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CALCIO SERIE C

Il dg Cesare Fogliazza: «Nuova Pergolettese, vecchio cuore»

Intervista allo storico dirigente: «Si riparte con grande entusiasmo, consapevoli di dover sempre dare tutto»

Fabrizio Barbieri

Email:

fbarbieri@laprovinciacr.it

26 Agosto 2021 - 08:59

Il dg Cesare Fogliazza: «Nuova Pergolettese,  vecchio cuore»

Il dg della Pergolettese Cesare Fogliazza

CREMA - «In dieci anni abbiamo cercato di lavorare per il presente, ma anche per il futuro. Questa è una società sana, senza debiti, soprattutto con la testa sulle spalle. Siamo piccoli e sappiamo di dover lottare per salvaguardare quanto costruito». Cesare Fogliazza, direttore generale della Pergolettese, è un fiume in piena. Si siede nella sede del giornale La Provincia e per qualche minuto decide di non rispondere al telefono che squilla di continuo. Negli occhi ha ancora il fuoco di un ragazzino, quegli stessi occhi che diventano però lucidi quando parla di due anni fa.

È stato un brutto momento...
«Questo maledetto Covid si è portato via mio nipote Andrea e un grande amico come il dottor Rosario Gentile. È stata una brutta botta. Non uscivo di casa e onestamente ho pensato di chiudere la mia esperienza con il calcio. Poi ho ragionato e deciso che aveva senso andare avanti per loro, nella loro memoria. Sono sempre una parte del mio cuore».

Ma il calcio e la vita sono proseguite, in una sorta di pseudonormalità.
«Lo scorso anno è stato un bagno di sangue. Contagi, bolle, tamponi, quarantene. Abbiamo speso tantissimi soldi e alla fine i ristori non hanno coperto la cifra. Ora sembra che la situazione sia migliorata, finalmente il pubblico potrà tornare sugli spalti. Anche se...».

Anche se?
«La situazione è molto complicata. Dobbiamo girare per tutto lo stadio con il metro e capire la distanza tra una poltroncina e l’altra. Noi avevamo 97 centimetri, invece di un metro... Con la disposizione a scacchiera guadagneremo qualche posto. Io capisco la prudenza, ma se si è muniti di Green pass o tampone a quel punto non ha senso tenere certe distanze. Vedendo partite di serie A e B mi sembra che alla fine tutti si siedano uno accanto all’altro. Siamo all’aperto per giunta. Se si può mangiare al ristorante gomito a gomito...».

Dieci anni diceva, ma siamo già all’inizio dell’ennesima avventura.
«Io sono stato aiutato da tantissima gente in questi anni, che ringrazio. La Pergolettese non è di Fogliazza, ma dei cremaschi. È per la gente che facciamo tanti sforzi. Questa società ci sarà anche dopo di me, ma chi arriverà nel futuro si troverà un ambiente sano e organizzato. Abbiamo costruito una grande solidità, una sede, la nostra è una struttura invidiabile. Abbiamo fatto tanti sacrifici ma sempre guardando il bilancio. Per il livello della serie C siamo un’isola felice e domenica ci sarà il presidente di Lega Ghirelli a testimoniare tutto questo. E ogni cosa deve essere perfetta, dalla prima squadra fino ai Primi Calci. Abbiamo in gestione otto campi nella zona e sono tutti meravigliosi. È chiaro che il fiore all’occhiello resti la prima squadra, ma anche in questo caso ci mettiamo quello che abbiamo. La cosa più importante è lavorare con coesione. I nomi contano relativamente, ma se alla fine sei un gruppo unito qualche punticino in più arriva. E noi abbiamo bisogno di tutti».

Che stagione sarà.
«Ci sarà da lottare ogni domenica. Come tutte le stagioni abbiamo cambiato un po’ di giocatori e solo il tempo ci può dire se abbiamo fatto le scelte giuste. Qualche scommessa è d’obbligo. Mister Lucchini è alla prima esperienza ma ho fiducia. È stato un mio ragazzo quando giocava a Pizzighettone a 11 anni. L’ho visto crescere, è una persona trasparente, perbene. Siamo amici da sempre ma questo conta poco. Gli ho già detto che il rapporto personale e quello professionale seguono due binari diversi. Spero che per lui sia un trampolino di lancio la nostra società».

E sul campo?
«Purtroppo abbiamo avuto qualche infortunio di troppo. Bortoluz e Ferrara i più seri. Gli altri piano piano stanno rientrando. Abbiamo diversi giovani ma anche uomini di esperienza come Arini e Lambrughi che conoscono il calcio e possono dare una mano anche fuori dal campo. In diversi sono rimasti e devono fare da guida ai nuovi».

Manca ancora qualcosa.
«Abbiamo ancora tre posti liberi e li andremo a colmare. Non dobbiamo avere fretta, mancano cinque giorni alla fine del mercato e arriverà l’occasione giusta. E su qualcuno ci siamo già mossi».

In che senso?
«Per la prima volta faremo un investimento sul futuro con un giovane argentino classe 2003. Un giocatore su cui crediamo».

Morello resterà?
«Il ragazzo sa che se qualcuno lo cerca noi siamo a disposizione per fargli fare un passo avanti. Non gratis. Questo è chiaro e lo sa anche lui».

Ci sono tante squadre importanti.
«Il Padova su tutti, poi Juve, Giana, Feralpisalò, Triestina. Non dobbiamo dimenticarci che noi siamo una piccola realtà di 35mila abitanti e che nel nostro campionato giocano città come Palermo, Bari, Messina, Entella, Pescara. Esserci non è così scontato».

Come si parte?
«Con entusiasmo. Servirà lottare con umiltà e spirito di sacrificio tutti insieme anche fuori dal campo. Sappiamo il momento difficile a livello economico dei Comuni e certi lavori ce li siamo sobbarcati come società come l’impianto di illuminazione ‘temporaneo’. Lo facciamo per poter dare ai cremaschi la loro squadra e non doverla vedere emigrare in altre strutture. I tifosi sono un aiuto importante per la Pergolettese. Ci stiamo adoperando per poter vendere i biglietti anche al botteghino. Siamo carichi».

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