L'ANALISI
18 Dicembre 2025 - 05:30
CREMONA - Mollo tutto e vado in Australia. A lavorare e viaggiare. Dopo una laurea in economia e un lavoro a Bari in un’agenzia marketing, Samuele Rebecchi, 25enne cremonese ora consulente per lo sviluppo del business online delle aziende, ha sentito dentro di sé il bisogno di cambiare vita. Di smuovere qualcosa sia a livello umano che professionale. Nel marzo del 2024 Samuele ha comprato un biglietto aereo con direzione Sydney. E lì è iniziata la sua nuova vita: «Fin dai tempi dell’università – racconta – frequentavo communities online di persone che lavoravano da remoto e viaggiavano spesso. Questo mi ha aiutato a normalizzare questo stile di vita e a rendere sempre più concreto il desiderio di provarci davvero. Ho scelto l’Australia perché il visto è più flessibile rispetto ad altri Paesi, perché si parla inglese e perché sentivo la necessità di andare letteralmente dall’altra parte del mondo».
Samuele è partito con l’idea di studiare inglese e trovare lavoro in qualche agenzia di marketing. Ma le cose, almeno all’inizio, non sono andate così: «La realtà è stata molto più dura del previsto. Per sopravvivere ho iniziato ad accettare qualsiasi tipo di lavoro: rider, lavapiatti, cameriere, barista, bartender. Anche il raccoglitore di zenzero e pomodorini».

Poi ecco il lavoro tanto desiderato: «All’inizio della mia esperienza ricordo di aver macinato tantissimi chilometri a Sydney, entrando in decine di palazzi per consegnare il mio portfolio. Venivo però sempre fermato dai receptionists, che non mi facevano passare perché non avevo un appuntamento. Un giorno però un manager di un’agenzia mi ha girato l’indirizzo del loro ufficio su LinkedIn. Con loro è iniziata la mia prima collaborazione in terra australiana e tuttora lavoriamo insieme da remoto».
Il periodo trascorso in Australia ha permesso a Samuele di realizzare anche l’altro suo sogno nel cassetto. Quello di viaggiare per il mondo e conoscere culture diverse. E se, come diceva il filosofo e teologo Sant’Agostino, «il mondo è un libro, e chi non viaggia ne legge solo una pagina», Samuele ne ha già lette tantissime. Solo nell’ultimo anno e mezzo è stato in Thailandia, Filippine, Indonesia e Vietnam: «Ogni Paese in Asia ha una sua diversa identità — dice — nel modo in cui accoglie, nelle tradizioni, nel cibo, nelle energie. Sono luoghi con un fascino fatto di semplicità e autenticità. Ho conosciuto persone che vivevano in condizioni difficili, ma che erano sempre sorridenti, gentili e disponibili ad aiutarti senza aspettarsi nulla in cambio. E poi ho incontrato tantissimi viaggiatori da ogni parte del mondo: in questi contesti le barriere cadono, nessuno giudica, si crea un senso di connessione immediato. Nelle Filippine poi ho conosciuto la mia attuale ragazza».

Samuele intende queste sue avventure in maniera diversa da una semplice vacanza: «Le considero come un investimento su me stesso. Viaggiare ha un potere trasformativo enorme, soprattutto se si è soli. Capisci quante culture diverse ci siano in giro per il mondo e il fatto che la realtà in cui sei cresciuto è solo una piccolissima parte di qualcosa di molto più grande. Più si conosce, meno si giudica e più si mettono in discussione i propri paradigmi».
Lavorare all’estero e viaggiare tanto è il sogno di tanti ragazzi, soprattutto della Generazione Z. Ma non tutti alla fine decidono di uscire dalla propria comfort zone per affrontare una nuova vita: «Bisogna buttarsi. Anche solo un anno fuori dall’Italia — aggiunge — ti permette di capire chi sei veramente. Non nascondo che all’inizio ci sono state delle difficoltà, ma queste ci sono anche se si decide di rimanere a casa».

Samuele non ha ancora deciso cosa farà nel futuro. Intanto pensa a godersi il presente: «Per i prossimi sei mesi Sydney sarà casa mia. Ma la mia vera casa è l’Italia, Cremona e la mia famiglia. Per ora voglio continuare a crescere, viaggiare e conoscere sempre più culture possibili».
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