveva proposte

scavalcare le idee. Io sono stato un sindaco che ha sostenuto le cose in cui credeva, al di là del colore politico di chi le aveva proposte. Quando sono stato eletto ho lasciato ai loro posti i dirigenti di sinistra che avevano lavorato bene. Sarà perchè non sono mai stato un politico nel vero senso della parola ma non ho mai capito perchè una nuova amministrazione debba cancellare tutto quello che ha fatto la precedente. È comunque stata una bella esperienza, io che non conoscevo nulla dei meccanismi comunali sono stato aiutato dagli assessori e dai dipendenti. A me è sempre piaciuto fare il sindaco in giro per la città, se resti chiuso in un ufficio non riesci a renderti conto dei problemi. E qui mi ha dato una grossa mano l’assessore De Micheli, un uomo del popolo che girava in mezzo alla gente per capire quali erano le esigenze e come risolverle. Fa così anche oggi che non ha più alcuna carica. La fiducia dei cittadini è stata la mia grande forza in quei cinque anni».

Perri è stato eletto sindaco di Cremona il 23 giugno del 2009

Torniamo di corsa al Perri atleta.
«In barca vado bene, la pagaia viaggia, in palestra riesco a potenziare i muscoli. Comincio a gareggiare e vinco il mio primo titolo italiano juniores a Orbetello sul K1 nel 5mila metri. Nel 1969 arrivo nono nel K4 agli europei juniores a Mosca e nel 1970 vinco a Parigi una gara internazionale. Ai mondiali di Belgrado nel 1971 sono sesto, alle Olimpiadi di Monaco l’anno dopo non salgo sul podio, così come nel 1973 ai mondiali a Tampere in Finlandia dove arrivo quarto nei 10mila metri. Non mi sono mai scoraggiato. La mia forza era quella di alzare l’obiettivo un pochino per volta. Faccio un esempio. Se a un atleta dell’alto metti l’asticella ad un metro si rifiuta di saltare. Se la metti a 2,34 pensa di non riuscirci. Ma se la alzi di un centimetro alla volta farà di tutto ogni volta per battere la misura precedente».

Poi il boom, Perri diventa imbattibile.
«Ai mondiali di Città del Messico vinco l’oro nel singolo nei 10mila metri e il bronzo nei mille. Mi sto preparando per i mondiali dell’anno dopo a Belgrado, devo difendere il titolo, quando in Germania prima di una gara comincio ad avvertire fitte

Decido di smettere a 29 anni, che per la canoa allora era già una bella età

dolorosissime alla pancia. Mi portano in ospedale, la diagnosi è appendicite acuta. Mi vorrebbero operare in Germania ma il mio medico Gigi Cotticelli dice di tornare subito a casa. Prendo un aereo e arrivo tutto dolorante a Cremona. Mi ricoverano alla clinica La Pace dove il dottor Andres esegue l’intervento. Oggi dopo due giorni sei a casa, allora per una operazione di appendicite dovevi restare in ospedale quasi una settimana. Quando esco Cotticelli mi dice che devo riprendere ad allenarmi. Mi sembra una follia ma ho fiducia in lui. Così salgo sulla moto per recarmi alla Bissolati. Ad ogni buca presa sulla strada mi sembrava che la ferita si stesse riaprendo. Comunque vado sul Po e pagaio per una trentina di chilometri. Ai mondiali di Belgrado vinco l’oro sia nei 10mila che nei 1000 metri. Partecipo anche alle Olimpiadi di Montreal nel 1976 ma anche stavolta non arrivo sul podio, mi piazzo al quarto posto. L’anno dopo a Sofia vinco ancora i mondiali sui 10 mila e arrivo terzo nei mille. Nel 1980 torno a gareggiare alle Olimpiadi di Mosca. Niente da fare, arrivo quinto. Decido di smettere a 29 anni, che per la canoa allora era già una bella età. Il bottino conquistato è davvero molto importante: quattro titoli mondiali, due ori ai Giochi del Mediterraneo, venticinque campionati italiani».

In quegli anni lei ha spezzato il predominio dei russi.
«Non solo dei russi. Ma anche dei tedeschi della Ddr, degli ungheresi, dei rumeni. Erano gli anni in cui i paesi dell’Est volavano in tutti gli sport. Si parla tanto di doping, può anche essere. Ma ho letto molti libri pubblicati allora sulle metodologie di allenamento che venivano praticate in quei Paesi e devo dire che erano all’avanguardia».

