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19 dicembre 1950

Il Tribunale conferma il licenziamento dei contadini che sospesero il lavoro

Allo stato attuale della legislazione l'esercizio del diritto di sciopero non è consentito

Annalisa Araldi

Email:

aaraldi@publia.it

19 Dicembre 2020 - 07:00

Il Tribunale conferma il licenziamento dei contadini che sospesero il lavoro

Il Tribunale conferma la validità del licenziamento dei contadini che si rifiutarono di eseguire gli ordini dei conduttori di fondi

"Lo sciopero, qualunque ne sia la manifestazione, è sempre cagione di un danno grave, immediato, talora irrimediabile per la società intera,, - Allo stato attuale della legislazione l'esercizio del diritto di sciopero non è consentito

Ieri sera a tarda ora, è uscita l'attesa sentenza nella causa, discussa mercoledì scorso, vertente sulla legittimità (riconosciuta con una sentenza emessa dal Pretore nel febbraio scorso) di alcuni licenziamenti di contadini che, durante uno sciopero, si sono rifiutati di eseguire gli ordini impartiti dai conduttori di fondi.

Fatto
Nel maggio 1949 alcuni salariati, tra cui gli attuali appellanti, sospesero di dare esecuzione alla disposizione dei rispettivi datori di lavoro di procedere al taglio ed all'ammasso del fieno. Poiché la sospensione si protrasse per parecchi giorni, i datori di lavoro, in forza dell'art. 41 del contratto, intimarono loro di licenziamento.

Gli intimati ricorsero al Pretore di Cremona, sostenendo la legittimità del fatto, perché compiuto in esecuzione di uno sciopero in precedenza deliberato: i datori di lavoro ne sostennero, invece, la legittimità perché, non essendovi stata astensione totale dal lavoro, la giustificazione non può essere utilmente invocata.

Il Pretore, con sentenza 9 febbraio 1950, ritenne che, nel caso a lui sottoposto, dovesse ravvisarsi un inadempimento al contratto di lavoro e, conseguentemente, respinse la domanda. Dichiarò, inoltre, di non trovar luogo a deliberare su una domanda di risarcimento di danni proposta in via riconvenzionale dai convenuti e compensò totalmente le spese.

I soccombenti proposero tempestiva impugnazione per lo stesso motivo addotto in prima sede.

La causa fu, quindi, assegnata al Collegio con le conclusioni che si leggono in epigrafe. All'udienza di discussione gli appellanti sostennero che vi è sciopero anche quando l'astensione del lavoro è parziale; gli appellati sostennero, invece, che caratteristica dello sciopero è l'astensione totale dal lavoro e che comunque, allo stato attuale della legislazione, lo sciopero è un fatto illecito.

Diritto
Riconosce il collegio che all'abrogazione delle leggi sull'ordinamento corporativo fascista seguì un regime di libertà, anche di sciopero, e riconosce, del pari, che conseguenza di tale abrogazione fu la inapplicabilità degli articoli che incriminavano lo sciopero, anche se tali articoli — occorre porlo subito in rilievo — non furono mai espressamente abrogati.

Questo perché, avendo la norma che proibiva lo sciopero valore di mezzo, rispetto all'ordinamento suddetto, era logico e necessario che, soppresso quest'ultimo, si dovessero considerare soppresse anche le norme, che, al fine di garantirne l'esistenza, erano state appositamente create.

Tuttavia, è altrettanto vero che quel regime di libertà ebbe durata fino all'entrata in vigore della nuova costituzione, perché questa, abrogando per incompatibilità ogni norma anteriore ad essa contraria, ha creato un ordinamento politico e giuridico nuovo.

Nel riordinamento dello Stato, che seguì alla caduta del fascismo si presentò, tra l'altro, all'assemblea costituente il problema della determinazione dei rapporti tra la società e l'individuo; tra la società, che esige la limitazione o la soppressione, addirittura della libertà e del patrimonio dei singoli e l'individuo che dalla società pretende la soddisfazione del suo tornaconto personale, anche se a danno di essa.

Nel contrasto tra i due opposti interessi la costituzione ha ritenuto prevalente l'interesse della società, e se questo è vero, come non può essere posto in dubbio dall'esame degli articoli, che saranno richiamati, la illegittimità dello sciopero può anche non essere incompatibile con l'ordinamento, che la costituzione ha creato. Conseguentemente gli articoli, che considerano reato lo sciopero e che, ripetesi, non furono mai abrogati per disposizione espressa del legislatore, possono ancora applicazione.

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