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19 aprile 1974

Rapito davanti a casa il magistrato Mario Sossi

A Genova ieri sera verso le 21 da un «commando»

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

19 Aprile 2021 - 07:00

Rapito davanti a casa il magistrato Mario Sossi

Il sostituto procuratore della Repubblica Mario Sossi, Pubblico Ministero al processo contro i membri del gruppo «22 ottobre», è stato rapito questa sera da un «commando» di cinque o sei giovani.

Il rapimento è avvenuto alle 20,50 davanti all'abitazione del magistrato, in via del Forte di S. Giuliano 2 nella zona residenziale di Albaro.

Mario Sossi che negli anni dal 1966 al 1968 aveva lungamente indagato sulle attività delle cosiddette «Brigate rosse» è ritenuto un magistrato «tradizionalista».

Il rapimento è avvenuto proprio davanti al portone dove il Magistrato, che ha 42 anni, abita con la moglie e le due figlie. Sossi stava rientrando a casa dal Palazzo di Giustizia dove fino alle 20 era rimasto a colloquio con il procuratore capo Lucio Grisolia. Alle 20,15 ha preso un autobus in piazza De Ferrari e ne è sceso in via Rosselli, a 150 metri dalla sua abitazione. Ha poi imboccato via Del Forte di San Giuliano, una stradina un po' buia e tranquilla. Qui è avvenuta l'aggressione, alla quale hanno assistito due persone: Rosa Schiaffino, una anziana donna che stava portando a spasso il cane, e Renato Fabianelli, portiere proprio al numero 2 di via Del Forte San Giuliano.

I rapitori — due dei quali sicuramente armati — hanno ricacciato il portiere oltre il portone e hanno poi spinto contro il muro anche l'anziana signora. Quindi hanno costretto il Magistrato a salire su un furgone «Volkswagen» grigio che è partito a tutta velocità imboccando via Gobetti. Il furgone era seguito da una «127» verde.

Rosa Schiaffino ha detto che i rapitori erano sui 25-28 anni, elegantemente vestiti.

Verso le 22,30 la polizia ha trovato abbandonato un furgone «Volkswagen» grigio che potrebbe essere quello usato dai rapitori. L'automezzo era parcheggiato in una via poco distante da corso Europa, da dove si dipartono gli svincoli autostradali della Genova - Sestri Levante, Genova - Milano e Genova - Savona.

Dei rapitori comunque nessuna traccia se non un guanto di pelle marrone trovato vicino al portone dell'abitazione di Sossi.

A casa del magistrato rapito sono cominciate a tarda serata le visite di conforto di amici e conoscenti. Sono andati dalla signora Grazia Sossi anche il questore di Genova dott. Sciarafia ed alti ufficiali dei carabinieri.

«Non so spiegarmi il motivo del rapimento — ha dichiarato piangendo la moglie del sostituto procuratore —. Anche gli imputati del "Gruppo 22 Ottobre" non dovrebbero avere rancore verso mio marito perchè in fondo le condanne di loro sono state miti. Anche negli ultimi tempi mio marito ha ricevuto minacce. Però non era eccessivamente preoccupato. Spero che si tratti solo di un’azione dimostrativa: infatti, se volevano fargli del male, potevano agire già davanti al portone, senza sequestrarlo».

Il rapimento del magistrato è avvenuto esattamente ad un anno di distanza dalla conclusione del processo in Corte d'Assise contro i componenti del gruppo «22 Ottobre»: la sentenza, emessa il 18 aprile del 1973, inflisse l'ergastolo e altri 37 anni di reclusione a Mario Rossi, il maggiore imputato, e altre condanne per circa quattro secoli di reclusione.

Mario Sossi, nato ad Imperia,  dopo aver terminato gli studi di legge a Genova, è entrato giovanissimo nella magistratura. Pretore in varie città, è poi ritornato a Genova come sostituto procuratore. Rappresentante nel capoluogo ligure dell'«UMI» (Unione Magistrati Indipendenti), una corrente di magistrati definiti «conservatori», è soprattutto noto per due importanti indagini giudiziarie: quella sulle cosiddette «Brigate Rosse» e quella sul «Gruppo 22 Ottobre». Fu Sossi, nella primavera del 1971, dopo la rapina all'Istituto Autonomo Case Popolari, durante la quale Mario Rossi uccise il fattorino Alessandro Floris, ad avviare le indagini che risultarono decisive per sgominare l'intero gruppo «22 Ottobre», responsabile del rapimento del «golden boy» genovese Sergio Gadolla, di attentati dinamitardi, ed altri reati minori. I componenti del gruppo «22 Ottobre» portarono a giustificazione della loro attività un movente politico dicendo di essere rivoluzionari. Dopo questa indagine Sossi fu sempre attaccato dai movimenti extraparlamentari genovesi e definito un «repressore». «Dentro Sossi, fuori Rossi» è lo slogan gridato dai giovani extraparlamentari di sinistra nelle manifestazioni.

Nel ferragosto del 72 il dottor Sossi, nel corso di indagini su presunte presenze in Liguria delle cosiddette «Brigate rosse», fece arrestare Vittorio Togliatti, Aristo Ciruzzi e Marisa Calimodio sotto l'accusa di associazione per delinquere per commettere reati contro il patrimonio, attentati, interferenze radiotelevisive e traffico d'armi. Il dott. Sossi emise questi ordini di cattura in seguito ad una «soffiata» di un elettrotecnico di 32 anni, Marco Pisetta. Ai tre arrestati comunque venne concessa la libertà provvisoria dopo pochi giorni.

Da alcune settimane Sossi stava concludendo un'inchiesta su presunti illeciti legati al commercio dell'olio e dello zucchero. E proprio per discutere di questa inchiesta il magistrato si era fermato fino alle 20 nell'ufficio del Procuratore capo di Genova, dott. Lucio Grisolia.

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