Il tecnico federale Alessandro Ventriglia, Daniele Santini, il direttore tecnico Oreste Perri e Nicola Craciun campioni del mondo domenica nel K2

Nel 1984 Perri diventa ct della nazionale.
«Ho imparato da molti tecnici, anche di altri sport. Gli insegnamenti di Castagnetti del nuoto e di La Mura del canottaggio mi sono serviti moltissimo. Ho avuto la fortuna di seguire grandi atleti come Antonio Rossi, Beniamino Bonomi, Josefa Idem, Bruno Dreossi, Daniele Scarpa, Andrea Facchi, Antonio Scaduto e i cremonesi Miglioli, Dal Bianco, Spotti. Mi hanno dato molte soddisfazioni. Dal 1992 al 2008 quattro ori, 5 argenti e due bronzi alle Olimpiadi; 7 ori, 14 argenti e 6 bronzi ai mondiali, tre ori e tre bronzi agli europei. Fare l’allenatore non basta essere lì con il cronometro in mano a controllare i tempi, il nostro è uno sport di prestazione. Ci vogliono preparazione, concentrazione, metodologia di allenamento. Nella canoa non contano solo la frequenza della pagaiata ma anche l’ampiezza del movimento. Nel K2 o nel K4 poi l’io deve diventare noi, si deve ragionare da team».

Rimpianti per non essere riuscito a vincere una medaglia alle Olimpiadi da atleta?
«La sconfitta fa parte dello sport, quello che conta è avercela messa tutta in gara. Alle Olimpiadi ci sono stati avversari più bravi o fortunati».

Dopo l’Itis si è iscritto all’Università?
«Avevo scelto meccanica all’Itis perchè all’inizio l’idea era quella di aiutare mio padre in officina, cosa che già facevo da ragazzino. I cinque anni di Itis mi hanno dato buone informazioni di fisica e biomeccanica, materie che ho poi applicato da allenatore. Ho frequentato l’Isef di Brescia e sono diventato insegnante di educazione fisica».

A livello sentimentale alle spalle c’è un matrimonio che non ha funzionato.
«Mi ero sposato con Laura, abbiamo avuto una figlia, Chiara, ma poi le cose non sono andate bene. Ora sono nonno, perché Chiara che abita a Livorno ha avuto Aurora, una bimba che ha sei anni. Dieci anni fa ho conosciuto Antonella Assandri, la compagna con la quale convivo. Ci siamo conosciuti al funerale di Voltini, ci ha presentati Sandro Galli. Andiamo perfettamente d’accordo, lei è brava a sopportare le mie lunghe assenze per il lavoro che mi porta in giro per il mondo e mi sostiene sempre. Prima o poi faremo il grande passo, a me piace l’idea della famiglia tradizionale. Ho anche un fratello, Daniele, che si occupa di cavalli».

Cremonese nel cuore?
«Assolutamente sì, da sempre seguo la squadra. Ero amico di Erminio Favalli, Luzzara e Miglioli ai tempi d’oro della serie A. E mi vantavo dei colori grigiorossi quando ci si allenava a Roma con i miei colleghi, la Cremonese era entrata nel cuore di tutti. Adesso vedo che sta andando bene, sono contento. Sarebbe una bella soddisfazione per il cavaliere Giovanni Arvedi, che ho conosciuto quando ero sindaco. Un grande imprenditore, uno che vede prima degli altri il futuro e che ha il coraggio di rischiare. Cremona deve essere orgogliosa di lui».

Importanti anche gli anni di presidenza del Coni lombardo?
«Sono stato eletto nel 2015. È stato un periodo difficile perché lo sport a livello nazionale stava prendendo un’altra strada dal punto di vista organizzativo. Abbiamo rimesso a posto le cose, adesso va avanti Riva che era un mio collaboratore. Non dimentichiamo che la Lombardia è più vasta di alcune Nazioni europee, ha migliaia di società ed una attività sportiva imponente. Ogni giorno facevo Cremona-Milano».

L’emozionante incontro con papa Benedetto Joseph Aloisius Ratzinger

La tecnologia ha cambiato lo sport?
«La tecnologia è importante ma deve essere solo di supporto. Non può e non deve snaturare la sensibilità dell’atleta. Va utilizzata ma alla fine quello che conta davvero è sempre l’allenamento».

Altri sport che segue in televisione?
«Tutte le nazionali, il motociclismo, la Formula 1 e il pugilato. Nel tempo libero leggo molto, soprattutto libri di aggiornamento sui metodi di allenamento. Non sono un appassionato di musica ma mi è piaciuto quando Pavarotti ha invitato a cantare con lui in piazza artisti di musica leggera come Dalla, Zucchero, James Brown e altri».

Gianluca Vialli e Oreste Perri, cremonesi doc

Orgoglioso di essere cremonese?
«Ci mancherebbe. Cremona mi ha aiutato a crescere, mi ha dato tutto. Credo di avere in parte ripagato questo debito, anche nei cinque anni in cui sono stato sindaco».

Quando un monumento a Perri, che è anche Ufficiale della Repubblica e Collare d’oro?
«I monumenti si realizzano per i morti. Adesso non è ancora il momento...».

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